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Dal palco allo schermo, la danza non si arrende. Lola, la maestra dei talenti: "Manca il sudore, lo sguardo. Dateci le piazze per ballare"

7 Maggio 2020

di Raffaele Vitali

FERMO - Parquet, tappetini, tute, sbarre, specchi, salti, urla, sorrisi, sudore, fatica, gioia: in una parola danza. Eccolo un altro mondo che abituato a lavorare nel silenzio delle scuole oggi è ancora più in pericolo, perché dimenticato a tutti. tranne che dai tanti, tantissimi iscritti. Molti con il sogno di poter ballare nei più grandi teatri del mondo partendo dalla piccola Fermo dove c’è una delle migliori scuole d’Italia, quella guidata da Lola Fejzo, ex prima ballerina del teatro di Tirana.

Lola, chiuse le porte della sua scuola Nasco Danza, come sta vivendo il lockdown?

“Malissimo. Prima cosa perché è stato un distacco umano improvviso, ci ha fatto tanto male. Soprattutto per i ragazzi della scuola. Quando hanno chiuso a marzo non mi sono resa conto subito della gravità. Pensavo che il 3 aprile si sarebbe ripartiti. Ho così iniziato con un po’ di lezioni online, per un mese, senza pensare che sarebbe diventato un tempo così lungo”.

Lezioni di danza online, funzionano?

“Primo impatto, la novità. Ma c’era preoccupazione nei loro sguardi. Sempre a chiedermi quando torniamo a scuola, a ribadire ‘ci manca la danza’. Vedete, la scuola è una famiglia, è come una casa. C’è contatto fisico, sguardi. Da un monitor non è così facile”.

E poi la sua non è una scuola come tante.

“Avevamo dei concorsi. Il 9 aprile voli pronti per un concorso in Bulgaria. Ci arrivavamo dopo prove e riprove, tanti sacrifici a livello di organizzazione con la scuola, con gli studi. Il giorno della partenza messaggi su WhatsApp di delusione, dovevamo essere in aereo. Li ho rassicurati, torneremo più forti di prima. Intanto studiamo e manteniamo la forma fisica”.

Danza non è solo salti, è anche contatto umano, psicologia.

“C’è tanto lavoro psicologico. Educazione, disciplina, già dallo sguardo capisco cosa non va. In un’ora a scuola faccio dimenticare il problema. Il monitor ci tiene lontani, ma spesso mi fermo dopo la lezione per parlare del quotidiano, della scuola online”.

Chi è il suo allievo tipo?

“Dai dieci anni in su. Ci sono anche i piccolini e sono fantastici per l’affetto spontaneo. Ho un centinaio di iscritti. Ci sono sempre più ragazze, il 10% sono uomini. E dire che per l’uomo è anche più facile trovare lavoro, sono pochi. Ma questo va fatto capire culturalmente”.

Ma riesce davvero a insegnare dal tablet?

“Con grande difficoltà. Ma posso dire grazie alla tecnologia, e lo dico da anti tecnologica. Con queste applicazioni riusciamo a studiare bene. Il problema è lo spazio, la casa e i pericoli di un pavimento scivoloso. Si sono attrezzati con tappetini antiscivolo, alcuni hanno inserito la gomma sotto. Si riesce a fare qualche saltino, evitando problemi per colonna vertebrale e ginocchia. Bello è che lavoro uno alla volta, correggi, ripeti le sequenze, rispieghi. Manca l’odore del sudore, del contatto”.

Siete pronte come scuole di danza a ripartire?

