
FERMO - «Abbiamo promosso questo incontro alla Fattoria Sociale Montepacini per raccontare l'esperienza del nuovo viaggio in Gambia di un gruppo di otto persone, sei italiani e due gambiani, nell’ambito del progetto First Drop Iniziative Manduar. Un viaggio che, come il precedente di tre anni fa, prende spunto da un libro, "The first drop”, che racconta la storia di Musa, uno dei componenti del gruppo, fuggito dalla dittatura e che ha trovato in Italia un'accoglienza felice». È Carlo Pagliacci, giornalista e editore del libro in questione, a spiegare il motivo di questo appuntamento: «volevamo riportare le sensazioni provate durante il viaggio e, soprattutto, costruire un futuro per questo progetto. Le basi ci sono, anche dal punto di vista istituzionale, visto il coinvolgimento del governo gambiano e delle autorità locali italiane, a cominciare dalla Prefettura. Ma la cosa importante è spiegare che siamo andati a fare lì, nel villaggio di Manduar, luogo d’origine di Musa».
Ed ecco allora i primi risultati.
Cominciamo dal più importante, l’intervento cui è stato sottoposto pochi giorni fa il piccolo B., di appena 9 anni. Un intervento cardiochirurgico salvavita reso possibile grazie al progetto e all'interessamento della dottoressa Luisanna Cola che ne fa parte: «abbiamo attivato un percorso sanitario» spiega Cola, «finanziato da fondazioni italiane e volontari sanitari, che ha portato il bambino fino in Camerun dove una equipe di medici italiani e personale locale, guidata dall’opera volontaria del cardiochirurgo Salvatore Agati, ha potuto operare in un ospedale con standard internazionali». Non solo, Cola è stata anche responsabile, coadiuvata da Paola Talamonti, delle attività di formazione di primo soccorso, delle visite mediche e dell’apertura di un ambulatorio sempre nel villaggio di Manduar.
Altro punto di forza del progetto è stato promuovere incontri informativi con i giovani per spiegare i rischi di una migrazione non regolare in Europa, affidati a Elisabetta Baldassarri e Giulia Dari: «a fronte di un desiderio comprensibile di viaggiare da parte di tanti ragazzi e ragazze» sottolinea Baldassarri, «abbiamo illustrato le difficoltà di cosa significhi affrontare un viaggio della speranza senza le necessarie coperture legali, visti turistici regolari e concrete possibilità di lavoro; i dati raccolti, solo per il mese di gennaio 2025, sono drammatici e raccontano di oltre 200 ragazzi scomparsi tra le onde dell’Atlantico, dove in tanti si avventurano per trovare un’alternativa all’attraversamento del deserto e del Mediterraneo».
Vittorio Franca si è occupato della preparazione e organizzazione di un orto a servizio del campus scolastico del villaggio: «un impegno concreto che mi ha visto lavorare insieme a tanti ragazzi e ragazze per garantire loro un approvvigionamento di verdure e ortaggi freschi. Il vero problema» prosegue Franca «è la scarsità d’acqua, e per questo stiamo ragionando su come poter realizzare, in un prossimo viaggio, un pozzo».
Anche l’aspetto degli incontri istituzionali con la delegazione europea, il Ministro della Gioventù e dello Sport del Gambia e la Children Foundation the Gambia guidata da Nfamara Darboe è stato fondamentale per creare una rete di sensibilità nei confronti della missione, così come il sostegno di alcuni imprenditori fermani e di istituti di formazione come la Scuola Edile. Secondo Musa Darboe e Alhagie Fofana, fondatori dell’associazione First Drop Iniziative Manduar e che hanno guidato il gruppo di lavoro in terra africana, «il progetto vuole creare condizioni di rapporti stabili tra l’Italia e il nostro paese d’origine favorendo scambi di formazione e tirocini lavorativi con l’obiettivo di qualificare ulteriormente i giovani gambiani: la nostra idea» affermano entrambi «è quella di garantire un futuro al Gambia facendo sì che le giovani generazioni non lo abbandonino ma, anzi, acquisiscano competenze da reinvestire in patria».
