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Coronavirus, il punto di Locatelli tra sanità territoriale da potenziare, vaccino e guanti inutili: 'Torneremo ad abbracciarci'

12 Giugno 2020

FERMO - Il presidente del Consiglio superiore della sanità, nonché membro del Cts, il professor Franco Locatelli, prova a fare chiarezza su fase 2 o 3 che dir si voglia e su come vivere al meglio il post emergenza coronavirus.

Locatelli, quanto teme una seconda ondata?

“Prevedere se ci sarà e quando è un esercizio da indovino, più che da scienziato”:

Quindi?

“È possibile che con il ritorno dei mesi più freddi ci possa essere una ripresa, è evidente che sia nel nostro Paese e ancora di più in altri continenti il virus circola ancora. Temiamo l’India, per esempio. Dobbiamo farci trovare preparati a gestire una seconda ondata che non avrà, in ogni caso, le dimensioni della prima”.

Parliamo dei guanti, per l’Oms sono inutili, ma ci sono ordinanze locali che li prescrivono. Cosa fare?

“Concordo con l’Oms. Una buona igiene delle mani, una ripetuta polizia con sostanze igienizzanti è largamente efficace. I guanti danno falsi sensi di sicurezza. Bisogna comunicarlo in maniera precisa e sobria a tutti”.

Situazione vaccino?

“C’è uno sforzo internazionale mai registrato prima nella storia dell’umanità per riuscire a identificare un vaccino in grado di conferire l’immunità di gregge, ovvero una protezione estesa. Questo sforzo prevede approcci vaccinali innovativi e in questo ambito il nostro Stato ha fatto investimenti importanti. Chiaro che farsi trovare pronti è un’alta sfida importante, ma il messaggio è chiaro: l’Italia c’è”.

Uno dei dati che oggi inquieta è che ci sarebbero 230mila malati di tumore senza controlli, che accade?

“Questo è un aspetto importantissimo. L’ondata epidemica ha messo a dura prova le attività mediche e chirurgiche rutinarie, inclusi gli screening oncologici. Devono ripartire tutti, ma va anche ricostituita in maniera efficace la rete di assistenza. L’Italia aveva una rete efficiente, va ricostruita”.

Sanità pubblica maltratta negli anni?

“Sicuramente l’ondata epidemica ha messo a nudo i limiti di anni in cui in sanità si è più disinvestito che investito. Credo che sia una delle lezioni che possiamo prendere da questa ondata epidemica per cogliere l’opportunità. Ma ho pochi dubbi sul fatto che il nostro sistema sanitario abbia reagito in maniera formidabile facendoci uscire meglio di altri”.

Chi è andato peggio?

“Alcuni Paesi hanno tassi di mortalità superiori e una diffusione del contagio maggiore, tipo Belgio, Svezia e Regno Unito, ma è poco elegante fare valutazioni con altre realtà. Ma questo conferma che l’Italia ha reagito nella maniera ottimale. Abbiamo attivato letti di rianimazione in un numero tale neppure immaginabile, questo documenta la capacità di resilienza del nostro sistema nazionale”.

Il Cts ha commesso un errore nel chiudere l’Italia nello stesso modo, da nord a sud, bloccando esami e prevenzione?

“L’adozione di misure di lockdown sia stata cruciale per prevenire la diffusione nell’Italia centrale e meridionale. Quando poi abbiamo avuto dei numeri e indicazioni che andavano nella direzione di un significativo risparmio di realtà regionali potevamo diversificare in maniera consistente. Ma all’inizio giusto controllare tutto. Proviamo a immaginare altre Lombardia al sud”.

Vaccino antinfluenzale obbligatorio a settembre, ha senso?


“E’ stata emanata una circolare che dà indicazioni. È importante raccomandare la vaccinazione, ma ben chiaro che il ricevere questo vaccino non esclude a priori la malattia. Tra gli anziani l’immunizzazione scende al 40% al massimo, ma è utile farlo. Si lavora a livello di direzione generale di prevenzione per rendere disponibili le dosi di vaccino antinfluenzale. Mi permetto di suggerire anche quello agli pneumococci, che previene la polmonite, in particolare per gli anziani”.

Torneremo ad abbracciarci?

“Me lo auguro assolutamente. È una delle cose che ovviamente pesa di più personalmente. L’abbraccio con i pazienti, in particolare con i bambini che da pediatra seguo, è un aspetto importante. Spero che torneremo a farlo”.

Raffaele Vitali

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