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Fermo sempre più learning city: super rete pubblico privata per formare i cittadini. "Nasce anche l'Università Popolare"

12 Ottobre 2021

di Francesca Pasquali

FERMO - Una firma che vuol dire crescita, culturale e, quindi, economica. Quella che ha siglato la nascita di Fermo città dell'apprendimento, l'associazione varata lo scorso aprile dal Consiglio comunale, «per mettere insieme – spiega Francesco Trasatti – stakeholder del territorio, cittadini, associazioni, imprese e scuole e costruire una coscienza collettiva della città sul riconoscimento internazionale che ha dal 2018».

Quello di Learning city Unesco, che Fermo condivide con Torino, Lucca, Trieste e Palermo. Presidente della nuova associazione è l'ex vicesindaco Francesco Trasatti. Del direttivo fanno parte Ettore Fedeli, il direttore della Scuola per mediatori linguistici “San Domenico” Carlo Nofri (vicepresidente), il presidente dell'Unione industriali del Fermano Fabrizio Luciani, la psicologa della Comunità di Capodarco Chiara Attorre, Alessandro Ciaudano del Centro studi “Carducci”, Lorenzo Giacobbi per la minoranza del Consiglio comunale, il direttore organizzativo di Fermhamente Mauro Labellarte e Daniela Alessandrini di Unipop, l'Università popolare di Fermo.

Che è l'altra novità presentata stamattina, il cui anno accademico partirà il 31 ottobre con un evento al teatro dell'Aquila. Un progetto organico che scorrerà lungo tre direttrici: mappatura dell'attività formativa della città, educational tour e, appunto, università popolare.

La prima serve a «far dialogare attività sociali e culturali», la seconda a «potenziare i legami tra le cinque Learning city d'Italia», la terza a «colmare – spiega il sindaco Paolo Calcinaro – una zona grigia, quella di chi è ai margini e che rischia di non partecipare al processo di arricchimento». Due le stelle polari da seguire: gli obiettivi 4 e 11 dell'Agenda Onu 2030. Il primo dice che va garantita «un'istruzione di qualità inclusiva ed equa» e promosse «opportunità di apprendimento permanente per tutti». Il secondo che «città e insediamenti umani» vanno resi «inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili».

La memoria è lo strumento che Fermo vuole usare per raggiungerli, per «cominciare la costruzione di un movimento immateriale di questa città, fatto dalla memoria dei suoi cittadini che, da sconosciuti, diventino comunità». Per riuscirci, saranno utili gli insegnamenti lasciati dalla pandemia. «Per vincere la sfida – spiega Nofri – non bastano scienza e leggi, ma si rende necessaria una rivoluzione culturale planetaria che modifichi i comportamenti individuali. E solo educazione e istruzione sono in grado di farlo».

Ma il discorso non si ferma qui. Perché cultura genera economia e viceversa. E, allora, l'arricchimento è doppio. «Si chiude il cerchio – dice Luciani che, quand'era alla guida dei piccoli industriali fermani, ha fatto dialogare come mai prima scuola e impresa –, perché dove c'è cultura c'è crescita economica e quando cresce l'economia il beneficio è di tutti».

Insieme lavoreranno anche sul tema risorse, intercettando bandi, regionali ed europei, e coinvolgendo le varie realtà, professionali e culturali del territorio.

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