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Comunità di Capodarco, 60 anni di storia e un nuovo futuro: “La rivoluzione è nella cura”. Videointervista a don Vinicio

13 Marzo 2026

di Raffaele Vitali

FERMO - La storia della Comunità di Capodarco passa attraverso coraggio, debiti e sogni che non si sono mai fermati. A raccontarla è stato Don Vinicio Albanesi, ricordando la figura del fondatore Don Franco Monterubbianesi durante un incontro che ha riunito istituzioni, mondo sanitario e sociale.

Tutti insieme per dire ‘buon compleanno’ alla comunità che ha compiuto 60 anni e che nel corso del 2026 celebrerà l’anniversario con numerosi eventi. e chissà che no possa arrivare anche qualche alt carica dello Stato per dire ‘grazie’ a chi ha dato per prima voce agli ultimi, agli esclusi.

«Il fondatore oggi ci guarda dall’alto – ha detto Albanesi – ma noi siamo ancora qui, in una sala che lui costruì abusivamente nel 1970. Solo i fondatori hanno quel coraggio». Un inizio fatto di mezzi di fortuna: sedie prestate, cibo recuperato dagli scarti dei produttori e una villa storica, costruita nel 1904, presa senza avere i soldi per comprarla. L’acquisto arrivò solo anni dopo grazie a una fideiussione ottenuta tramite lo Ior.

Negli anni Sessanta e Settanta la comunità crebbe fino ad accogliere persone da tutta Italia. «Un movimento faticoso – ha spiegato don Viicio commuovendosi – ma nato da un’idea semplice: accogliere chiunque bussasse alla porta».

Oggi la realtà è molto più complessa. La comunità conta 148 persone accolte in regime residenziale, 23 in semiresidenziale, circa 1900 pazienti ambulatoriali e 232 addetti, con uscite mensili di circa 180 mila euro. «Abbiamo cinque milioni di fatturato e un utile di appena cinquemila euro: l’uno per mille. Il peso delle utenze, del personale e della burocrazia è enorme».

Tre le sfide principali indicate da Albanesi: l’evoluzione delle patologie sempre più complesse, la crescente specializzazione dei collaboratori e la pressione di un sistema che complica anziché agevolare il servizio. Nonostante questo, lo sguardo resta al futuro. “Tra i progetti c’è una nuova residenza per anziani con gravi patologie neurologiche da sviluppare insieme al territorio, in particolare con Amandola” anticipa don Vinicio.

Per la serata ha voluto attorno a sé ‘amici’ più che personaggi. Chi c’è, perché è stato invitato. Il primo a prendere il microfono è stato Edoardo D’Alascio, prefetto di Fermo: “Qui si è realizzata una rivoluzione.- che oggi prosegue con quella della cura, intesa come rispetto della dignità della persona”. Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani, “che devono sempre essere al centro della nostra azione”. Tra i giovani, le ragazze e ragazzi del Polo Urbani, seguiti dai professori Isidori e Andrenacci, che hanno gestito sala e cucina alla perfezione.

Il valore sociale dell’esperienza è stato sottolineato anche da Paolo Calcinaro, ex sindaco di Fermo oggi assessore regionale alla Sanità: che ha ricordato come l’ingresso nel settore del sociale durante l’amministrazione guidata da Nella Brambatti abbia cambiato il suo percorso politico. «È stato il momento che mi ha fatto conoscere il mondo delle fragilità e che ha orientato il mio impegno pubblico. Ed è forse per questo, quando Acquaroli una settimana dopo le elezioni mi ha preso in disparte e mi ha detto ‘te al sentiresti di prendere la Sanità’, ho detto sì, perché avrei voluto gestire il sociale che ricorda alla politica che è servizio” conclude Calcinaro tra gli applausi.

Ad ascoltare, in sala, in attesa dei piatti prelibati cucinati da Aurelio Damiani, lo chef che da ani si è avvicinato alle realtà più preziose del territorio come Capodarco e Montepacini, c’erano quasi tutti i primari del Murri, esponenti politici, i comandati di Carabinieri e Capitaneria oltre alla vicaria del questore, e poi rappresentanti del mondo sociale e imprenditoriale del territorio di Fermo, quegli uomini illuminati che sostengono la Comunità.

E siccome don Vinicio ama le sorprese, ecco il primo incontro pubblico tra i due principali candidati alla guida della città di Fermo, Angelica Malvatani e Alberto Scarfini, con abbraccio e stretta di mano.

“Chiunque sarà, si ricordi di noi. Abbiamo bisogno di aiuto, ma quello ce l’ha promesso anche l’assessore Calcinaro, quindi siamo fiduciosi” chiosa il monsignore diventato grande imprenditore del sociale.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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