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Falerone, pausa pranzo al pub. Simone ci crede: "Sei dipendenti, due padri di famiglia: sento il peso, non si può chiudere"

29 Ottobre 2020

FALERONE - Fa strano vedere la porta aperta all’ora di pranzo. In tempi di pace, almeno fino alle sei di pomeriggio, le luci del pub New Dream sarebbero rimaste spente. Ma questi non sono tempi di pace. Così, ci si rimbocca le maniche. Il bilancio del giorno “zero” è positivo.

Tra pause pranzo e giovani tornati da scuola, di gente, nel locale lungo la Faleriense, ne è entrata abbastanza. «Prova superata – dice Simone Bianchi –, ora speriamo si mantenga così». Per avvertire che il pub, da ieri, è aperto a pranzo, il 34enne arrivato a Piane di Falerone da Sarnano ha usato i social.  L’ottimismo del primo giorno cede, però, presto il passo all’amarezza.

«Mi sembra assurdo farci tenere aperto a pranzo con le stesse precauzioni che usavamo la sera. I locali sono i primi interessati a far rispettare le regole, per non rischiare sanzioni», spiega il ristoratore. Dentro, c’è la musica che mette allegria. Hamburger e piadine, da cene, diventano pranzi.

In cucina, si lavora di buona lena. «Con me, siamo in sei. Quando ho capito che ci avrebbero fatto chiudere, mi è preso lo sconforto. Oltre al personale a chiamata, qui lavorano due padri di famiglia. Che potevo dirgli: “Da domani tutti a casa?”. Non potevo farlo», racconta Bianchi. 

Il tempo di riorganizzare le idee e il pub che da cinque anni accompagna le serate di tanti giovani della zona si è trasformato in locale da pausa pranzo. Aperto fino alle 15. Poi si riprende alle 18 con l’asporto e le consegne a domicilio, «per tirare avanti».  La musica cambia registro. Su una colonna c’è appeso un quadro di Bob Marley. Al posto dei capelli, ha i ricci del nastro di una vecchia cassetta. I clienti finiscono di mangiare e se ne vanno.

Il futuro è quanto mai incerto. «Capisco che non è semplice gestire questa situazione – dice il ragazzo –, ma in sei mesi non è stato fatto niente. Hanno riaperto il passaggio tra regioni e incentivato le ferie, per poi dare la colpa ai ragazzi che, quest’estate, sono usciti». «Adesso – prosegue –, serve un aiuto sostanzioso per l’economia che sta andando a rotoli. Prima il lockdown, adesso questo: comincia davvero a essere difficile andare avanti».

Non è sceso in piazza con gli altri ristoratori colpiti dal dpcm, Bianchi. «Manifestare è giusto – dice –, ma, se si esagera, si passa dalla ragione al torto. Invece di lamentarmi, ho preferito darmi da fare».

Francesca Pasquali

redazione@laprovinciadifermo.com

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