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Coronavirus. Della Valle: "Soffre l'economia reale, come il barista che non vende caffè. Le banche aiutino grandi e piccoli"

4 Marzo 2020

SANT’ELPIDIO A MARE – Fa male il Coronavirus all’economia, inutile negarlo. Anche a un colosso come la Tod’s di Diego Della Valle, perché gli ordini della Cina sono calati, come quelli verso Hong Kong, mentre regge la Corea del Sud, mercato importantissimo per la griffe di Sant’Elpidio a Mare. “Una situazione difficile e imprevedibile. Qualcosa che non avevo mai neppure immaginato potesse accadere”.

La lucidità del patron nell’affrontare l’emergenza è emersa durante la trasmissione Di martedì su La7. Parole chiare che partono da tre cose che il Governo deve fare: “Salvaguardare le vite degli altri, far lavorare le persone e far lavorare le aziende che funzionano e che si troveranno a dover attuare piani difensivi da qui ai prossimi mesi”.

Tre punti imprescindibili ancora di più oggi. “Fuori dall'Italia la gente guarda di più una fotografia piuttosto che leggere commenti. Fuori dall'Italia viene considerato un pericolo forte avere a che fare con il nostro Paese, questo non è vero e dobbiamo sbrigarci e farlo capire" aggiunge. Anche perché questo ha ripercussioni su ogni livello dell’economia.

E qui mister Tod’s si dimostra un vero imprenditore attento al territorio: "Cosa deve fare il barista che non vende il caffè e non sa come pagare la miscela? Deve rivolgersi alla banca? Quindi dobbiamo dire alle persone che noi imprese rilevanti ci siamo. Che le banche devono fare buoni accordi, cominciando dai grandi per arrivare ai piccoli. E in questo momento lo Stato non può far finta di nulla e deve farlo velocemente e con efficienza. È evidente che l’economia reale sta soffrendo, da oggi se ne stanno accorgendo tutti. dobbiamo far sì che le persone per bene”.

Anche se Della Valle è conscio che l’Italia da sola non basta: “Siamo in una situazione di nervosismo mondiale, l’Ue deve agire compatta, non può fare finta di niente”.

Una mossa se la sarebbe aspettata: chiudere le borse. “Perché non si è pensato di chiudere le Borse onde evitare lo sperpero di centinaia di miliardi di euro in dieci giorni e poi riaprire le borse a mercato più stabile? Non vorrei che dietro ci fossero furbetti. Lo spread in questo momento è il neo sulla guancia a fronte di un problema serio di salute".

Una critica se la tiene nel taschino, poi la tira fuori e riguarda la gestione mediatica del Covid 19: “Forse col senno di poi si poteva comunicare la stessa gravità in un altro modo invece di correre dietro all'annuncio immediato. Dovevano parlare i medici e gli scienziati per spiegare una situazione ancora oggi poco chiara, anche se negli ultimi giorni questo viene fatto molto meglio, facendo parlare i tecnici”.

Raffaele Vitali

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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