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Calzaturiero, tutti i dati: Fermo perde 239 posti di lavoro e crolla negli Usa. Bene Germania e Polonia

7 Gennaio 2026

di Raffaele Vitali

FERMO – I dati del settore calzaturiero, pur in crisi, confermano un fattore: la provincia di Fermo non ha eguali. A livello di export, le Marche valgono il 10,6% del settore a livello nazionale (era l’11,1 nei primi nove mesi del 2024), dato che piazza la regione al quarto posto in Italia, dietro Lombardia, veneto e Toscana.

Il podio perso è frutto di un calo che negli ultimi due anni non si è arrestato e che tiene lontano il distretto dalle performance pre Covid. Il totale dell’export, primi nove mesi, nel 2019 era di 1 miliardo e 21 milioni, nel 2025 è a 930, nel 2024 era di 973 milioni.

In questo quadro, ecco Fermo che nel 2019 valeva esattamente la metà dell’export, 528 milioni, oggi sceso a 457. Scende il valore, ma non cambia il peso della piccola provincia, che è seguita da Macerata con 335 milioni. Ecco, se c’è un numero che va analizzato è quello del raffronto tra i due territori leader: il maceratese perde lo 0,9, il Fermano il 4,4%.

Nel Fermano si consolida la Francia come primo mercato (134milioni in calo), anche se a crescere, finalmente, è la Germania, con un +3,7% e 121milioni di fatturato. Crollano gli Stati Uniti, che già valevano solo 84 milioni e che nel 2025 hanno garantito 67 milioni di export. Bene invece il Belgio con i suoi 49. A penalizzare il Fermano è poi la Cina, che perde il 27% e arretra in sesta posizione. Paese che pesa invece poco per Macerata, da qui la principale differenza tra i due lati del distretto calzaturiero.

Cina in cui invece cresce l’import, che raggiunge i 93milioni. Importa che premia Albania e soprattutto Romania, a conferma che molti brand fermani hanno parte della produzione in questi paesi.

Il -22% della Russia non stupisce, ma apre alla riflessione il +32% della Polonia, mercato interno in crescita e piattaforma per Ucraina e Russia. Discorso che vale per l‘Armenia che tocca i 9 milioni e cresce del 60%. Numeri ancora piccoli, 17,34 milioni, ma gli Emirati Arabi continuano a crescere senza sosta. Mentre scendono inesorabilmente Giappone e Corea del Sud. Cresce per il Fermano il Kazakistan, che vale 8,5 milioni.

“Nonostante l'assenza di miglioramenti significativi negli scenari geopolitici, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave per affrontare il 2026. Sebbene si rilevino performance aziendali disomogenee, con diverse realtà ancora in sofferenza, la flessione contenuta attesa nel fatturato settoriale nazionale in chiusura d’anno (stimato a 12,8 miliardi di euro, con un -3,1% sul 2024), conferma la resilienza del Made in Italy” commenta Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici e Confindustria Accessori Moda.

Se l’export non decolla, inevitabilmente c’è un impatto sull’occupazione: le imprese attive tra calzaturifici -produttori di parti è diminuito di 122 aziende, con una perdita di 239 addetti. E questo nonostante nelle Marche ci sia stato un aumento della cassa integrazione del 10,9%, per un totale di 4.3 milioni di ore.

“Sul piano nazionale, il quadro generale attuale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell'offerta, ma i dati del terzo trimestre (-0,9% il fatturato sull’analogo periodo 2024) indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo" conclude la Ceolini.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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