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Folla al funerale per l'addio a Marzio Marini. Il fratello: "Avevi difetti, ma i pregi erano molti di più"

23 Luglio 2021

di Francesca Pasquali

MONTEGIORGIO - «Ciao Marzio!». Lo grida forte un amico appena la bara esce dalla chiesa di San Paolo Apostolo. Quella di Marzio Marini, il 52enne ucciso a coltellate a Belmonte Piceno la notte tra domenica e lunedì.

Chiesa piena per l’ultimo saluto al muratore morto sotti i tre fendenti inferti da Paolo Finucci. Chi non trova posto dentro, rimane fuori. Vicino allo striscione con su scritto “Amarti è stato facile. Dimenticarti impossibile, Ciao Marzio”. L’hanno fatto gli amici. Quelli che, quando la bara è entra nel carro funebre, liberano in aria dei palloncini rossi e blu. C’erano il sindaco di Montegiorgio, Michele Ortenzi e Salvatore Mattii dell’ippodromo “San Paolo”, dove Marini aveva lavorato a lungo come tuttofare.

«È il momento del silenzio, perché anche questo grande dolore può diventare un’occasione per crescere nel bene», dice don Pierluigi Ciccarè durante l’omelia. «La morte di Marzio – prosegue – non è un castigo di Dio. È una realtà che non avremmo mai immaginato accadesse. Però è accaduta e anche in questo momento dobbiamo sentirci amati da Dio, che ci aiuta a vivere questo dolore come un’opportunità per crescere, per ripensare la propria vita e migliorare come singoli ma anche come comunità, perché in questo tempo di pandemia siamo tutti fragili e, se non ci aiutiamo, è più facile che qualcuno di noi possa soffrire tanto». Poi è stata la volta dei ricordi.

«Ovunque andavi portavi una ventata di allegria. Eri sempre pronto ad aiutare tutti, nonostante le difficoltà che la vita non ti ha risparmiato. Non sarà facile andare avanti, ma dovrò essere forte, forte e coraggioso, come lo eri tu», le parole commosse di un amico. «Bastava uno sguardo e ci capivamo. Ricordo le giornate al mare e le cene di famiglia. Il giorno dei miei 18 anni, quando tu, con le lacrime agli occhi, mi dici: “Eccoli qua gli amori di zio, guai a chi me li tocca”.

Ti chiedo di darci la forza e il coraggio di andare avanti in questo mondo che, senza di te, fa così paura», legge da un foglio un nipote. Il suo ricordo di Marini, il fratello Mirko lo affida alle parole di una donna: «I suoi difetti erano colmati da mille pregi. Se preso per il verso giusto, era una persona meravigliosa. La cosa che più mi addolora è avergli detto una sola volta “ti voglio bene”. È meglio dire un “ti voglio bene” oggi che un “mi manchi domani”».

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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