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"Con la cultura si mangia. Fermo è un esempio". La sfida di Trasatti: più personale per una biblioteca sempre aperta

18 Settembre 2020

FERMO – Francesco Trasatti, vicesindaco di Fermo e assessore a Cultura e Turismo uscente, in questa campagna elettorale tutti parlano di cultura intesa come lavoro. Se lo aspettava?

“No, sinceramente. È che bisogna passare dalle parole ai fatti. Anche il Covid ha dimostrato che i lavori di questo settore sono sguarniti. Un comparto delicato, che va dagli spettacoli ai musei, falcidiato dal lockdown. E se si pensa che ancora non si sa cosa accadrà per la stagione invernale, siamo davvero in balia del domani, mentre questo settore merita molta più attenzione. Dalla città all’intero territorio fino alla Regione, serve una politica comune di sviluppo”.

Lei ha investito su Fermo città della cultura, sta raccogliendo i frutti?

“Gara per i musei, rete lirica, conservatorio, università, teatro: tutto quello che si poteva fare lo abbiamo fatto. A beneficio delle strtuture e di tutto l'indotto”.

Musei come veicolo turistico, cosa può fare di meglio Fermo?

“Abbiamo codificato il sistema con biglietto, orari e numero unico. Poi abbiamo creato una rete interna che unisce anche i beni della curia. E presto avremo la segnaletica. In molti ne hanno parlato, avrei voluto lasciarla già alla città, ma la realizzazione in ferro dei cartelli ha i suoi tempi. Il sistema è consolidato, perché partiamo da un assetto amministrativo e dei luoghi ben definiti, possiamo solo crescere a palazzo Paccarone, a Fonte Vecchia, a Torre di Palme e via dicendo”.

Allora un po’ di pianificazione c’è in questa amministrazione?

“Nei miei settori, chiunque verrà si siede e trova una Fondazione lirica che è un modello a livello nazionale, trova una stagione teatrale raddoppiata, una villa Vitali rinata, Fermhamente, la learning city e un borgo tra i più belli d’Italia, oltre al Natale. Direi che la pianificazione c'è, poi chi vorrà farà quel che vuole e porterà contributi, ma quando ero arrivato io non c’era nulla”.

Rapporto pubblico - privato, è davvero il futuro del settore culturale?

“Credo di sì, la partnership con strutture che sanno valorizzare spazi pubblici ci credo. Poi la governance deve essere in mano pubblica. Un rapporto virtuoso che può solo arricchire il sistema, come accade per noi con Sistema Museo e ad esempio il recupero del piano terra di palazzo dei Priori in partnership”.

Il sogno è musei aperti sette giorni su sette e anche di notte, oltre a una biblioteca con orari più ampi?

“Ci possiamo lavorare. Però poi bisogna valutare le necessità con i sogni. Intanto abbiamo ampliato gli orari e i giorni di visita durante l’estate, ma si può migliorare. La biblioteca ha un problema di personale, bisogna investirci. Non basta che il Buc compensi gli orari in pausa pranzo, lo sappiamo. Abbiamo fatto diverse riunioni per cercare di arrivare all’orario continuato, ma per riuscirci dobbiamo investirci col personale. Sarà uno dei compiti della prossima amministrazione, il sindaco deve crederci. Come tutti abbiamo creduto nella biblioteca ragazzi che oggi dà servizi efficaci”.

r.vit.

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