
FERMO – Non è il corridoio di Hollywood, ma nei 130 scatti di Mario Dondero, esposti per la prima volta nel Terminal che porta il suon nome, c’è il mondo del cinema, da Gina Lollobrigida a Vittorio Gassman.
“Ma non solo, perché Dondero ha raccontato i set dei film senza filtro. Ogni produzione aveva un fotografo di scena che doveva immortalare quello che vedeva la cinepresa, non era previsto che vagasse per il set. Ma quando c’era Dondero, tutto cambiava. Lui voleva cogliere altro, seguiva il suo istinto” racconta Marco Tullio Giordana, il regista non è voluto mancare al taglio del nastro della mostra.
Una ricca esposizione, 130 scatti tra volti famosi e comparse che ne colpivano l’occhio. “Lui si muoveva come se fosse in uno dei suoi viaggi in giro per il mondo. Lui fotografava quello che incontrava, non seguiva uno schema” prosegue.
Un lavoro lungo due anni dietro la mostra che ha trovato in Pacifico D’Ercoli, responsabile dell’archivio Dondero, il promoter, in Micol Lanzidei la politica illuminata che non ha esitato di fronte alla sfida e in tanti privatigli sponsor fondamentali. Insieme hanno vinto la sfida nonostante non sia arrivato il finanziamento da un bando ministeriale, come auspicato.
“Il terminal è un luogo di partenze, di attesa e di ascolto. Praticamente è il simbolo della vita di Mario, un fotografo intellettuale che usava la macchina fotografica come mezzo di dialogo verità. Il suo è uno sguardo senza distanza, di rispetto e fraternità civile” riprende Micol Lanzidei.
L’assessora rivendica l’impegno del Comune in favore della cultura e dell’arte: “Questa mostra è di livello internazionale, è un esempio della qualità che è legata a scelte politiche precise. Noi vogliamo eventi intesi come occasioni di pensiero. La cultura – conclude il suo intervento – non esiste se non è condivisa”.
Sorride al suo fianco Laura Strappa, l’ultima compagna di Dondero, colei che l’ha fatto innamorare di Fermo: “Mario aveva una capacità sapeva entrare in sintonia con gli altri senza forzature. La pesantezza non faceva part della sua vita, lui sprigionava meraviglia per la vita”.
Ma non era solo questo che di Mario Dondero veniva amato e ammirato. “Mario era un antifascista. E lo intendo nel suo senso più vasto, intendendo il fascismo come concezione dei rapporti umani e sociali, basata sulla forza indiscriminata e la sopraffazione. In lui – prosegue Strappa – c’era una istintiva ripulsa conto la violenza in ogni sua forma, contro il potere senza ragionevolezza”.
Il messaggio finale è dei due giovani curatori, Francesco Pascali e Cristina Iacopini che hanno saputo guidare “una comunità provvisoria, che tanto sarebbe piaciuta a Dondero” ribadisce Pacifico D’Ercoli. “Siamo felici di questa occasione, c’è troppa retorica sui giovani nel nostro Paese, invece basterebbe farci lavorare. Viviamo in una Italia miope, bigotta e fascista di cui Fermo fa parte” la chiosa di Pascali prima del taglio del nastro, che in realtà è un rullino fotografico.
È il momento di ammirare gli scatti di ‘Cinema mon amour’, c’è anche una foto di Marco Tullio Giordana, la mostra è visitabile fino al 12 aprile e rientra nel circuito museale di Fermo gestita da Maggioli.
r.vit.














