Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content

Centro Studi Carducci: turismo, cultura e innovazione. Castelli: "Devi poter lavorare per l'Ibm anche da Montefalcone"

5 Marzo 2021

di Francesca Pasquali

FERMO - Connessione e servizi nelle aree interne. Reti d’impresa e innovazione per risollevare il distretto calzaturiero. Turismo destagionalizzato e strutture ricettive “svecchiate”. Patrimonio immateriale e un festival per far vivere l’entroterra. No alle fusioni tra Comuni.

Ce n’è di carne al fuoco. Tanta da non lasciare neppure uno spazio vuoto nei prossimi cinque anni. Quelli che Guido Castelli passerà in Regione da assessore. Ieri sera, l’ex sindaco di Ascoli è stato ospite di un incontro online organizzato dal Centro Studi Carducci.

Un format “domanda-risposta”, con l’associazione che ha sollecitato l’assessore al Bilancio su alcuni temi cruciali per il Fermano. S’è parlato di aree interne e di come evitare che si spopolino ancor più. La pandemia – è stato detto – potrebbe dare una mano, perché «il Covid ha fatto rivalutare tutto ciò che è lontano dalla densità». Ma la voglia di spazi ampi e poca gente non basta. Come non bastano i bei paesaggi e il buon cibo. Per attrarre, i borghi dell’interno devono essere connessi, «devi poter lavorare per la Ibm anche da Montefalcone». E serviti. Con trasporti, presidi sanitari e scuole, perché «le aree interne non devono essere solo luoghi per fricchettoni che vogliono fare esperienze forti».

«Stiamo lavorando su trasporti on demand. Per poter mantenere una scuola di qualità, è necessario dimensionarla per educare anche dove non è possibile raggiungere i numeri per la costituzione di una classe», dice Castelli. Ma il vero problema – aggiunge – è lo spopolamento: «Stiamo vivendo un inverno demografico senza precedenti, che potrebbe essere la fine della programmazione sulle aree interne. Le politiche nazionali devono concentrarsi su questa questione».

Collegato, il tema del turismo. Se la scorsa estate è andata meno peggio del previsto – il ragionamento –, non si può certo cantar vittoria. Che l’Italia, e le Marche in particolare, solletichino poco l’interesse dei turisti stranieri è cosa nota. L’anno scorso, il gap è stato colmato dagli italiani che non sono partiti, ma non sarà (per fortuna) sempre così.

«Non esiste il turismo – spiega Castelli –, ma i turismi e solo il 17% del turismo marchigiano è alimentato da visitatori esteri. I numeri vengono dal mare, ma lungo la costa non può bastare il sole e la sdraio. Serve qualità, ma si registra un’obsolescenza delle strutture ricettive. La sfida è collocarsi su una nicchia alta, altrimenti si vivacchia, ma non si dà una spinta decisiva all’economia regionale».

A braccetto col turismo va la cultura. E il Fermano vuole puntare sulla riscoperta delle tradizioni immateriali. Quel patrimonio storico dalle mille sfaccettature che, se non salvaguardato, rischia di scomparire. Due gli eventi che il Centro Studi Carducci ha in cantiere: una mostra internazionale al Terminal “Dondero” e un festival, in autunno, nell’entroterra. S’è parlato anche di economia, ieri sera. E di come far uscire il manifatturiero dalla crisi che lo attanaglia da più di un decennio e che ha scaraventato le Marche «da settima regione manifatturiera d’Europa, nel range del sottosviluppo».

«Siamo stati travolti da una catastrofe. Ora si tratta di recuperare il terreno perso e di prendere atto che gli interventi che la Regione deve mettere in campo devono essere diretti a quella moltitudine di piccole e piccolissime imprese che vanno sostenute, cercando di creare aggregazioni e filiere», dice Castelli, che ha anche la delega alle Aree di crisi. «Per essere competitivi sul mercato – aggiunge –, dobbiamo andare verso l’innovazione di processi e prodotti. L’idea romantica che da soli possiamo farcela è molto rischiosa, perché, se viviamo con lo sguardo rivolto all’indietro, manchiamo di modernizzarci».

La chiosa è su una polemica di questi giorni, che vedrebbe le Marche lontane dai centri di potere e, quindi, dalle decisioni importanti. «Il discorso di non avere “amici” a Roma è una visione superata», taglia corto Castelli che, sulla riorganizzazione degli enti locali (unioni e fusioni), si dice scettico. Meglio «mettere insieme le forze secondo geometrie variabili».

Print Friendly, PDF & Email
Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram