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Fesr Marche, l’opposizione all’attacco: “La riprogrammazione della giunta Acquaroli taglia energia, territori e imprese”

18 Gennaio 2026

ANCONA – “La proposta di modifica del Programma regionale Marche Fesr 2021–2027 non risponde in alcun modo ai reali fabbisogni economici, sociali e territoriali della nostra regione, ma appare piuttosto una scelta dettata dalla mera esigenza di rispettare un vincolo formale europeo. Un modo davvero opaco e poco serio di gestire ingenti risorse che sono fondamentali per lo sviluppo della nostra regione, in quanto destinate a finanziare imprese, innovazione, energia, mobilità, ambiente e coesione sociale.”.

A dirlo in una nota congiunta sono i consiglieri regionali Leonardo Catena, Antonio Mastrovincenzo e Massimo Seri, in merito all’atto della giunta regionale discusso dalla II commissione consiliare.

“Stiamo infatti parlando – spiegano i tre consiglieri – di un intervento che prevede la riallocazione complessiva di quasi 61 milioni di euro, esattamente il 10,36% della dotazione totale, appena sopra la soglia minima del 10% richiesta dal Regolamento europeo per la riprogrammazione. Un dato che parla da solo. Peraltro, alla luce di quanto emerso nel dibattito in commissione, non è stato chiarito con sufficiente precisione quale sia la reale disponibilità di risorse sui nuovi obiettivi indicati, un elemento che rafforza la sensazione che non siamo di fronte a una revisione strategica del Programma, ma a una correzione contabile che sposta risorse dove è più semplice farlo, scaricandone i costi su settori fondamentali per il futuro dei marchigiani”.

Le risorse che verranno riallocate riguardano i 42,7 milioni di euro alla nuova Priorità 6, dedicata alle tecnologie strategiche europee (Step), i 12,4 milioni di euro alla Priorità 7 per le infrastrutture di ricarica elettrica per il Trasporto pubblico locale, di cui 5 milioni sottratti all’illuminazione pubblica efficiente, e i 5,6 milioni di euro alla Priorità 8per interventi di depurazione legati a procedure di infrazione europee. A suscitare la dura critica di Catena, Mastrovincenzo e Seri è soprattutto quest’ultimo punto: “Si tratta di una scelta politicamente grave: la depurazione viene finanziata tagliando biodiversità, clima ed energia pulita. Si sottraggono infatti 1,6 milioni di euro agli interventi su Natura 2000 e infrastrutture verdi, 1,8 milioni di euro alla riduzione dei consumi energetici delle imprese e ben 2,2 milioni di euro alle comunità energetiche rinnovabili. Di fatto si toglie alla prevenzione per pagare l’emergenza, scaricando su ambiente e transizione ecologica il prezzo di ritardi e mancate scelte del passato. Queste decisioni risultano in aperta contraddizione con il Piano Regionale Energia e Clima, che individua invece proprio nelle comunità energetiche, nell’autoconsumo e nell’efficienza energetica i pilastri della transizione”.

“Anche sul fronte della mobilità sostenibile – prosegue la nota - emergono forti incoerenze. Il valutatore indipendente del Programma evidenzia che il Fesr Marche presenta un avanzamento finanziario complessivamente positivo, ma con un asse in evidente ritardo: quello della mobilità urbana sostenibile, dove le risorse impegnate risultano pari a zero. Eppure l’83% dei marchigiani utilizza l’auto privata per andare al lavoro, il 26,9% delle famiglie ha difficoltà di accesso al Trasporto pubblico locale e solo il 30,2% degli studenti utilizza i mezzi pubblici. Nonostante questi dati, la Regione non investe sulla mobilità integrata, sui servizi e sull’accessibilità, limitandosi a spostare risorse senza affrontare i nodi strutturali. A ciò si aggiunge il sotto finanziamento cronico delle città marchigiane, che restano sotto gli standard europei per mobilità, servizi e rigenerazione urbana, senza che la riprogrammazione corregga questo squilibrio”.

A preoccupare sono anche i tagli alle aziende in corrispondenza di una quadro economico regionale tutt’altro che rassicurante e che ha visto tra il 2019 e il 2023 una diminuzione del 2% medio annuo delle imprese marchigiane, il calo di circa il 3,5% della produzione manifatturiera e l’arresto della spesa in ricerca e sviluppo, ferma allo 0,54% del Pil, contro una media nazionale dello 0,86%. E non vanno meglio le previsioni per l’immediato futuro, che indicano una crescita del Pil regionale più bassa rispetto alla media italiana, con un calo degli investimenti fissi lordi e un aumento della disoccupazione. “In questo contesto – attaccano i consiglieri - puntare sulla Step, pensata per ecosistemi industriali forti e filiere tecnologiche mature, rischia di concentrare risorse su pochi soggetti, senza effetti sistemici. Non a caso, pur potendo destinare fino al 20% delle risorse Fesr alla Step, la Regione si ferma all’8%: se è davvero strategica, perché così poco? Se non lo è, perché sacrificare energia, territori e Pmi?”.

“La modifica del Fesr Marche - concludono i consiglieri Catena, Mastrovincenzo e Seri - sposta oltre 60 milioni di euro da energia diffusa, comunità locali, biodiversità, imprese e territori verso grandi priorità europee, senza affrontare le vere debolezze strutturali della nostra regione. Non nasce dal riconoscimento di nuovi bisogni sociali, ma da difficoltà di spesa e dalla necessità di rispettare vincoli formali. Le Marche meritano una strategia di sviluppo vera, non un’operazione di facciata”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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