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Fede e Coronavirus. Il vescovo Pennacchio: "Dobbiamo restare a casa, oguno sia custode del proprio fratello"

11 Marzo 2020

FERMO – La fede può essere uno dei canali per affrontare il coronavirus. E anche per chi non ne possiede, l’ascolto è una strada da seguire. L’arcivescovo Rocco Pennacchio ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i fermani: “Mi accade, e penso anche a molti di voi, di essere tempestato di messaggi, di lamentele, di istruzioni per l’uso, a volte di false notizie. Stiamo arricchendo la conoscenza del Coronavirus e dei rischi che esso comporta per la nostra salute ma ciò che ritengo veramente importante è chiederci come vivere questa circostanza da cittadini cristiani perché, alla luce della fede, tutto racchiude una grazia”.

È questa la speranza dentro le parole dell’arcivescovo, la grazia. “Il decreto ulteriormente restrittivo emanato dal Governo è una misura sacrosanta che ci mette di fronte alla responsabilità di essere l’uno il custode del proprio fratello, quindi dobbiamo accogliere sul serio l’invito a restare a casa, evitando uscite non strettamente necessarie”.

È il momento della responsabilità. e anche del sacrificio, come quello di non poter partecipare alle messe. “Questa restrizione non è il capriccio di un governo anticlericale assecondato da Vescovi codardi. Accogliendo questa disposizione accresciamo la solidarietà, e diveniamo solleciti per il bene comune, che viene prima di quello dei singoli”.

La fede non vive solo della domenica, lo ribadisce con forza Pennacchio: “Si dimentica che favorire occasioni di contagio non comprometterebbe solo la nostra vita ma anche quelle dei nostri fratelli e sorelle, messe a rischio dal comportamento irresponsabile di qualcuno. Questa emergenza sanitaria, che forse non ci chiederà il sacrificio della vita, ci fa ugualmente soffrire e morire ai nostri desideri e alle nostre abitudini, vivendo la Pasqua anche se non possiamo partecipare alla Messa.

In questa Quaresima, seppur privati della comunione sacramentale, nell’intimità della nostra casa la Scrittura sarà l’indispensabile nutrimento della giornata; messi in crisi dalla Parola, possiamo e dobbiamo riscoprire l’importanza del sacramento della riconciliazione”.

Importante l’ultimo messaggio: “Le chiese sono aperte per la preghiera personale, ma l’esigenza primaria è restare a casa. Per questo motivo non verrà proposta l’esposizione del santissimo Sacramento ma ciò non preclude l’adorazione personale davanti al tabernacolo, rispettando le norme indicate”.

L’ultimo sforzo, per chi ha fede, è quello dell’addio al proprio caro: “Per ridurre le occasioni di contagio, le norme impongono di non celebrare le esequie; accettiamo con pazienza il sacrificio della sola benedizione della salma al cimitero. La visita agli ammalati sia riservata strettamente ai casi di estrema necessità o in articulo mortis”. Ai sacerdoti l’appello finale: “Che il vostro discernimento sappia accompagnare e incoraggiare il popolo a voi affidato perché, come Israele nel deserto, riscopra la fede nuda ed essenziale. Vi affido all’intercessione della Madonna del Pianto, protettrice nelle calamità”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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