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I lupi spaventano Pesaro: basta un quarto per mandare ko la capolista. Leka: salvata la differenza canestri

22 Gennaio 2026

AVELLINO – Perdere e restare primi. Pesaro ci sta facendo l’abitudine. Ma non deve stupire, l’A12 è un campionato anomalo in cui le partite che si succedono in stile Nba a volte tagliano le gambe dei migliori. E basta poco per perdere in maniera inaspettata.

Ad Avellino la sconfitta non era impossibile, ma nessuno poteva immaginare il ventello. Anche qui, quasi un paradosso, 3 o 20 poco cambia visto che all’andata Pesaro aveva vinto di 21. E fa bene coach Spiro Leka a ricordarlo. In quel 93-73 finale c’è tutto l’impalpabile approccio della squadra nel primo quarto, anzi nei primi minuti. “Non mi è piaciuta la difesa” sentenzierà al termine l’allenatore.

L’assenza di Tambone non può essere una scusante. E  infatti Leka no la usa. Anche perché c’è chi ha perso il miglior realizzatore e rimbalzista, Ferrari a Cividale, che è capace di battere la corazzata Brindisi, attesa a Pesaro dopo il testacoda di domenica tra i biancorossi e Roseto.

Quello su cui deve riflettere Leka, al termine del match in Campania, è la pochezza difensiva mostrata dai suoi piccoli. Che Felder e Bucarelli non siano due fulmini nella metà campo difensiva, lo si sapeva, ma così è stato troppo. Diventa poi impensabile difendere l’area, considerando che Virginio gioca da ala piccola e quindi non presidia di certo il pitturato (ha preso 2 rimbalzi, ndr) e che il solo Miniotas non basta.

Su Miniotas e la gara con Avellino va fatta una ulteriore riflessione: il lungo non può chiudere a zero falli, anche questo è un segnale di poca determinazione e voglia di intimidire l’avversario, che non ha avuto bisogno di andare a sfidare il barba pesarese con i suoi lunghi.

E poi c’è la croce dei tiri liberi. Non sarà la specialità, ma Miniotas con queste percentuali diventa un problema al contrario, perché per gli avversari fare staffette con giocatori di seconda fascia che entrano e ‘colpiscono’ elegantemente il lituano sarà sempre più comune.

Restano di buono un paio di reazioni, anche questa una abitudine della squadra di Leka che ha carattere, ma a volte lo ricorda quando la partita è compromessa. Tornando all’assenza, Tambone non toglie solo pericolosità offensiva, per certi versi è il miglior difensore tolti di due giovani Betini e Maretto. A cui non si può chiedere la perfezione domenicale.

Finisce quindi con il rammarico del 49-43 e palla in mano che diventa palla persa. Indovinate di chi? Kay Felder, l’oggetto del mistero che continua a giocare come se fosse Trucchetti, solo che lui, come si dice da mesi, ha giocato davvero in Nba. Mai come in questo caso l’uso del tempo passato nel verbo sembra azzeccato.

Reset quindi, recupero di Tambone, reinserimento di trucchetti, continuo monitoraggio del mercato, a di lunghi in giro ce ne sono davvero pochi, e testa alle due sfide consecutive in casa. la strada è lunga e Pesaro la sta comunque guidando.

r.vit.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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