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Caos Confindustria, Roma si affida a un gruppo di saggi e blocca le espulsioni: frattura profonda tra Ascoli e Fermo

20 Aprile 2021

FERMO – Un colpo di vernice su espulsioni, Andrea Santori e Fabrizio Luciani sono a tutt’oggi soci di Confindustria, dimissioni e verbali infuocati bloccati per vizi procedurali. Roma, con i Probiviri Nazionali, è entrata a gamba tesa sulle decisioni assunte da Confindustria Centro Adriatico, l’associazione guidata da Simone Mariani, un mese fa.

Offro la disponibilità a rimettere il mio mandato, in scadenza a luglio, al termine del periodo di 15 giorni, arco temporale necessario per ascoltare la base associativa e individuare una soluzione ai nodi relazionali e funzionali emersi in questo periodo”. Così Simone Mariani ha scritto ieri sera ai soci, o almeno a una parte, prima di presentarsi al giorno più complicato del suo mandato, quello voluto dal Collegio Nazionale dei Probiviri che gli ha chiesto di convocare un Consiglio generale in cui parlare di tutto quanto stava accadendo.

Una mossa che Roma e Ascoli Piceno avevano in parte concordato, che Mariani ha arricchito anche di un suggerimento: i nomi del gruppo di lavoro che avrebbe voluto, incluso il suo. Ed è qui che il presidente non ha convinto Roma: “La proposta avanzata dal presidente Mariani recepisce molto parzialmente le direttrici prospettate dal Collegio confederale” scrive l’avvocato Federico Landi, segretario dei Probiviri romani.

Alla fine di un lungo Consiglio c’è un primo cambiamento, con Mariani che si chiama fuori, insieme con il vice Enrico Ciccola, dal gruppo dei saggi che dovrà provare a capire la miglior soluzione. Un team che sarà con probabilità scelto da Roma in maniera equa tra associati di Ascoli Piceno e Fermo. Un gruppo per decidere come andare avanti una volta completati gli accertamenti.

In Consiglio generale la discussione è iniziata puntuale, sapendo che Roma aveva già preso due decisioni: la prima riguarda i provvedimenti assunti il 24 marzo durante il Consiglio Generale di Centro Adriatico: “Sono tutti sospesi per vizi procedurali e di notifica”. Per cui, nessuna espulsione per Santori e Luciani. Landi ha fatto notare che sono emersi fatti esposti in precedenza in maniera errata. Uif e Confindustria Ascoli, è emerso con chiarezza, hanno sempre continuato a esistere, in piena autonomia. Pr questo motivo, ha fatto notare il proboviro, le contestazioni formulate a Luciani e Santori per operatività contro lo statuto non sarebbero fondate perché Uif doveva onorare le norme.

La seconda, invece, è una dura critica alla lettera inviata l’11 aprile dai membri del Consiglio generale fedeli a Mariani: “Una lettera che viene censuata perché in grave contrasto con quanto previsto dal Codice etico e dei valori associativi”.

Resta invece sul tavolo, ma per questo il capo dei Probiviri si è preso tempo dopo aver ascoltato tutte le parti, la scelta finale sul futuro di Ascoli Piceno e Fermo: “Valutare i provvedimenti più opportuni per una prosecuzione dell’esperienza di Confindustria Centro Adriatico oppure per l’avvio di un suo scioglimento” è la sua chiosa.

Mariani, nell’ultima missiva, ha parlato delle sue dimissioni come “di un gesto difficile e coraggioso, che spero possa essere accolto”. La reazione a freddo è stata opposta all’obiettivo prefissato, ma saranno i prossimi giorni a fare definitiva chiarezza.

Ora per i probiviri inizia una fase che Landi ribadisce essere molto rapida. Capire se è questione di persone, di governance o ci sono problemi strutturali? I soci fermani sono stati chiari, ci sono alcune azioni imprescindibili per immaginare anche solo di dialogare: annullamento delle delibere e delle operazioni ritenute illegittime, come il famigerato bonifico, dimissioni immediate di Mariani e del suo vice Ciccola. Ultimo punto che ovviamente è visto in maniera opposta dai piceni che hanno fatto quadrato attorno al presidente, supportati anche dai tre fermani Scendoni, Mannini e Ciccola, ribadendo che non va messo in discussione.

Landi in chiusura ha tirato le somme prendendo atto che tutti i fermani, tranne tre, sono contro il presidente Mariani, che la frattura sembra difficilmente sanabile e che quanto sta accadendo danneggia l’immagine di Confindustria.

Per cui, entro pochi giorni arriverà il verdetto insieme con il gruppo di saggi che per molti imprenditori sa tanto di commissariamento. A meno che a sceglierlo non siano i soci di Centro Adriatico, come sperato dalla maggioranza che sta con Mariani in consiglio generale.

Raffaele Vitali

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