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Fermo, Di Ruscio torna in campo e si candida: “Non posso restare spettatore. Serve una svolta”

4 Aprile 2026

FERMO – Dopo vent’anni, l’ex sindaco e dirigente del comune di Fermo, torna in campo con un obiettivo chiaro: cambiare rotta. Saturnino Di Ruscio annuncia la sua ricandidatura a sindaco e lo fa con parole nette, spiegando le ragioni di una scelta che, a suo dire, nasce da un’esigenza personale, oltre che politica.

“Potrei tranquillamente godermi la pensione – afferma – ma non riesco a restare spettatore di un sistema di potere trasversale che governa la città”. Un attacco diretto all’attuale quadro politico che per Di Ruscio è “paradossale e unico per un capoluogo di provincia”. Nel mirino finiscono sia il centrodestra sia il centrosinistra. “Il centrodestra ha avallato la propria autodistruzione sotto un finto civismo, arrivando a umiliarsi – sostiene – mentre il centrosinistra, salvo rare eccezioni, non ha mai realmente contrastato scelte che oggi critica, cercando una nuova verginità”.

Secondo Di Ruscio, le conseguenze sono evidenti: “Fermo è una città immobile, incapace perfino di svolgere con regolarità i consigli comunali. In oltre dieci anni abbiamo assistito a un declino etico, sociale, economico, turistico e demografico”.

Tra i punti più critici indicati, la situazione del centro storico e lo sviluppo commerciale: “Si è arrivati alla desertificazione, senza più neanche un esercizio alimentare, mentre si sono concentrati tre centri commerciali a Campiglione, con ricadute su sicurezza e qualità della vita”.

L’ex sindaco punta il dito anche su alcune scelte strategiche degli ultimi anni: “Si è progressivamente indebolito il ruolo di Fermo nel territorio. Dalla perdita della Camera di Commercio alla localizzazione di servizi fuori città, fino a decisioni che hanno favorito altri territori. Fermo era baricentrica, oggi non lo è più”.

Un passaggio riguarda anche la visione culturale della città: “Siamo tra le poche realtà italiane senza un festival identitario capace di attrarre turismo e creare un racconto condiviso. Mancano una strategia e una visione”.

Da qui la decisione di tornare in campo: “C’è la necessità di mettere fine a un progressivo impoverimento e avviare un nuovo percorso” ribadisce. Non parte per ‘partecipare’ insieme con la lista che lo sostiene: “ci presentiamo senza accordi pre-elettorali e con un obiettivo preciso: andare al ballottaggio per vincere”. E ribadisce: “Serve un taglio netto con il passato”.

Al centro del programma, oltre ai contenuti, anche il metodo. “Le scelte importanti saranno condivise – spiega – attraverso assemblee di quartiere e un confronto aperto con cittadini, maggioranza e opposizione, prima di arrivare in consiglio comunale”.

Sul fronte dei costi della politica, la proposta è quella di intervenire sulle indennità: “Non meno rappresentanza, ma meno privilegi. Ridurremo progressivamente le indennità di carica fino al dimezzamento, destinando le risorse a misure concrete come il sostegno agli affitti. In questo modo potremmo, ad esempio, quintuplicare le attuali risorse, oggi solo 77 mila euro anno, contro i quasi 500 mila euro di San Benedetto del Tronto, dando un concreto sostegno alle famiglie in difficoltà perché possano arrivare a fine mese più serenamente”.

Per Di Ruscio, la differenza tra le proposte politiche “non sta nei programmi, ormai simili, ma nelle priorità, nei metodi e nelle persone”. E richiama il principio costituzionale del servizio pubblico: “Svolgere il proprio compito con disciplina e onore significa rispettare le regole e agire con rigore etico”. Non manca un’autocritica: “Nessuno è perfetto, tutti possiamo aver commesso errori. La differenza è riconoscerli e non ripeterli”.

Il messaggio finale è sintetizzato in uno slogan: “Servire la città e non servirsi della città. Garantiremo trasparenza, dedizione e porte chiuse a ogni forma di potere occulto. Ma porte aperte a tutti i cittadini per bene, perché solo dal dialogo tra generazioni può nascere una comunità più forte”.

Appuntamento alle elezioni del 24 e 25 maggio: “Ci sarò per offrire ai cittadini una possibilità credibile per uscire dalle secche, da un lato, di una candidatura-Scarfini-tramandata come nel Medioevo per il proseguimento di un sistema che tanti danni ha procurato e, dall'altro, della banalità e della retorica buonista della Malvatani che è stata, sempre e solo spettatrice, senza mai sprecare una goccia di inchiostro per raccontare le storie sbagliate”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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