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Fermo, l'arcivescovo a confonto con la politica: "Nuovo Girfalco? Un conto è presentare, un altro condividere"

23 Marzo 2026

FERMO - Ritrovare insieme il senso di fare comunità, di occuparsi della cosa pubblica. È la proposta che l’Arcidiocesi di Fermo con la Caritas fa ogni anno agli amministratori locali, organizzando incontri che sono occasioni di riflessione e di crescita. In tanti erano presenti all’auditorium di villa Nazareth per ascoltare Giovanni Teneggi, ricercatore e saggista, che ha delineato la strada a partire da quattro verbi: animare, benedire, abitare e costruire.

A fare gli onori di casa l’assessore ai servizi sociali Mirco Giampieri che ha sottolineato il valore dell’ascolto e della condivisione, per farsi carico dei problemi che ci sono. Teneggi ha cambiato invece approccio, parlando di fragilità che non è più la pietra da riparare: “Animare vuol dire dare un senso, tornare a capire il ‘per chi’ si fanno le cose, non solo il ‘perché’. Benedire vale ‘dire bene’, cambiare anche il linguaggio, abitare è una scelta di corresponsabilità, è rendermi visibile in un territorio. Costruire vale costruire una comunità, oggi sembra che il mondo ci sovrasti e la terra sotto i nostri piedi non sappiamo gestirla”.

Nel secolo della solitudine, Teneggi è tornato a parlare di noi: “La solitudine è elemento di divisione sociale, dobbiamo reimparare il noi, prenderci cura degli altri, andando a vedere cosa succede se la finestra del vicino resta chiusa. Dobbiamo farlo per i figli nostri e per quelli degli altri, per garantirsi una gioia ci vuole sempre un bimbo piccolo. Il noi è lo strumento per realizzare l’io rendendolo possibile a tutti. Quello che gli amministratori devono fare oggi è occuparsi di una mappa dei desideri, accedere ai patrimoni e trasformarli nella bellezza, non una memoria di morti ma una biografia vivente. La progettazione deve essere fatta di economia, inclusione e desiderio altrimenti non è bella abbastanza”.

Il sindaco di Servigliano, Marco Rotoni, è intervenuto per sottolineare il valore del lavoro che si fa nei territorio, per custodire i luoghi comuni e darne memoria, ci si è chiesti come si fa a coltivare il desiderio di giovani sempre più disincantati.

Bisogna tornare alla conversazione, ha spiegato Teneggi, che vuol dire stare nello stesso luogo, convergere gli sguardi, stare nella stessa dimora condividendo senso e direzioni. “I giovani ci ascoltano poco perché noi stessi non desideriamo più, gli amministratori devono farsi rabdomanti di individui di cui ascoltiamo i desideri. Gli amministratori devono costruire reti per proporre cose nuove, farsi portatori di un innamoramento senza limiti”.

Le conclusioni all’arcivescovo Rocco Pennacchio: “La comunità è chiamata ad una corresponsabilità, è la sfida di pensare col noi e condividere pensieri e progettazioni. A Fermo si parla tanto del parco del Girfalco, io dico che un conto è presentare un progetto per quello che è un luogo caro a tutti e un conto è pensarlo insieme e condividere. È vero che tutte le occasioni vanno colte ma è vero anche bisogna partire da un’idea e poi trovare le risorse che ci vogliono. Ci deve essere una visione che guida la progettazione diversamente, diversamente è tutta una sceneggiata” il messaggio finale dell’arcivescovo agli amministratori.

r.vit.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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