*C’è qualcosa che non funziona in questa campagna elettorale estiva.
Mai come oggi la politica sta vivendo sui social. E questo, checché se ne dica, è un problema. Se da un lato c’è un aspetto positivo, l’avvicinarsi al popolo, dall’altro c’è quello reale: l’appiattimento delle idee e il linguaggio da bar dirompente.
Il tutto, tra l’altro, con contenuti frutto di acredini, rivalse, inimicizie nascoste, cambi di opinione. Per non parlare di folgorazioni sulla via di Damasco, che si trasforma in Ancona. Cambi di casacca e amicizie improvvisate, con il solo obiettivo di racimolare un centinaio di punti.
A che pro tutto questo? La campagna elettorale di cinque anni fa, quella veramente storica che ha portato il centrodestra alla guida della Regione, ha insegnato poco al popolo Dem. Al tempo, la partita si giocò sulla resa dei conti tra i neofiti di Mangialardi e i supporter di Ceriscioli, Acquaroli si limitò a restare in silenzio e a fare il suo lavoro. Risultato, stra-vitoria, nel Fermano si è chiusa con 3 consiglieri a 1.
Oggi, è cambiato poco. Il nemico, una volta risolte o quasi le beghe interne, è diventato Acquaroli. Solo che anziché fronteggiarlo sui contenuti, mostrando davvero che si ha una visione alternativa della regione, si punta sulla denigrazione. Si utilizzano alleati improvvisati e si gioca su tavoli lontani dalla politica.
Risultato? Chi vota a destra, o centrodestra, si compatta, si sente minacciato, sottostimato da un punto di vista valoriale. E quindi, si rafforza e lavora se possibile ancora di più per l’obiettivo. Il centrosinistra cerca il fianco più debole, prova a mettere in risalto il negativo, gioca sulle parole usate, rigirandole abilmente a proprio vantaggio, anche perché dal punto ti di vista comunicativo il più bravo emerge. E su questo il mondo dell’ex sindaco di Pesaro è molto preparato.
In tutto questo, la scelta di Acquaroli è la stessa di cinque anni fa: non ti curar di loro, testa bassa e avanti piano usando i dati a disposizione, ovviamente lusinghieri, nascondendo così il peggioramento della sanità. Pagherà? Ricci ha una forza personale indiscutibile, ma quantomeno per il sud delle Marche il suo modus operandi è ‘anomalo’ e lontano dalle abitudini. Il ‘Ricci on the beach’ non viene compreso, potremmo dire che sta troppo avanti.
Non tutto va bene per tutti, è una della regole delle campagne elettorali. La destra gioca sulla filiera istituzionale, così criticata dagli avversari che poi però i propri big li accoglie lo stesso, e su quella costruisce promesse e progetti. Alcuni concreti, altri da concretizzare. La Zes è un esempio, ma non si vince l’elezione con la Zona economica speciale o la Zona elettorale speciale.
Perché poi sui social, che tutti i politici stanno usando in maniera smodata, con tanto di video agghiaccianti suggeriti da non si sa chi, non passa quello che serve sapere ma quel che ti vogliono far sapere e tu ti accontenti di conoscere. Convinto, grazie a un commento, di essere protagonista nell’era bipartisan del ‘non sapevo quel che accadeva’.
Risultato, persone disaffezionate e poco convinte di votare, ancora più di prima, nonostante la ‘battaglia epocale’ tra due mondi diversi. Che poi, così diversi non sono, visto che in entrambi la ‘coerenza’ è la parola più abusata e svuotata di significato. Visto che in tanti passano da una parte all’altra perché folgorati, per convenienza, perché il divano e Netflix non bastano più, perché il ‘tutti ma non lui’ li anima. Ma si sa, non è questa la ricetta per vincere.
Non è un caso che i più forti, da Cesetti a Calcinaro, passando per Putzu, tolto un post, e Marcozzi, preferiscono i contenuti, più o meno veri, lasciando però ai fidi supporter il lavoro sporco per rispondere agli attacchi più infidi. Che in questa brutta campagna elettorale spesso arrivano da quelli che credevi amici.
*direttore www.laprovinciadifermo.com