
FERMO – E ora, avanti tutta. Ma senza correre. Perché il percorso che deve portare alla creazione di una Confindustria unica tra Ancona, Macerata e Fermo, ha fino al 2028 per concretizzarsi.
Il passaggio decisivo è arrivato ieri sera al termine del consiglio generale di Confindustria Fermo. Un passaggio, con votazione, necessaria a dare pieno mandato al presidente Fabrizio Luciani per proseguire il percorso avviato insieme con i colleghi Diego Mingarelli di Ancona e Marco Ragni di Macerata. Le altre due territoriali si erano già espresse, a Macerata tra l’altro con l’unanimità. Per Luciani, invece, un percorso con qualche ostacolo in più, che però il presidente ha saltato senza esitare.
A Fermo, infatti, si è evidenziata la contrarietà, in questo momento, della sezione calzaturiera, che è la più numerosa. A non convincere gli imprenditori guidati da Valentino Fenni sono i modi e i tempi. “Non siamo contro a prescindere, volgiamo capire e valutare al meglio” hanno ribadito nei vari interventi, prima del voto che era scontato.
I calzaturieri, infatti, hanno sette posti sui 32 in Consiglio , anzi sei perché uno è uscito e mai sostituito. Di questi, due sono anche nel consiglio di presidenza, ovvero l’organo ristretto del presidente Luciani che già si era espresso a favore. Alla fine, i voti contrari al progetto sono stati sei, con due accessoristi che hanno scelto per il no compensando i due calzaturieri favorevoli.
E ora? Luciani avrà il tempo per convincere la sezione regina di Confindustria Fermo, ma intanto la prima mossa è una nota congiunta delle tre Confindustrie. “Abbiamo tutte deliberato l’avvio del percorso di aggregazione, con l’obiettivo di costruire un sistema associativo più moderno, capace di offrire servizi avanzati alle imprese e una rappresentanza più forte a tutti i livelli”.
Rivendicano “il fare squadra”. E aggiungono Mingarelli, Luciani e Ragni: “Questo percorso nasce da una volontà condivisa di superare la frammentazione provinciale e rafforzare la capacità di accompagnare le imprese nelle sfide dell’innovazione tecnologica e dei mercati globali”.
Che la dimensione conti, lo ribadisce Mingarelli: “Dobbiamo superare i campanilismi e le vecchie logiche di frammentazione: solo un sistema più integrato può sviluppare servizi avanzati e una rappresentanza realmente autorevole”. Una visione che il numero uno di Ancona porta avanti da tempo all’interno dell’aquilotto.
Fedele al suo fianco è Luciani, che con Mingarelli ha condiviso in passato l’esperienza alla Piccola Industria: “Stiamo dando una risposta concreta alle richieste degli imprenditori che ogni giorno devono operare in un contesto economico con uno scenario che cambia continuamente: più servizi, più competenze e meno frammentazione. L’aggregazione permette di mettere insieme energie e professionalità che, per una territoriale virtuosa ma piccola come la nostra, sarebbero più difficili da sviluppare”.
Infine, Ragni: “La dimensione provinciale resta fondamentale per il presidio territoriale, ma oggi è necessario rafforzare la capacità di azione del sistema”. Parte così il cronoprogramma, che deve chiudersi entro il 2028 !con la speranza di riuscire a coinvolgere anche Pesaro e Ascoli Piceno. Il progetto è aperto e inclusivo” concludono i tre presidenti.
