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Ex Fim, cambia la società: le quote di Sarnari a Simonetti ed Ecoelpidiense. Bonifica più vicina: dubbi sulla cattedrale

2 Dicembre 2020

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – Ogni volta che c’è del movimento dentro l’area dell’ex Fim, la città si rianima. Anche politicamente. Il sopralluogo andato in scena pochi giorni fa è un tassello fondamentale per la ripresa della bonifica. Come lo è la novità a livello societario.

Quello che l’Università Politecnica, che ha ricevuto il mandato dalla Fim Spa, deve accertare è se ciò che resta della cattedrale è recuperabile e se soprattutto il recupero pregiudichi la completa bonifica della parte sottostante. Uno studio relativo all’aspetto strutturale, architettonico e ambientale. Hanno fatto sondaggi, valutato la consistenza e fatto studi matematici. È emerso chiaramente che senza i rinforzi messi la struttura sarebbe già implosa. Ora si attende la relazione finale, prevista entro Natale, che certificherà a livello statico e architettonico quello che va fatto.

La società spera nel via libera alla demolizione-ricostruzione che permetterebbe di accelerare e di molto la bonifica. Che ha ora delle certezze finanziarie in più. È infatti andata deserta la scorsa settimana l’ultima asta per l’acquisto del 34% appartenuto a Sarnari, uno dei principali soci della Fim Spa. Gli altri due soci, Simonetti ed Ecoelpidiense avevano presentato la loro proposta di acquisto per un valore di 50mila euro già da tempo. Il fatto che l’ennesima asta sia andata deserta fa sì che il curatore convocherà la Fim Spa per il passaggio delle quote ai soci che avevano prelazione. Cambia così l’assetto, con Simonetti che passa al 66%, l’Ecoelpidiense al 32% (rispetto al 19% iniziale), mentre la Sintagma resta con il 2%.

Il riequilibrio societario permetterà alle banche, in particolar modo alla Carifermo, di supportare l’operazione di bonifica che si avvarrà dei capitali di Simonetti ed Ecoelpidiense e dell’istituto di credito, rassicurato dall’uscita di scena di Sarnari.

L’obiettivo è di una bonifica a lotti funzionali, il che significa possibilità di pulire completamente un’area e dare il via alla costruzione. Anche se la speranza della Fim Spa è di poter fare un lavoro completo e unico, strategia legata però al futuro della cattedrale.

In difesa dello scheletro interviene ora Legambiente, con la presidente Katia Fabiani, che chiede un tavolo di lavoro con le associazioni per non sbagliare. “Abbatterla significherebbe togliere l'ultima testimonianza della storia, una città senza memoria è una città senza futuro. Si prospettano sulla cattedrale soluzioni surrogate che non ci convincono per dimostrata carenza di garanzie. L'altra faccia della cattedrale è la previsione urbanistica su tutta l'area che prevede fino a 33.000 mq. di costruito con una presenza potenziale fino a 1000 persone. e invece la cattedrale va preservata come segno paesaggistico (la cattedrale del mare), come segno storico (il lavoro ed il 900), come segno memoriale”.

Se tutto andrà come sperato dalla società, che è impegnata nella prima opera di bonifica privata di un sito inquinato da altri, ad anno nuovo la bonifica riprenderà il suo corso e a ritmi molto più spediti. Se lo scheletro sarà conservato, i tempi inevitabilmente si allungheranno anche per i rischi di crollo e resa dei materiali dopo il trattamento e dopo che si sarà scavato in profondità con il rischio di ledere le fondamenta di quel che oggi resta. Ma questo lo stabilirà in maniera indipendente la Politecnica nella sua relazione certificata.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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