
di Raffaele Vitali
FERMO – Riempire il centro sociale di Caldarette Ete alle dieci del mattino di domenica è un primo traguardo tagliato per Angelica Malvatani. Non c’è la musica, tranne che nel finale quando il bandoneon di Daniele Di Bonaventura intona Bella Ciao, ma fiori e palloncini colorati
“Microfono in mano, per una volta non per moderare. Oggi inizia davvero un percorso diverso della mia vita. Siamo qui per conoscerci, per una colazione che vuole davvero dare inizio a un cammino per ricostruire Fermo. E lo facciamo partendo da valori comuni che ci hanno unito” esordisce la candidata che guida il famigerato ‘campo largo’ che va dal Pd ai 5 Stelle, passando per Avs, Rifondazione, Italia Viva e i Civci della Città che vogliamo.
Non a caso parte da Caldarette Ete: “Un quartiere vivo e importante, che ha storie da raccontare. Qui, il 19 giugno del 1944, ci sono state persone che hanno dato la loro vita”, e li cita uno per uno, “per la nostra libertà dal nazifascismo”.
Vuole lavorare sul cambio di linguaggio e di pensiero, lontano da chi ha disegnato un fallo sul suo manifesto ieri pomeriggio alle porte del centro storico. “E’ quello che pensano in troppi quando una donna si impegna. Ma non mi interessano parole e post lacrimevoli: noi lavoriamo per cambiare. E lo faremo quartiere dopo quartiere”.
Ha iniziato il suo cammino di ascolto: “Ho parlato con una mia amica che ha un figlio autistico. Dobbiamo creare una società che accolga tutti e garantisca il futuro, in autonomia. Vale per il piccolo Diego, vale per ogni cittadino. Dobbiamo costruire su esperienze come la Fattoria di Montepacini, che abbatte ogni barriera. E per farlo, avendo un programma già chiaro, lo arricchiremo con i contributi delle persone”.
Non è un caso che ci sia un tavolo con dei fogli da compilare con un ‘Facci una proposta’ ben scritto sopra. Parla a braccio, la giornalista che vuole fare la sindaca: se c’è una cosa che non ha difficoltà a fare è usare il microfono. “Noi vogliamo lavorare sulla cura, il che significa progettare pensando al benessere di chi abita a Fermo. Vogliamo e dobbiamo costruire opportunità per i giovani, con le imprese, con il mondo della scuola”.
Promette un fondo di solidarietà con parte delle indennità di giunta: “Lo stipendio è dovuto e meritato, ma di fronte a uno scenario internazionale di guerra, che impatta sui prezzi, siamo consapevoli che il disagio in atto non potrà che peggiorare. Papa Francesco parlava di guerra mondiale a pezzetti. Noi ci auguriamo che le armi cessino di uccidere, ma dobbiamo anche pensare a come sostenere questo drammatico presente. Non possiamo pensare di lasciare indietro qualcuno”.
Per cui, in prospettiva, sempre più ambienti di incontro e di comunità. “Non c’è sicurezza senza casa: in troppi a Fermo non ce l’hanno. Dobbiamo lavorare per questo”. Cita un caso: “Ci sono dei pakistani arrivati a piedi che abitano il parco della Mentuccia, non entrano nel sistema di accoglienza, ma vanno comunque supportati. Non è dignitoso né accettabile. Non si può immaginare nel 2026 un accampamento in un parco che va valorizzato molto meglio”.



Per l’ambiente cita la necessità di aumentare gli spazi dei cittadini. “C’è un sogno, che parte da un’idea a lungo termine: non abbiamo mai capito che città volesse tra dieci anni questa amministrazione. Anche noi non abbiamo ricette per tutto, ma possiamo iniziare a dare una visione a Fermo. Pensiamo a una metropolitana di superficie su gomma ed elettrica che potrebbe sostituire il traffico urbano del territorio. Fermo si sta spostando e sviluppando verso Campiglione e siamo consapevoli che il traffico si complicherà. Iniziamo a progettare e pensare al futuro, abbattendo anche i costi”.
