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Crepe e usura, un robot controllerà il ponte di Genova: è il primo sistema al mondo. Creato da aziende marchigiane e Politecnica

12 Novembre 2020

di Raffaele Vitali

Due Robot Inspection e due Robot Wash che si muovono sulle parti esterne ed inferiori del nuovo ponte di Genova, ex Morandi oggi San Giorgio. Un lungo braccio arancione che ha il suo cervello nelle Marche e che permette, per la prima volta al mondo, di mondo di ispezionare una grande e cruciale infrastruttura viaria completamente in remoto.

I dispositivi, progettati dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e realizzati dal Gruppo Camozzi, su commissione dell’ATI costituita fra Seastema spa e Cetena spa (Gruppo Fincantieri), contribuiranno alla sicurezza del nuovo Ponte di Genova mediante telecamere e sensori, eseguendo in maniera automatica un monitoraggio periodico dell’infrastruttura. Un super team che ha nell’Università Politecnica guidata dal rettore Gregori e dai professori di Ingegneria dell’informazione, Emanuele Frontoni e Adriano Mancini, il collettore di conoscenza.

IL POOL DI CERVELLI

L’ideatore, Ferdinando Cannella dell’IIT di Genova, è nato a Ripatransone, cresciuto ad Ancona dentro la Politecnica; i sistemi software e lo strato di raccolta dati è stato realizzato dalla Ubisive di Civitanova Marche che ha collaborato con l’Univmp per la realizzazione dei sistemi di visione artificiale che sono gli occhi del robot; la struttura in carbonio è stata progetto dalla AMS di Ancona, che ha portato nel gruppo di lavoro la sua esperienza nata nell’ambito della nautica; non da ultimo, la certificazione (che vuol dire garantire la sicurezza) di tutta la struttura e le funzionalità è stata curata dallo Studio Vanni Valeri di Montelabbate PU.

Siamo qui per raccontare la storia della Politecnica, ma in realtà di tutta la regione alla realizzazione di questo robot” sottolinea Emanuele Frontoni, il professore partito da Montappone e diventato un riferimento a livello internazionale nelle Computer Vision.

“Parliamo di sicurezza e possibilità di consentire mediante software e intelligenza artificiale una ispezione non più manuale ma tramite robot. In una fase in cui il tema sicurezza è al centro della vita, avere un sistema di verifica è fondamentale” sottolinea il rettore Gregori, affiancato dai professori Frontoni e Mancini.

IL PROGETTO

Il capo progetto dell’istituto italiano di tecnologia (IIT) è un prodotto dell’ateneo dorico: Ferdinando Cannella. “La manutenzione dipende dall’ispezione, alla base della tragedia c’è stata la volontà di non ripetere quanto accaduto. È nato un ponte con tecnologie innovative non solo a livello strutturale, ma soprattutto per il futuro monitoraggio. A partire dall’ispezione, che al momento è fatta solo dall’uomo, mentre il monitoraggio è già fatto con sensori. È nato così il primo robot che va a guardare la parte sottostante del ponte. Per mantenere anche l’efficienza estetica ed energetica, curando i pannelli, è nato il robot wash che pulisce il bordo ponte.

Una lunga progettazione e gestazione in laboratorio, grazie alla Camozzi che ha messo a disposizione gli spazi. I robot si rendono conto di tutto, capiscono se c’è troppo vento e rientrano, pesando due tonnellate l’uno: parliamo di meccatronica cognitiva”.

Installazione complessa, girano spazzoloni che puliscono i vetri interni e i pannelli solari esterni, ma efficiente. “Abbiamo usato più aziende per avere robot capaci di muoversi su rotaie. La Politecnica ha creato gli algoritmi che andranno a leggere le immagini per l’ispezione del ponte” precisa Cannella

I ROBOT

Il sistema di controllo consta Robot-Inspection pesa oltre 2200kg ed è dotato di 82 ruote per la movimentazione dei due assi ed è largo oltre 7 metri. È dotato di un braccio retrattile per l’ispezione, costituito da una parte fissa e una mobile entrambe in fibra di carbonio, che arriva a 17 metri di lunghezza totale in modo che possa raggiungere dal bordo del ponte il centro dell’impalcato ritraendosi di fronte ai piloni. È dotato di fotocamere ad alta risoluzione e sensori di misurazione delle condizioni delle superfici: dal deterioramento delle vernici, agli elementi di corrosione e allo stato delle saldature. Le telecamere trasmettono in tempo reale le immagini di tutta l’infrastruttura. Grazie ai modelli computazionali, si effettueranno le verifiche sui dati raccolti segnalando rilievi e anomalie. “Per noi è un laboratorio a cielo aperto, raccoglie dati e questo ci fa guardare avanti, unire algoritmi e azioni” riprende Frontoni.

Non esistono nel mondo sistemi di questo tipo, lo ribadisce con orgoglio il rettore Gregori plaudendo alla regia di Cannella. “Questo è un brevetto internazionale, siamo i primi al mondo a sperimentarlo. Ci sono sensori fissi che monitorano, sistemi di robotica non autonoma, ma un sistema autonomo, che schiacci un pulsante e fa il lavoro necessario fino a oggi non esisteva” concludono soddisfatti i protagonisti.

Robot Wash, invece, tra le tante caratteristiche ne ha una preziosa in questa era di attenzione al green e alla sostenibilità: “Una peculiarità del robot è il suo uso sostenibile della risorsa idrica. L’acqua utilizzata per i lavaggi delle strutture provengono dalle piogge e da altra acqua di condensazione raccolta sull’infrastruttura stessa”.

LA RETE DI COMPETENZE

Che chiariscono un’ultima cosa: “Non è che abbiamo cercato di far lavorare i marchigiani. Teniamo conto che le tre principali aziende vengono da Lombardia, Veneto e Liguria. Il punto è che le migliori menti si trovano nelle Marche e grazie a una selezione e a un sistema di relazioni puntuale siamo riusciti a fare squadra tra imprese di nicchia che da sole sono già eccellenze internazionali”. Relazioni e competenze per far sì che le Marche, regione al plurale, per una volta si muovessero come una cosa sola.

@raffaelevitali

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