
MONTEGRANARO – Nuove generazioni al potere. O meglio che, passo dopo passo, si integrano con chi le aziende calzaturieri le ha aperte e consolidate e ora comprende che è necessario favorire nuove idee. Caterina Leombruni e Giorgia Melchiorri sono due esempi della nuova generazione di imprenditrici.
L’industria calzaturiera italiana sta attraversando una fase di trasformazione che coinvolge non solo il prodotto, ma anche le persone, i ruoli e i modelli decisionali. Un cambiamento che emerge con chiarezza osservando le dinamiche aziendali.
Dal Pitti alle fiere
Ormai è chiaro a tutti: a Firenze si vive il momento di avvio della campagna commerciale. L’affluenza resta alta, soprattutto nei primi giorni, e la qualità degli incontri è significativa. Poi arrivano Parigi, Germania e tra dieci giorni il Micam. “A Firenze il pubblico - racconta Caterina Leombruni, ai vertici del calzaturificio di Montegranaro Lemargo – era prevalentemente italiano, ma la dimensione internazionale resta fondamentale. Abbiamo avuto contatti interessanti anche con l’estero, dagli Stati Uniti al Giappone, ma il nostro core business resta l’Europa. In Germania e in Francia stiamo lavorando molto bene”.
Piccole collezioni a Firenze, con la fiera che diventa uno spazio di relazione più che di semplice esposizione. “Pitti serve a creare il match, non vogliamo lasciare il cliente con la sensazione di aver visto tutto. Qui incuriosiamo”. Una strategia che risponde alle esigenze di un prodotto di alto livello, basato su ricerca, materiali e innovazione, che necessita di tempo e competenza per essere compreso.
Uomo e donna: mercati diversi, approcci differenti
Nel settore calzaturiero, la distinzione tra prodotto uomo e prodotto donna resta centrale. La calzatura maschile appare oggi più stabile e definita, mentre quella femminile richiede una continua evoluzione. “Storicamente la nostra parte forte è sempre stata l’uomo. Dal punto di visa stilistico - spiega Giorgia Melchiorri, Calzaturificio Galmen di Montegranaro - il prodotto maschile è centrato: la strada è chiara”.
Il comportamento d’acquisto riflette questa differenza. “L’uomo è molto fedele, una volta trovata la scarpa giusta, tende a ricomprarla sempre”. Diversa la dinamica sul fronte femminile: “La donna cambia di più, sperimenta, spende di più. Per questo la linea donna richiede più attenzione e una spinta commerciale maggiore”.
Il ruolo decisivo del punto vendita
Nel percorso d’acquisto maschile, il negoziante resta una figura chiave. “L’uomo si fida molto del suo negozio di fiducia. Se – riprende Melchiorri - la scarpa è comoda e viene proposta nel modo giusto, l’acquisto avviene”.
La relazione tra azienda e retailer si conferma quindi strategica, soprattutto per i prodotti di ricerca, dove comfort, materiali e costruzione devono essere spiegati con competenza.
Oltre il genere: la competenza come valore centrale
La crescente presenza femminile nelle aziende calzaturiere non è più un’eccezione, ma una realtà consolidata. Tuttavia, entrambe le imprenditrici concordano su un punto fondamentale: non è il genere a fare la differenza.
“Secondo me oggi non conta se sei uomo o donna - afferma Leombruni - conta la competenza, soprattutto quando lavori su un prodotto di alto livello, fatto di ricerca e innovazione”. Un concetto condiviso anche da Melchiorri: “Nelle riunioni spesso siamo noi donne ad avere un approccio più analitico, più aperto alle alternative. Apriamo il ventaglio delle possibilità”.
Momenti di confronto strutturato diventano essenziali e le imprenditrici li guidano. “A fine campagna ci fermiamo un’intera giornata per analizzare tutto. Dal prodotto ai prezzi, dai mercati alla comunicazione, fino alle fiere future”.
Questi momenti permettono di recuperare una visione d’insieme che la quotidianità spesso frammenta. “Io lo farei anche più spesso – aggiunge Melchiorri - perché a volte sei dentro al lavoro tutti i giorni ma perdi il quadro generale, che devi condividere con gli uomini dell’azienda”.
Il nuovo uomo: emozione, comfort e ritorno al classico
Anche il consumatore maschile sta cambiando. “Le sneakers occupano ancora una grande fetta di mercato. Ma - osserva Leombruni - vedo un ritorno forte al mondo civile, rivisitato in chiave contemporanea”. Comfort e stile diventano imprescindibili. “Facciamo molta ricerca sui materiali. Un rappresentante ci ha detto: indossare una scarpa vostra è come indossare un maglione di casa. Ed è esattamente quello che vogliamo”.
Anche l’uomo cerca emozione, ne è convinta la giovane manager. “Deve sentirsi speciale nell’acquisto. In un mercato molto omologato, il prodotto deve emozionare per avere davvero un posto” chiosa Leombruni.
Azienda, famiglia e passaggi generazionali
Molte aziende calzaturiere restano legate a una struttura familiare. “Nel nostro caso non c’è una figura unica di riferimento. Siamo una famiglia: padre, madre, fratello. Giochiamo di squadra” racconta miss Lemargo.
Per Melchiorri, il vero cambiamento è spesso generazionale più che di genere: “Le nuove generazioni, uomini e donne, portano più flessibilità e più dialogo. Nei territori della piccola impresa questo fa davvero la differenza”.
Conciliazione vita-lavoro: una sfida aperta
Resta complessa la conciliazione tra vita privata e lavoro. “Formalmente facciamo tutti gli stessi orari. Ma – ammette Giorgia Melchiorri - la maternità inevitabilmente rallenta i percorsi femminili. Il sistema non è ancora paritario in questo, i tempi della donna con i figli sono nettamente superiori. Per alcune cose è naturale, su altre si può e si deve lavorare in modo da non ‘indirizzare’ scelte che sarebbero personali”.
Più tranchant Caterina Leombruni che sintetizza il tutto in modo pragmatico: “Il lavoro è parte della nostra vita. Le due cose devono fondersi per funzionare”.
Raffaele Vitali