Crede nel Tpl, visto anche come luogo di socialità e sicurezza: “Un territorio ricucito, che si può frequentare anche di sera con un trasporto pubblico, potrebbe aumentare anche la sicurezza”. Sicurezza che non significa alzare muri, “ma costruire integrazione e politiche che illuminano ogni luogo”. È qui che la platea fa partire uno spontaneo applauso. “Dobbiamo costruire bellezza e cura”, quello che fu il modello Giuliani a New York, con il recupero degli spazi e la riduzione del degrado come prima integrazione.
Sulla salute gioca avvantaggiata: al suo fianco ha figure come Tano Massucci, Licio Livini e perfino Michele Caporossi. “Vogliamo creare proposte concrete che poi l’assessore regionale, essendo di Fermo, potrà aiutarci a realizzare. Serve una sanità pubblica accessibile, pronta a dare risposte”. Con Malvatani sindaco si presserà per l’applicazione della 194: “Nessuna donna vuole abortire per contraccettivo, ma per una scelta profonda e dolorosa. Dobbiamo starle vicino”.
E poi c’è il Murri, che è l’ospedale dell’oggi: “Non sono sicura che il trasferimento nel nuovo ospedale sarà veloce, dobbiamo però pensare al futuro della struttura e non può deciderlo solo l’assessore regionale. Noi abbiamo idee e le presenteremo passo dopo passo”. Una prima idea è quella del potenziamento del centro disturbi alimentari.
Fermo deve essere una città che garantisce lavoro: “Un salario minimo comunale di dieci euro lo inseriremo. Non significa che ogni lavoro dovrà garantirlo, ma è una prescrizione per opera con l’amministrazione. Ci impegneremo anche come medium tra scuola e imprese, vogliamo essere la cabina di regia tra i due mondi che includono anche l’Its. E poi favoriremo il rispetto delle parità di genere anche nel lavoro”.
Torna sulla sicurezza, spesso abbinata ai giovani: “I ragazzi delle scuole vengono poco coinvolti, noi daremo loro voce. A cominciare dal garantire una sede per Noisette, i ragazzi che meritano un protagonismo. Un luogo è la prima cosa necessaria per poter pensare e confrontarsi in maniera civile e democratica. I giovani hanno bisogno di frequentare il Comune, che non appartiene al sindaco e alla giunta: noi li faremo entrare, li avvicineremo alla politica, che è bene comune. Altrimenti non stupiamoci se poi non votano”.
È un flusso di parole la candidata del centrosinistra. Lei in piedi, i rappresentanti di lista seduti in circolo. Un’immagine che dà anche il senso di chi guida il gruppo, che ha tante teste, anche calde, ma ora una leader convinta.
Sicurezza è Tre Archi, ma per Malvatani c’è altro: “È un luogo splendido, un crogiolo di etnie che dobbiamo rendere protagoniste”. È un sogno? Lei ci crede. Ma è questa la matrice del suo giornalismo, che è sempre stato legato al sociale. Poi è evidente che la sicurezza sarà in primis presidio con le forze dell’ordine, perché prima bisogna ripulire, proprio per dare serenità a chi vuole vivere Tre Archi nella sua bellezza.
Inevitabile un passaggio sulla cavalcata dell’Assunta: “Dobbiamo liberarla dalle logiche della politica, deve diventare di tutti e deve avere una sede definitiva, dove creare un museo che attirerebbe turisti. Il tutto ragionando”.
C’è poi lo sport, il cavallo di battaglia del suo competitor: “Sono tante le realtà, è bene strutturato. Ma ci sono famiglie che non possono permetterselo: su questo dobbiamo lavorare per garantirlo davvero a tutti. E poi dobbiamo lavorare sulle strutture disponibili: nessuna società è proprietaria dello spazio. Quindi cercheremo di organizzarle in maniera intelligente, dando anche più forza agli eventi di qualità che abbiamo”.
