
FERMO - Un finale d’anno con qualche segnale positivo, ma ancora prudente. L’indagine trimestrale del Centro Studi di Confindustria Marche evidenzia un leggero recupero della manifattura regionale negli ultimi mesi del 2025. Tuttavia il contesto resta fragile, anche alla luce delle nuove tensioni internazionali.
Presidente Roberto Cardinali, come si chiude il 2025 per l’economia marchigiana?
“Il recupero dell’attività produttiva registrato nel secondo semestre ha consentito di controbilanciare quasi completamente la flessione della prima parte dell’anno. Il quarto trimestre segna un lieve aumento della produzione e questo rappresenta un segnale incoraggiante. Tuttavia il quadro complessivo resta fragile e richiede molta cautela. Nel quarto trimestre 2025 la produzione industriale regionale è cresciuta dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, meno della media nazionale (1,1%).
Quali sono i settori che stanno mostrando maggiore difficoltà?
“Si conferma il momento critico di alcuni comparti storici dell’economia marchigiana, in particolare il calzaturiero. È un settore che continua a soffrire per la debolezza della domanda internazionale e per le difficoltà dei mercati chiave”.
Quali comparti invece stanno reagendo meglio?
“In particolare l’alimentare e alcuni comparti della meccanica mostrano dinamiche più incoraggianti. Anche la cantieristica navale registra buone performance, dimostrando la vitalità di alcune filiere regionali”.
Quanto pesa lo scenario internazionale sull’economia delle imprese marchigiane?
“Pesa moltissimo. Le tensioni geopolitiche e l’incertezza sugli sviluppi del commercio internazionale continuano a influenzare le prospettive delle imprese. Il nuovo conflitto in Medio Oriente rende ancora più instabile il quadro dei mercati globali”.
Che conseguenze può avere questa situazione per le imprese?
“Ci troviamo ormai a fronteggiare, di trimestre in trimestre, scenari che apparivano imprevedibili poche settimane prima. In un contesto del genere diventa sempre più difficile fare previsioni e programmare investimenti. Le imprese stanno dimostrando grande capacità di adattamento, ma la volatilità resta molto elevata”.
C’è differenza tra grandi e piccole aziende nella capacità di affrontare questa fase?
“La dimensione continua a fare la differenza. Le imprese medio-grandi mostrano elementi più incoraggianti, mentre le realtà più piccole incontrano maggiori difficoltà nel reggere le turbolenze del mercato”.
In sintesi, qual è oggi lo stato di salute della manifattura marchigiana?
“Possiamo dire che siamo in volo livellato, ma in forte turbolenza”.
