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Belletti e il modello Marche: "Piattaforma web unica per il distretto calzaturiero. Badon, ascolta i territori. Non si vive di brand"

29 Aprile 2020

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – Web, web, web. Quando sei inchiodato in casa, quando non puoi prendere il trolley e arrivare in Germania o in Russia o nel lontano Kazakistan, l’unica soluzione è la rete. Il problema è come usarla. Assocalzaturifici ha lanciato pochi giorni fa il suo nuovo portale in accordo con Brandsdistribution. Soluzione ideale? Lascia dei dubbi, soprattutto in chi in quel campo ci lavora, come l’elpidiense Sergio Belletti, agente di commercio con le mani tra pelli e suole da oltre vent’anni. E lui apre le porte all’idea di Assocalzaturifici, ma su base molto differente.

Un assist gli arriva dalla Camera di Commercio guidata da Gino Sabatini che annuncia fondi per permettere la creazione di piattaforme di e-commerce, dei Market place in cui far confluire aziende del territorio, in particolare del settore moda e calzaturiero. “una vetrina permanente in vista del blocco di molte fiere” sottolinea Sabatini.

Belletti, partiamo dall’alto, la piattaforma BDroppy (LEGGI) presentata da Siro Badon, numero uno dei calzaturieri. Che ne pensa?

“Temo che non si colga la situazione e ci si soffermi troppo a strategie legate ai brand”.

Manca un distinguo tra piccolo e grande?

“Ci sono calzaturifici che sono diventati proprietà di altri, con i marchi che entrano in società. Poi ci sono i singoli imprenditori. Per esempio, i Doucal’s o i NeroGiardini, che vivono a prescindere dal contesto associativo che è molto diverso. Negli anni di presidenza la Pilotti ha provato a cambiare l’associazione, portando l’anima provinciale, ma non ha fatto in tempo a modificare il sistema in maniera strutturale”.

A chi serva una maxi piattaforma come quella di Assocalzaturifici?

“Chi va bene non ha bisogno di quella piattaforma. I piccoli, invece, non possono partecipare perché non hanno i numeri per rispondere agli ordini. Qui le aziende sono a rischio sopravvivenza, impensabile una brand diffusion”.

Belletti, ma il distretto ha ancora forza?

“Se si unisce sì. La logica dell’unione dovrebbe tornare ora. Siamo la terra dei consorzi, eravamo arrivati a dodici. Cosa significa unirsi? Collaborare realmente tra calzaturifici, smettendo di inseguire i big. Di Della Valle, in grado di aggredire nuovi mercati, se ne contano meno delle dita di una mano”.

Quindi lei cosa suggerisce?

“Una piattaforma per il distretto. Ogni calzaturificio deve mettere quota parte per creare una piattaforma di vendita del distretto fermano maceratese. Non possiamo correre dietro il resto d’Italia, che ha altre caratteristiche. Il problema è che ogni calzaturificio ha al momento una sua vendita online che viene plasmata sulla propria esigenza. Sono pronti a cedere la gestione a un progetto più ampio? E sono pronti a investire più di mille euro. Bisogna smetterla di vendere soluzioni low cost, serve qualità e per averla persone capaci. Diciamo che la spesa è intorno ai 10mila euro, almeno, ad azienda. Sempre se aderiscono almeno una trentina”.

Come immagina il modello web?
“Non è uno showroom, ma una piattaforma con personale dedicato e non la modella o il modello all’ingresso”.

Abbinabile alle fiere?

“Quando abbiamo organizzato la ‘Calzatura a Dubai, prima ancora che uno show, abbiamo portato i compratori, che vanno coccolati, caricati su un albergo e portati in fiera. Sono i compratori quelli che devi intercettare. Quindi sì, sono due canali paralleli”.

Ma lei che propone, cosa ha in mano?

“Personale, agenzie pronte ad agire. Figure che conoscono i distributori, il luogo dove vanno presentate, come entrare nel mercato. Unico modo per entrare in alcune aree è creare una piattaforma. Il russo non deve atterrare a Rimini e arrivare a Porto Sant’Elpidio, ma deve trovare le scarpe che vuole nella piattaforma, da cui partono e arrivano in ogni negozietto. E parlo di cose che in altri campi e Paesi hanno fatto anni fa”.

Quale è la sua credibilità nel fare la proposta?

“La credibilità è quella di Badon, quella di Assocalzaturifici e del loro staff. Io porto know how. Creiamo un pool accreditato da Assocalzaturifici che opera nelle Marche. Creiamo un modello Marche, che è il cuore per numeri della categoria. Poi se funzioniamo lo replichiamo altrove. Prima che creare una piattaforma nazionale bisogna strutturare i territori. E per farlo non servono mille euro, ma 10-15mila, poi ragioniamo sulla quota di partecipazione per i calzaturifici più piccoli. Il futuro del distretto non può essere l’essere inglobato dai big, il lavorare per una collezione e magari ritrovarsi senza soldi per una scarpa sbagliata. Ma per riuscirci bisogna lavorare insieme”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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