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Donatori più bravi della sanità fermana: mancano medici e infermieri, non il sangue

27 Dicembre 2019

FERMO – Volontariato, dono, impegno: tutte belle parole che però poi cozzano con la realtà, quella del sistema sanitario. Che in provincia di Fermo, Asur 4, è ancora più penalizzante che altrove. Almeno questo emerge ascoltando i vertici dell’Avis provinciale guidata dall’amandolese Franco Rossi: mancano tre medici e due infermieri.

L’Avis si conferma una forza a livello provinciale e anche compatta, considerando che tutti i riferimenti comunali sono arrivati a Fermo, da Montegiorgio ad Amandola passando per la zona costiera. “Un anno particolare” esordisce il presidente provinciale. “È cambiata la norma sul terzo settore e ci siamo dovuti concentrare sul lato amministrativo, statuto e privacy per cominciare, riducendo la presenza sul territorio. Anche se la rivoluzione principale è stata la chiamata unica. Doveva partire nel 2018, è entrata in funzione nel 2019 dopo un processo laborioso”.

Sono aumentate le chiamate, “ma non abbiamo avuto il supporto dell’Area Vasta per quanto riguarda il personale. Meno medici, meno infermieri e lavori in alcuni centri di raccolta che hanno portato degli stop. Questo ha portato a una riduzione di 654 donazioni nel 2019 nonostante l’impegno delle 12 sezioni”.

Porto San Giorgio, Fermo, Sant’Elpidio a Mare sono le sezioni che hanno avuto riduzioni per mancanza di dottori. Le piccole sono quelle che hanno mantenuto. “Con l’Asur abbiamo sempre avuto un rapporto amicale, sia con il Servizio trasfusionale, sia con il direttore Livini. Solo che alle nostre richieste e sollecitazioni per cercare di compensare il decremento del personale, le risposte sono state né efficaci, né immediate. E i numeri calano”.

37 le giornate di chiusura dei centri trasfusionali, tra un paio dovute solo alla mancanza del personale, ma le donazioni in meno sono state del 6%, contro il 10% atteso. “Ottimizzando il sistema, grazie alla chiamata unica che ci ha permesso di alleviare le perdite”. Confermata la crescita delle donazioni di plasma: 7917 le donazioni per 4650 donatori, che sono calati di 140.

Leggi regionali, bandi di soccorso e tagli, tante le motivazioni: “Ma quello che noi sottolineiamo è che il sangue non si fabbrica, ma si può solo donare. Per cui dovrebbe essere in cima agli impegni, se un sistema non mette le risorse necessarie, anche la miglior associazione non può andare oltre i propri limiti”.

Dino Pesci entra nel merito dei problemi: “Abbiamo pochi infermieri al centro di raccolta che si ferma spesso durante la giornata per un’ora, a causa di prescrizioni interne. I problemi strutturali hanno portato a una media di 4 donazioni perse al giorno”. Chiedono accoglienza più calda e agevole per i donatori i presidenti Avis: “Dobbiamo riscoprire l’attenzione al donatore, lo chiediamo al personale che ha tanto da fare ma che deve cercare di accogliere al meglio chi dona tempo e sangue”.

Se è vero che calano le donazioni, ci sono anche degli aumenti a livello comunale: Porto Sant’Elpidio è cresciuta di 55, grazie alla nuova presidenza e a una squadra giovane; cresce Monet Urano, ultima nata delle sezioni comunali con un +34; così Monte San Pietrangeli che ha festeggiato il 50ennale; Montegiorgio 50 donazioni in più; Amandola che ha la fortuna di avere il presidente provinciale come medico di unità che ha anche un personale che aiuta e va oltre l’orologio consegnando il sangue raccolto direttamente a Fermo anche se il turno finirebbe prima.

“Rapportarsi con un’amministrazione pubblica piena di limiti complica tutto. Deve arrivare un input regionale in modo da dare forza a una realtà che dà sangue fuori regione e anche in Afghanistan” ribadisce il presidente provinciale che si appresta a vivere un 2020 da applausi: 50 anni a Monte San Pietrangeli, 50anni a Porto Sant’Elpidio, 60 anni a Montegiorgio e 65 anni a Porto San Giorgio. “In questo clima cresce il rapporto con le altre associazioni, dal midollo agli organi. Bisogna collaborare per il dono. E poi dobbiamo migliorare la chiamata unica, collaborare con le altre e implementare l’attività verso i giovani, con scuole e sport”.

r.vit.

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