“Abbiamo creato un gruppo con tutte le scuole della regione Marche. abbiamo firmato una petizione che è arrivata al Governo. La danza è stata sempre la cenerentola. Non si nomina mai. So che devo pazientare, la salute è la cosa più importante. Ma ora bisogna chiedere. Il ministro Spadafora presenterà al Governo le condizioni per riaprire le scuole di ballo e le palestre tra 18 maggio e primo giugno. Non sono così ottimista, dobbiamo vedere le condizioni su come aprire, ci serve la normalità. In Cina con le maschere in sala di danza e distanziamento. Capisco il distanziamento, magari corsi solo con 2 o 3 persone in base alla metratura. Noi abbiamo la fortuna di avere una scuola grande con una sala di 150 metri quadrati e porte finestre aperte. Ma poi dopo ogni lezioni sanificare tutto, dovremmo lavorare da mattina a sera. Ma con gli stessi guadagni”.

Veniamo ai conti, ma le famiglie pagano ancora?

“Siamo praticamente senza incassi, ma si continua e senza aiuto dello Stato. Si dice che qualcosa faranno. Noi da marzo a zero, abbiamo sei insegnanti che oggi non hanno nulla. Abbiamo messo una quota simbolica, del 50% in meno per l’online. E abbiamo il 50% in meno di ragazzi. Non pensiate che sia facile seguire dal pc quando magari hai un fratello che fa i compiti e vuole il silenzio. Diciamo che quello che prendiamoci aiuta a pagare qualche bolletta. Poi c’è l’affitto…”.

Perché una famiglia dovrebbe puntare sulla scuola di danza?

“Diamo le basi al professionista. Ogni tanto siamo svalutati. Ma un bambino inizia a 4 anni con la propedeutica ed è bene che lo faccia qui in provincia, dove hanno bravi insegnanti e la famiglia. Poi quando sarà il momento partirà. Per mia abitudine fino a 13 anni consiglio di tenere il ballerino in famiglia. Poi alle superiori audizioni in Italia e fuori Italia e se vale, spiccherà il volo”.

I suoi allievi in giro per il mondo come se la cavano?

“Quelli che studiano in Italia sono tutti tornati. E qualcuno fa lezione con noi. Quelle all’estero, ad esempio in Francia e Germania, non sono tornate”.

Lola, come si arriva alla Scala?

“Lavoro, disciplina e talento. Chiarisco subito che il talento aiuta, ma se non lavori e non sei intelligente, non usi il cuore, non vai molto lontano. Una gamba la puoi alzare fino a vicino all’orecchio, ma poi se sul palco non trasmetti l’emozione al pubblico non puoi essere un artista. Costanza e tenacia oltre alle doti naturali che dividono tra chi c’è e chi no. Mondo competitivo e pieno di sacrifici, il corpo è lo strumento. Il musicista accorda il pianoforte, noi il fisico. Ci sono dolori che vanno sopportati e bisogna andare avanti”.

Questo periodo di insegnamento a distanza le lascerà qualcosa di utile?

“L’online ci ha permesso di lavorare con i bambini sulla danza aerea, su equilibrio, giochi di velocità con una scuola del Brasile. Insieme noi, loro e i bambini. Ma spero che la didattica a distanza per il ballo non prosegua. Però potrebbe essere utile per i maestri che vengono da fuori. Per esempio ci siamo collegati con uno da Londra e ha fatto una lezione. Magari potrebbe essere utile per la storia della danza, far incrociare gli allievi. Possiamo trovare il modo positivo”.

È fiduciosa per il futuro?

“Sarà dura tornare, la paura dovrà essere superata. Magari all’inizio partiremo coni più grandi, poi vedremo per i piccoli. Una cosa è certa, mi piacerebbe poter far salire su un palco le ragazze dell’ultimo anno di corso. Se lo meritano. Spero che il Comune ci possa mettere a disposizione la piazza, così come scuole chiediamo di poter usare spazi all’aperto in modo da far allenare i ragazzi e le ragazze. Questa è l’unica richiesta: fateci montare una sala di danza all’aperto per l’estate. Costi zero, una pedana e un tendone che ci copre dal sole e facciamo lezione fuori. Sarebbe uno spettacolo per tutti”.

@raffaelevitali

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