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Area di crisi complessa del calzaturiero, la Regione firma e stanzia le risorse. Ma chi investirà? E le infrastrutture?

12 Maggio 2020

FERMO – Sono qui, poi sono là e ora di nuovo qui. I milioni, quando ci si siede al tavolo, possono cambiare rapidamente posizione e alla fine ritornare, sembrando sempre più di quelli che in realtà stano sul tavolo. Un esempio, il rendiconto presentato dalla regione Marche sulla firma del presidente Luca Ceriscioli che chiude l'Accordo di Programma per l'area di crisi complessa fermano-maceratese per l'attuazione del Progetto di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) di un territorio che comprende 42 comuni delle province di Fermo, Macerata e Ascoli (Comune di Carassai).

La firma è indubbiamente, per riprendere le parole dell’assessore regionale Fabrizio Cesetti, che ha la delega all’area di crisi, “un atto positivo che chiude un complesso iter iniziato nel dicembre del 2018 dopo il decreto del Mise”.

Il Ministero dello Sviluppo economico stanzia 15 milioni di euro a valere sulle risorse della legge n. 181/1989, per l'agevolazione di investimenti produttivi di dimensioni superiori a 1 milione di euro. “La Regione Marche concorre con fondi pari a € 14.943.364,50” precisa l’assessore Cesetti elencando poi le voci e i milioni per ogni azione. Ed è proprio nell’elenco che c’è la sorpresa. Infatti, per raggiungere il totale promesso di 15 milioni di euro, la regione Marche ha inserito 2,1 milioni di euro già da tempo stanziati per l’Iti urbano Fermo.

Ma come si sono chiesti in tanti. E non solo nel distretto, visto che anche al Mise hanno storto la bocca. Il Prri, infatti, si rivolge al settore pelli-calzature, che ben poco hanno a vedere con l’Iti Urbano del capoluogo. Guardando le voci regionali nel dettaglio, sono 5 i milioni stanziati via Bilancio, poi altri 7 attraverso le economie del settennato dei fondi europei, cosa che spiega il motivo per cui la regione a ogni incontro non si sbilanciava sulle risorse da assegnare all’area di crisi fermana, in quanto doveva vedere cosa sarebbe rimasto in cassa. E alla fine è andata bene.

Ma tornado al lato positivo, la firma, ora bisognerà capire quanto un territorio già in profonda crisi avrà predisposizione mentale, più che voglia e capacità, per ragionare su nuovi investimenti. Il Prri prevede, infatti, una serie di azioni che partono dal consolidamento delle imprese esistenti, ma poi vira verso la diversificazione produttiva e la promozione di nuovi investimenti.

“Le leve da attivare per il sostegno alle attività del distretto sono: accompagnare i processi di aggregazione tra le imprese; incentivare la spesa per la ricerca e l'innovazione (tecnologica e digitale); favorire gli scambi commerciali e l'internazionalizzazione; agevolare investimenti sostenibili (tutela ambientale e efficienza energetica)” riassume la Regione che poi aggiunge innovazione, manifattura digitale, rilancio del settore turistico e riqualificazione delle strutture, oltre ad azioni per l’occupazione, la promozione del lavoro autonomo e l’autoimprenditorialità.

Tassello determinante che andrà inserito economicamente è invece quello delle infrastrutture. Ci sono le idee, ma mancano i soldi che dovrebbero essere trovati in un tavolo a parte con Mit, Regione e Provincia, di cui non si parla da tempo e che invece dovrebbe tornare prioritario considerando che l’accordo ora dovrà tornare al Mise e a Invitalia per le firme finali e decisive.

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