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Data journalism. I numeri del professor Camera, Chapman University California: "Fermo ha raggiunto il suo picco. Marche, troppi morti"

3 Aprile 2020

Tabelle e grafici del docente marchigiano che insegna in America e a Bologna.

di Raffaele Vitali

FERMO – Per capire la forza del Coronavirus i numeri sono importanti. Vanno letti e compresi, è il mondo del data journalism. Un aiuto arriva dalla California, dal professor Gabriele Camera. Marchigiano doc, è nato a Pesaro, Camera è professore alla Chapman University in California e all'Università di Bologna. (leggi la scheda)  “Mi occupo di economia monetaria ed economia sperimentale” spiega. Ma ha studiato, per noi, l’evoluzione del Covid 19 in regione e nella provincia di Fermo, con un paragone con Pesaro, in particolare.

“Ritengo – spiega Camera, che ha utilizzato i dati forniti dalla Protezione civile nazionale – che Fermo abbia raggiunto il picco intorno al 28 marzo. Il margine di errore di questi calcoli è attorno al 5%. Il fenomeno è in fase di decrescita, lenta ma di decrescita”. Che poi chiarisce “Il problema è che i dati di Fermo sono instabili (alti e bassi) quindi c'è molta incertezza nelle stime, a tal punto che il picco potrebbe anche essere distante ancora qualche giorno. Ma, opinione cautamente ottimista, ritengo che sia stato raggiunto”.

La complessità di questa analisi è in queste quattro tabelle tabelle con logaritmi (vedi sopra): una mostra le stime (la linea, ma senza intervalli di incertezza) e dati della provincia, ovvero i punti. “Emerge chiaramente l’incertezza” dice. Poi c’è il modello di stima, che fa emergere un calo del 3% al giorno di novi casi nel Fermano.

Rispetto a Pesaro, preso come termine di paragone, Fermo ha raggiunto il suo ipotetico picco con dieci giorni di ritardo, tempistica che tornerebbe con le previsioni, tra l’altro, del governatore, matematico di professione, Luca Ceriscioli, che aveva previsto un ritardo tra nord e sud della regione superiore alla settimana. Secondo il professore, a che a livello regionale il picco sarebbe stato raggiunto “anche se i numeri su questo non danno ancora certezze”.

“Sia chiaro – prosegue il docente – non parliamo di predizioni, ma di numeri utili a capire il fenomeno e a metterlo a confronto con quanto accade, ad esempio, in regioni limitrofe”. Dalle analisi emerge che, tolta la Lombardia, e in parte l’Emilia Romagna, le regioni hanno un percorso simile. “Le Marche sono simili alla Liguria, sia per popolazione sia per numero di positivi, ma ben al di sopra di Sardegna e Abruzzo, questo in particolare perché il virus è arrivato dopo in quei territori”.

Quello che Camera mette in evidenza è l’ancora troppo basso numero di tamponi. “Le Marche hanno testato poco più dell’1% della popolazione, il Veneto e la provincia autonoma di Bolzano il 2. Sembra poco, ma in realtà è il doppio. Detto questo, al momento (i dati sono di 36 ore fa, ndr) lo 0,25% dei marchigiani è risultato positivo.

Ma poi le Marche colpiscono per il tasso di mortalità che è dell’11%, ben superiore al 3% cinese ma lontano dal 16% lombardo. Diverse le cause, tra le tante anche la risposta del sistema sanitario coni posti di terapia intensiva riempiti, da qui la richiesta del Governatore di un ospedale provvisorio, per cui i lavori però non sono ancora partiti. “Il dato della mortalità è quello peggiore. Non va diminuendo. Dopo i primi 10/15 giorni è peggiorato e non è mai cambiato”. In conclusione, “la mia opinione è che siamo nella fase calante. Così suggeriscono i dati. Però è evidente un problema, il tasso di mortalità che è molto elevato: la causa non può essere solo biologica, il virus, di per sé, non dovrebbe generare dati così discordanti da altre zone” ribadisce il professor Camera.

@raffaelevitali

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