
MONTAPPONE – Si presenta dinamico il distretto del cappello. Non solo per il lavoro extra aziendale che mira a riconoscere l’Igp per il cappello, come fatto per la calzatura, soprattutto per i risultati economici. Come evidenziano i dati di Tessilvari, i primi tre trimestri del 2025 mostrano un settore, alla voce berretti, che esporta un po’ meno (291,8 milioni) e importa un po’ di più (174,6). differenze minime in entrambi i casi, +0,2% e -2,5, rispetto al 2024. “Di buon auspicio il fatto che il terzo trimestre abbia visto un miglioramento rispetto ai precedenti” sottolinea Paolo Marzilaetti, che del settore cappello dentro Tessilvari è presidente nazionale.
Meno ottimismo quando si parla di cappelli di paglia, produzione storica del distretto fermano-maceratese: “Le esportazioni son scese del 4,4% rispetto all’anno scorso, toccando quota 10,8 milioni. È evidente che si va strutturando il cambio di acquisto anche nel lusso, che da aspirazionale è sempre più esperienziale”.
Di fronte aa questo, ci sono alcune incognite irrisolte: “Non si riesce a capire quanto l'incertezza e l'insicurezza determinate ancora dalle difficoltà a mettere fine al conflitto Russo-Ucraino, a cui ora va anche aggiunto l'intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela mentre sembra pacificarsi il quadro israeliano, potrà incidere. È ora di smettere di puntare sulla mascherata "economia di guerra" che le nostre imprese dovranno sopportare, consapevoli che potrà solo peggiorare con i dazi tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea” ribadisce Marzialetti.
A livello di import la Cina resta il paese dominante, con il 33% totale della merce, pari a 57,4 milioni. Nell’esport, invece, scompare ormai dai radar la Svizzera, dopo che le piattaforme del lusso sono state smantellate, a vantaggio della Fracia che cresce del 6%, “un dato che potremmo definire una luce in fondo al tunnel che si inizia ad intravedere nel segmento del lusso”.
Diversamente dal calzaturiero, la Germania cresce a livello di cappelli e con 51milioni tallona la Francia. Terzo posto per gli Stati Uniti, che però scendono del 9,5%. Si difende il Giappone, che non cede allo yen debole ma viene sorpassato dalla Spagna, che si attesta a 17 milioni.
Bene il mercato polacco, che è anche quello che sta regalando le performance migliori a livello di scarpe. Benessere interno e logistica funzionale per la Russia, oltre al fatto che ospita milioni di ucraini, tra le cause dell’ascesa. Tra i dati c’è anche Hong Kong, +87% sul 2019 e 6,4 milioni di valore.
“Quello che va compreso – ribadisce Marzialetti – è il cambio di paradigma del lifestyle di una parte dei fruitori e consumatori finali dei prodotti più economici dell'alto di gamma nei mercati europei e americani, che avevano negli anni scorsi usufruito della cosiddetta "democratizzazione" del lusso, che ora proprio per scelta dei top brands a livello globale sembra ormai essere venuta meno a vantaggio di una maggiore esclusività dei propri prodotti divenuti molto più "aristocratici" ed "esperienziali", anche e soprattutto in virtù del deciso aumento dei prezzi di vendita (in taluni casi infatti alcuni”.
Aumenti che hanno superato il 50%. “Questo ha creato dei vuoti dove nuovi brands con prodotti qualitativamente superiori, oppure quantomeno allo stesso livello qualitativo dei top brands del lusso, potranno senza dubbio inserirsi”. Che è quello che in America sta accadendo con le scarpe (leggi l’intervista a Doucal’s).
Se l’export non cresce e l’import incide, inevitabili sono le conseguente sulle aziende e la loro manodopera. “E’ a rischio la parte alta delle nostre filiere produttive, anche per quanto riguarda i livelli occupazionali, che se non dovutamente affrontato e contrastato non potrà evitare il persistere dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali come la CIG per le aziende industriali e quella straordinaria anche per le aziende artigiane al di sotto dei 15 dipendenti".
"Dobbiamo evitare – chiarisce Marzialetti – la ‘proletarizzazione’ dell'artigianato e della classe media alla quale appartengono gli imprenditori delle nostre micro e piccole imprese, che poi rappresentano la spina dorsale ed il vero tessuto imprenditoriale non solo dei nostri distretti produttivi e della nostra regione, ma dell'Italia intera”.
Un quadro nazionale che diventa locale, considerando che il 70% del valore in termini di aziende, addetti e fatturato spetta al Distretto del Cappello Fermano, (Montappone, Massa Fermana, Monte Vidon Corrado e Falerone) a cui vanno aggiunti i comuni del versante maceratese (Mogliano, Loro Piceno, Sant'Angelo in Pontano).
Tra l’altro, la percentuale maggiore dele 80 imprese è in due singole realtà, Montappone e Massa Fermana. “Siamo tutti consapevoli che l’onda lunga del post Covid si è esaurita e che i rincari, a livello di materie prime siamo al 40%, si fa sentire sempre più, incidendo poi sui consumi”.
Servirebbero azioni mirate e pesanti. “La Zes è un ottimo inizio, ma mai come ora sarebbe necessaria la decontribuzione del 30% su tutte le maestranze, come altresì l'auspicabile abbassamento del limite minimo degli investimenti effettuati tramite la ZES, da 200.000 a 50.000 euro per tutte le aziende e non solo per quelle dell'Agricoltura, sempre al fine di favorire tutte le micro e le Pmi”.
Su questo Marzialetti ha già avuto una interlocuzione con membri dello staff del Governo e sa che non sarà facile, "ma sono stato rassicurato su ulteirori miglioramenti e ho la promessa che ci proveranno ad andare incontro al miglioramento del limite".
Ulteriore richiesta del cappello è l'aumento delle ore destinate alla Cassa Integrazione in deroga anche per gli artigiani e non ultime le problematiche legate alla restituzione dei crediti d'imposta, ottenuti dalle nostre imprese negli anni scorsi, a fronte di attività di ricerca, sviluppo, innovazione e per i nuovi campionari”.
In un quadro così complesso, i cappellai continuano però a investire in collezioni, fiere e perfino nell’intelligenza artificiale. Avendo anche la fortuna di un esperto home made: il professor Emanuele Frontoni, volto di punta a livello europeo nell’AI, è originario di Montappone. "È necessaria e imprescindibile, proprio in questo momento di difficoltà per le aziende, rifinanziare la cosiddetta formazione continua da effettuarsi in azienda "in house", non solo per le nuove maestranze, ma anche e soprattutto per quelle ancora in forza alle imprese, come sta opportunamente facendo la nostra Regione Marche” conclude Marzialetti.
