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Il caso. In Germania riaprono i negozi di scarpe, ma il Fermano si divide. Canigola: "Imprese pronte a produrre, i sindacati dicono no"

17 Aprile 2020

di Raffaele Vitali

FERMO – “Questo territorio non è in grado di sopportare un altro forte arresto”. Il legno del tavolo, però, si è crepato nel momento sbagliato. Bisogna vedere ora se Moira Canigola, presidente della Provincia e guida del Tavolo per lo Sviluppo, riuscirà a diventare il miglior falegname. Perché la crepa che si è creata tra imprenditori, intesi come associazioni di categoria, e sindacati è profonda. E allora ecco che alla Canigola non resta che tirare le somme, tenendo il bastone del comando e prendendo il buono, ce ne è tanto, e il negativo, la divisione sul tema della riapertura. Che è stringente visto che in Germania (mercato chiave delle imprese fermane), dalla prossima settimana, riaprono i negozi di scarpe tranne che in Baviera.

IL TAVOLO CHE UNISCE

Tre i punti tra cui le parti si sono trovate d’accordo: la necessità di una facilitazione all’accesso di finanziamenti e di liquidità. La velocità che questa emergenza ha imposto, la repentinità e la durata del lockdown, inducono le aziende di tutti i settori ad avere bisogno di liquidità importanti in tempi ristretti per poter ripartire; di un aiuto, in particolare deve essere previsto per le aziende del settore turistico/commerciale, da parte delle Istituzioni locali attraverso la limitazione dei costi relativi a imposte e tasse locali (TOSAP, TARI, Tassa di soggiorno, ecc…); del rifinanziamento, per i lavoratori delle aziende in crisi, della NASPI e degli altri ammortizzatori sociali per fare in modo che nessun lavoratore dipendente rimanga senza le risorse essenziali.

“La situazione emergenziale – spiega la Canigola - si innesta su di un territorio già in forte crisi economica e che ha visto proprio nei primi mesi dell’anno la conclusione dell’iter di riconoscimento dell’Area di crisi complessa fino all’approvazione del PRRI deliberato dalla Regione Marche e dalle Province di Fermo e Macerata ed in attesa della sottoscrizione finale con il MISE e con gli altri soggetti interessati”. 

IL TAVOLO CHE DIVIDE

Nonostante la condivisione del fatto che “la ripartenza del settore calzaturiero non potrà avvenire se non nel rispetto di tutte le misure di sicurezza imposte dall’emergenza che si sta vivendo”, le parti si sono divise sul quando.

“Non si è trovata una sintesi condivisa sulla proposta avanzata dalle associazioni datoriali, di richiesta della ripartenza delle aziende del settore calzaturiero prima del 4 maggio: la proposta di anticipo della riapertura è stata motivata dalle caratteristiche che il settore riveste, primo fra tutti il carattere di stagionalità dello stesso”.

Riaprire tutto il settore dopo il 4 maggio significherebbe per le aziende non avere il tempo per affrontare le nuove fiere per la stagione successiva e quindi perdere ancora mercati e produzione, anche in confronto ai produttori di altri Paesi (ad es. la Spagna che avendo già riaperto la produzione riescono ad essere presenti agli appuntamenti fieristici con le loro proposte produttive) o di altre regioni italiane che stanno spingendo per ripartire, vedi Lombardia e Veneto.

“Solo che i sindacati sono orientati a mantenere la data prevista dal Governo per la riapertura, ritenendo che anticiparla significherebbe mettere in forte repentaglio la sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie e quindi vanificherebbe gli sforzi fin qui compiuti per il contenimento del contagio” prosegue.

L’AMAREZZA DELLA PRESIDENTE

“Pur conscia che il Tavolo abbia svolto la sua funzione di luogo dove la discussione tra le parti sociali può essere franca, approfondita e produttiva, mi dispiace questa divisione. Il sistema economico e sociale del territorio fermano ha un estremo bisogno di fiducia, di progettualità per guardare avanti e ripartire: credo che vada lanciato un deciso e convinto appello al senso di responsabilità di tutti i soggetti in campo. Serve una riapertura “sicura” nel più breve tempo possibile, in quanto nessuna politica assistenziale sarebbe poi in grado di risollevarci da una crisi economica e sociale profonda e dirompente di tutti gli assetti sociali ed economici”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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