
FERMO - Sarà sistemata a breve la panchina lilla, di fronte all’ospedale Murri, la chiede da tempo l’associazione Fada che conta 200 associati a supporto delle famiglie di persone con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.
Lo ha annunciato l’assessore comunale Mariantonietta di Felice nel corso della conferenza organizzata proprio in occasione della giornata del fiocchetto lilla, in memoria delle 3 mila e 500 vittime in Italia lo scorso anno proprio in conseguenza di un disturbo del comportamento alimentare.
Problema sempre più complesso, si è detto, che ha bisogno di una rete di assistenza e di conoscenza importante: “Servono percorsi condivisi - ha sottolineato Mara Palmieri, direttore del dipartimento di salute mentale dell’Ast di Fermo - promuovendo una reale cultura della salute mentale”.
L’assessore Di Felice ha sottolineato l’importanza di non lasciare sole le famiglie: “In questo senso mi viene in mente che il centro per i disturbi alimentari di via Zeppilli ha oggi bisogno di sempre maggiori spazi e potrà essere una possibilità la ricollocazione negli spazi del Murri una volta completato il trasferimento a Campiglione”.
Il coordinatore dell’Ambito XIX Alessandro Ranieri ha annunciato la prossima apertura, a metà aprile, di uno spazio multifunzionale nel territorio di Porto San Giorgio ma per tutti i giovani dell’ambito, tra gli 11 e i 21 anni, per promuoverne il protagonismo in maniere intensiva e prevenire il disagio dei ragazzi in quella fascia d’età.
La responsabile del centro di Fermo, la psichiatra Patrizia Iacopini, ha poi tracciato un quadro della situazione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: “Stiamo parlando di una patologia che coinvolge la mente e il corpo, sempre a rischio cronicità, mortalità e recidiva. Le persone che ne sono colpite, oggi sempre più giovani, vivono una sorta di anestesia emotiva che vuol dire evitare o sopprimere le emozioni, negando con decisione la patologia. Parliamo di anoressia e bulimia nervose, di bing eating o alimentazione incontrollata, di conseguenze fisiche e psicologiche molto forti”.
Importante il ruolo dei social e di app che controllano il conteggio delle calorie: “Le cause della malattia sono in una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e socio ambientali" ha sottolineato ancora Patrizia Iacopini. Si arriva così ad un burnout algoritmico’, una stanchezza digitale che porta a chiusura e isolamento. "Oggi ci sono gruppi a rischio emergente, penso alla comunità che non si riconosce in un genere particolare, alle persone trans, sono undici volte più a rischio anche in conseguenza di uno stress di minoranza e alla disforia di genere”.
In Italia ci sono tre milioni di persone in trattamento, un milione e mezzo di persone vengono intercettate già con un malessere forte: “Serve un intervento sempre più precoce, che deve coinvolgere anche i pediatri di famiglia, per poi proseguire con una presa in carico e una cura fortemente individualizzata. Nelle Marche abbiamo tre centri per adulti, a Pesaro Ancona e Fermo, per i minori il centro di riferimento è il Salesi, con un coordinamento regionale. Da parte nostra, l’impegno è a garantire una cultura condivisa che avvicini alle cure il più precocemente possibile”.
La presidente di Fada, Carla Coccia, ha parlato della vita delle persone: “Qualche giorno fa mi ha chiamato la madre di una ragazza di 14 anni, fino a poche settimane prima era serena, sportiva, attiva, oggi è già stata ricoverata con un malessere molto forte, la mamma ha dovuto chiedere una aspettativa non retribuita e vive una sofferenza enorme.
Questo è quello che si trovano ad affrontare le famiglie, noi offriamo ascolto e accoglienza e soprattutto la competenza di professionisti. Siamo partiti in pochissimi, oggi siamo 200 e abbiamo sedi anche ad Ancona, Fano e Pesaro. Oggi i fondi per i disturbi del comportamento alimentare sono stati ripristinati, quello che chiediamo è che siano sempre stabili, perché ci sia continuità di cura e di personale nelle strutture”.
In chiusura si è parlato poi di bellezza fatale, con il saggio di Vannina Micheli Rechtman, in dialogo con Franco Lolli, per dire di quanto la rappresentazione del corpo femminile, tra moda e media, condizioni oggi la salute mentale soprattutto delle giovani generazioni.
