
FERMO – Macro e micro problemi per l’agricoltura delle Marche. Da qui, non facile definire le migliore strategia. eppure la Cia ci prova con il suo presidente Alessandro Taddei.
“Non convince del tutto la Legge di Bilancio 2026, non vediamo le risposte necessarie alle problematiche attuali. Le modifiche su credito d’imposta, ZES Agricola e lavoro agricolo occasionale recepiscono richieste avanzate da tempo da Cia, tuttavia non si inseriscono in una cornice politica capace di orientare il comparto verso un vero salto di qualità, né sul piano nazionale né su quello europeo” spiega il numero uno degli agricoltori.
“Partendo dal buono - riprede Taddei – c’è la possibilità di compensazione dei crediti fiscali. Inizialmente si era ipotizzata la sua eliminazione, che avrebbe causato una forte carenza di liquidità alle aziende agricole, impedendo loro di compensare imposte e contributi con i crediti maturati. Manca però dentro la legge una visione per il comparto agricolo. Gli investimenti previsti sono pochi e le opportunità offerte al settore sono limitate. È un aspetto che ci lascia perplessi”.
Neel dettaglio, il presidente parte dalla Zes agricola: “Se viene considerata aiuto di Stato, restano criticità. Il regime de minimis è stato sì innalzato da 15.000 a 50.000 euro, ma parliamo di un tetto valido su tre anni. In questo limite rientrano anche i contributi regionali, come ad esempio quelli per la rivalorizzazione dei castagneti, e perfino i risarcimenti per i danni causati dalla fauna selvatica. Una piccola azienda può forse rientrare in questi parametri, ma per aziende più strutturate o che subiscono ingenti danni da fauna il rischio è quello di superare il tetto e perdere contributi fondamentali”
Il timore è che investimenti, danni ambientali e progetti di sviluppo rischiano di entrare tutti nello stesso plafond, penalizzando chi avrebbe invece bisogno di più sostegno”. C’è poi la questione canapa. “Non condividiamo il ritiro dell’emendamento relativo alla legalità del fiore di canapa industriale a basso THC, un comparto che coinvolge migliaia di imprese e occupa decine di migliaia di addetti non può essere lasciato senza certezze normative, mentre un buon segnale arriva dalla proroga della sperimentazione in campo delle Tea fino a fine 2026. Servono però vigilanza, controllo e un serio approccio scientifico. Dobbiamo affidarci a chi ne sa più di noi, senza chiusure ideologiche”.
Consapevole che tanto del futuro dell’agricoltura si stabilirà in Europa con la nuova Pac, Taddei chiede però alla politica di focalizzarsi sull’agricoltura marchigiana: “Il 2025, dal punto di vista economico, è stato un anno molto difficile: il grano non ha mai superato i 28 euro al quintale, quando ne servirebbero almeno 30 per coprire i costi.
Il settore vitivinicolo è in sofferenza, soprattutto i vini rossi; i bianchi tengono un po’ di più, ma il mercato resta fragile. La zootecnia, nelle Marche, è stata fortemente penalizzata negli anni. Oggi soffriamo anche per la mancanza di mattatoi e di strutture adeguate, costringendo gli allevatori a rivolgersi fuori regione”.
Ma non solo. “Le aree interne vanno preservate, valorizzate e rilanciate guardando agli agricoltori come ai custodi del territorio: mantengono il paesaggio, prevengono il dissesto idrogeologico. Bisogna fare attenzione quando si stabiliscono dei parametri, se venisse riconosciuto solo chi vive esclusivamente di agricoltura e ha partita IVA, molte aziende delle aree interne marchigiane, e anche molti pensionati che continuano a coltivare, verrebbero escluse".
E quindi, il messaggio finale: "Agricoltore attivo è chi coltiva la terra e la mantiene in buono stato, indipendentemente dal reddito principale. Anche chi ha un altro lavoro, ma cura il territorio, svolge una funzione pubblica e deve poter accedere ai contributi”.
