
MONTEGRANARO – Tre giorni importanti per i conti delle imprese calzaturiere. Dopo il Micam, in attesa dell’Obuv, ecco Almaty, tappa cruciale per il mercato dell’Asia centrale. All’interno del Dom Priemov 84 aziende, per oltre 100 marchi, espongono durante la “La Moda Italiana@Almaty”.
Sono più di venti quelle partite dal distretto fermano-maceratese, da Loriblu a Fabiani, per raggiungere l’hub logistico dell’intera area. La fiera è organizzata direttamente da Assocalzaturifici con numerosi partner: Emi, Confindustria Moda, Assopellettieri, l’associazione Pellicceria e ovviamente l’Ice.
Il Kazakistan è al secondo posto per export, dietro la Russia, con 32milioni di euro nei primi dieci mesi del 2025. Un dato in calo dovuto ad alcune instabilità e interne, a partire dall’Iva al 16%.
“Per noi essere ad Almaty è strategico. Dopo un triennio di crescita – spiega Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici e Confindustria Accessori Moda – il mercato sta attraversando un fisiologico assestamento. Sono scesi i volumi, ma il prezzo medio delle nostre calzature è salito a 103,25 euro al paio (+13,8%), segno che la domanda si sta spostando sempre più verso segmenti di altissima qualità”.
Ed è questo il motivo per cui i calzaturieri fermani puntano sul Kazakistan, target ideale delle produzioni manifatturiere. “Lle Marche – aggiunge Ceolini - guidano la classifica delle regioni esportatrici verso il Kazakistan con una quota del 29,7% e una crescita del +6,8%. Seguono la Lombardia (21% del totale, +4,9%) e il Veneto (la cui quota è del 12,8%). A livello provinciale, Fermo e Milano si confermano i poli trainanti, rappresentando insieme il 35% delle esportazioni totali verso il Paese”.
Tante aziende e di conseguenza tanti buyer, sono 100 quelli chiamati in fiera grazie all’accordo con Ice e arrivano anche da Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, garantendo alle nostre aziende una penetrazione capillare in tutta l'Asia Centrale.
“In quest’area il Made in Italy non è solo un prodotto, ma un vero e proprio ideale di status symbol. La nostra capacità di unire tradizione artigianale e innovazione rimane il driver più efficace per dialogare con mercati che ricercano nell'accessorio italiano un segno distintivo di eccellenza e aspirazione” ribadisce la presidente.
Tra l’altro, la fiera di Almaty attira buyer anche perché insieme con scarpe e accessori ci sono 33 aziende dell’abbigliamento. Dare una immagine unitaria rafforza ancora di più il made in Italy” riprende Alberto Scaccioni, amministratore delegato Ente Moda Italia.
“I dati più recenti, se da un lato ci mostrano una naturale fase di assestamento dei volumi, dall'altro confermano una dinamica di grande qualità: il valore del Made in Italy in Kazakistan continua a crescere in termini di posizionamento, con una domanda sempre più orientata verso l'alta gamma e i prodotti di lusso. La numerosa presenza di buyer attesi testimonia come l'Italia continui a essere il punto di riferimento imprescindibile per la qualità e il design ed è la riprova che qui, come in tutta la regione centroasiatica, la moda italiana non sia considerata solo un acquisto, ma un autentico segno di distinzione e aspirazione” il pensiero di Antonello De Riu, ambasciatore d'Italia in Kazakistan.
Da oggi al 6 marzo l’obiettivo è solo uno, vendere. L’Ice ci investe e chiede di fare altrettanto alle istituzioni territoriali. Un messaggio, quello del direttore di Almaty Filippo Covino, alla Regione Marche: “Questa iniziativa rappresenta un autentico progetto di sistema, condiviso da tutte le associazioni del comparto moda e dai principali attori territoriali impegnati nella promozione internazionale del Made in Italy, tra cui Regione Campania, Regione Puglia e, da ottobre, ci auguriamo anche Regione Marche. È attraverso azioni coordinate e condivise come questa che rafforziamo il posizionamento del Made in Italy e accompagniamo le nostre imprese nei mercati ad alto potenziale di crescita”.
@raffaelevitali