E come non parlare del centro storico: “Quello che sta accadendo al Girfalco è quello che noi non vogliamo fare come modus operandi. Abbiamo visto il progetto solo su insistenza delle associazioni ambientaliste. E siamo già all’esecutivo. E ci ritroveremo in un parco ‘che è meglio guardarlo da lontano’, come ha detto il progettista. Diventa un museo a cielo aperto. Ma ha senso? Non è questo il Girfalco dei fermani. Si doveva arrivare al progetto in maniera diversa, parlandone con la città e con la curia, che non è stata a sua volta coinvolta. Ecco il metodo sbagliato che cambieremo, anche se temo che non saremo in tempo”, tuona la candidata incassando un lungo applauso.
Sui negozi non nasconde le difficoltà che non dipendono solo dal Comune: “Dobbiamo costruire un centro commerciale naturale in centro, dove è bello passeggiare, dove si vende abbigliamento di qualità. Succede in altre città: è il clima che deve cambiare, è lavorare davvero sui proprietari dei locali per abbattere gli affitti”.





È il momento della platea, piena e attenta. Il primo intervento è ‘contro’ uno dei punti chiave: la 194. “Lo tolga dal programma, ho dei valori che vanno oltre le leggi” sottolinea il cittadino. Non traballa Malvatani: “Parliamo di una legge dello Stato e della sicurezza delle donne. Capisco il suo punto di vista, ma non posso condividerlo. Le donne troppo spesso sono state costrette ad accedere all’aborto clandestino, per sopperire alle lacune. Credo che abbiamo il dovere di accompagnare le donne e di starle vicine, garantendo il diritto. Rispetto la sua posizione e tengo la mia” chiosa la candidata.
Un’altra voce che si eleva è quella di un volto noto del terzo settore, Riccardo Sollini: “Quello che mi piace non è tanto quello che dici, ma quello che metti al centro. Sentir parlare di risposta alle fragilità è fondamentale”. Si parla di solitudine, “che riguarda i giovani e gli anziani. In mezzo c’è la corsa assennata ad arrivare a fine mese. L’intervento politico è necessario per due elementi: garantire il sogno, questo deve fare la politica; puntare sulla prossimità: la comunità deve essere presa in mano non solo con le feste in piazza”.
La sala segue con attenzione: una metà di addetti ai lavori, l’altra di cittadini veri. La curiosità è alta, come il supporto che Angelica Malvatani sta trovando. “Una delle richieste è di raccontare le cose belle: diamo voce al buono. Non parliamo solo dei giovani disoccupati, presentiamo quelli che lavorano e creano lavoro. Non parliamo solo di delinquenza, raccontiamo chi si impegna per ridurre il disagio. Così possiamo costruire una comunità che pensi in maniera diversa”.
Il pensiero finale di Sollini riassume una mattinata intensa, in cui nessuno è voluto mancare, da Buondonno a Giacinti, da Trasatti a Vallasciani, dal presidente Anpi – “che bello che hai aperto parlando di quanto successo qui nel 1944” – a Meri Marziali e Fabrizio Cesetti, peer citare alcuni dei volti noti della politica fermana. Tra le proposte dei cittadini, un nuovo Prg e la promessa che il rispetto dell’altro, anche di quello che non condivide i percorsi, sia garantito. Ascolta Angelica Malvatani, i suoi prendono appunti, poi la chiusura: “Lancio due appelli: il primo è ad andare a votare: chi non vota ha sempre torto. Il secondo è di candidarsi e comunque partecipare, portando la propria voce dentro le liste e garantendo idee. Quando mi chiedono chi me lo fa fare, la risposta è semplice: l’onore di poter incidere sul territorio”.
