
FERMO – La guerra in Medio Oriente continua a produrre effetti che vanno ben oltre il conflitto, investendo direttamente anche l’economia e la quotidianità dei cittadini. Tra le conseguenze più evidenti c’è l’aumento dei costi energetici, con il prezzo dei carburanti in costante crescita, nonostante il taglio delle accise prorogato dal Governo fino al 1° maggio.
Una situazione che, secondo la Funzione Pubblica Cgil di Fermo, sta già incidendo pesantemente sul potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori. Per questo il sindacato lancia un appello alle amministrazioni pubbliche, agli enti e alle aziende affinché adottino misure concrete per contenere gli effetti della crisi.
«Abbiamo chiesto di utilizzare ogni strumento utile a mitigare questa fase – spiegano Michael Egidi, segretario Fp Cgil Fermo – a partire dal maggior ricorso possibile al lavoro agile». La proposta è quella di ampliare la platea dei beneficiari e aumentare in via straordinaria le giornate di smart working, almeno fino al termine dell’emergenza energetica.
Una linea che si inserisce anche nelle indicazioni arrivate dalla Commissione Europea, che nei giorni scorsi ha invitato gli Stati membri a ridurre i consumi, in particolare quelli legati ai carburanti.
Secondo Egidi, lo smart working rappresenta una risposta concreta sotto più punti di vista: «Non solo ridurrebbe i costi per i lavoratori, ma favorirebbe anche una migliore conciliazione tra vita e lavoro, con benefici ambientali e senza compromettere la continuità dei servizi».
Ma non è tutto. FP CGIL sottolinea come questa fase possa rappresentare anche un’occasione per innovare l’organizzazione del lavoro e ridurre i costi per enti e aziende, spingendo verso modelli più flessibili ed efficienti.
Per le attività che richiedono necessariamente spostamenti, come le prestazioni domiciliari, la richiesta è invece quella di introdurre o rafforzare i rimborsi chilometrici: «Dove non sono previsti, vanno istituiti; dove già esistono, chiediamo un adeguamento straordinario delle tariffe» aggiunge Egidi.
L’obiettivo, conclude il segretario, è evitare che il peso della crisi energetica ricada ancora una volta sui lavoratori, già alle prese con un progressivo impoverimento dovuto all’aumento del costo della vita.
