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Annamaria Savini, il ciclone dal cuore buono: "Pizza e musica per dire grazie ai medici, a chi ci fa vivere l'estate"

19 Luglio 2020

ALTIDONA – Una cena per dire grazie a chi ha combattuto dentro gli ospedali, per chi fa spettacolo e non ha più un palco, per chi cucina e non lo ha potuto fare per mesi: “Oggi ripartiamo tutti insieme”. Ecco il senso di una serata speciale, una cena con incasso in beneficenza nella piazzetta del piccolo borgo di Altidona grazie al Bar del Corso e alla sua vulcanica titolare Annamaria Savini.

Savini, come è nata l’idea di ‘Grazie per ieri, più forti di domani’?

“Per stare vicini a chi ha combattuto questa importante pandemia dentro e fuori dal Murri, un vanto per il territorio. Una idea nata a Pasqua. Vuole essere una rinascita e un modo di dire grazie a chi è stato in prima linea. Io e Simone Boccatonda (il co-organizzatore, ndr) non avevamo una amicizia grandissima, quello che ci ha fatto ritrovare è stata la voglia di ripartire: io per Altidona e lui per le serate che gli mancavano da ben 146 giorni, visto che il mondo dello spettacolo è stato uno dei settori più colpiti. Insomma, un grazie per camminare insieme”.

Cosa farete con l’incasso?

“Abbiamo pensato di sostenere il reparto di Terapia intensiva guidato dalla dottoressa Cola, un medico che ci ha trasmesso grande forza. Lei come simbolo, perché in realtà è che ogni reparto ha dato il suo contributo. Lei però, anche sui social, è stata di aiuto per chi, penso a quei lunghi 60 giorni, è rimasto chiuso in casa, impaurito. Lei, con le sue parole e post, è stata anche di aiuto psicologico. Quel pugno che la raffigura con il suo staff ha dato la forza a tutti. la cena costa 25 euro e dieci euro vanno al reparto di Rianimazione. Con il resto copriamo solo una parte delle spese e Simone è al lavoro gratuitamente”.

Quanto è difficile ripartire per una ristoratrice?

“Molto complesso. Tre mesi senza lavorare hanno cambiato le abitudini, la vita di ogni cittadino. La difficoltà non è nell’igiene, perché un buon ristoratore le accortezze le utilizza da sempre. E se siamo qui da 17 anni un motivo c’è: pulizia e qualità, a un prezzo basso per riuscire a portar le persone in un piccolo borgo. Oggi manca il contatto con la gente, perché venire in un piccolo centro non è semplicemente mangiare la pizza, ma perché trovi una persona con cui parlare. Portare gente ad Altidona non è facile, noi che ci proviamo puntavamo molto sul contatto, oggi invece stiamo distanti, cercando però di essere presenti. Devo dire grazie all’amministrazione comunale che ci ha permesso di allargare gli spazi”.

Lei ha molti amici medici?

“Ho tanti amici e tra i tanti anche medici, che in questo periodo mi sono stati di conforto. La classica domanda sul ‘quanto può durare l’emergenza?’ l’ho posta tante volte, avevo bisogno di una parola per trovare io in primis della pace interna. Mi sono spesso massaggiata con la dottoressa Cola e lei non si è mai negata. E guardate che anche noi cittadini siamo stati un loro supporto. Farli sentire meno soli è stato importante, perché questa pandemia era sconosciuta anche per loro. Abbiamo preso e dato per superare questo virus che pensava di essere il re che distrugge tutto e che invece ha trovato di fronte un esercito determinato, con il sorriso, che ha saputo fermarlo. Ne siamo usciti? Non ancora, ma almeno posso dire che oggi la nostra sanità sa come gestirlo e se noi rispettiamo distanziamento e indossiamo la mascherina siamo di sostegno al loro operato”.

Organizzerà altre serate per far vivere il borgo?

“Quando abbiamo riaperto non vedevo nessuno. La decisione in quel momento fu di non riaprire, poi, dopo qualche altro giorno, la forza e la determinazione che abbiamo e l’amore che mettiamo nel nostro lavoro ci hanno dato l’energia necessaria. Il bar è ancora chiuso, il turismo è poco e non vale la pena, i costi sono troppo elevati per i numeri di oggi, anche se spero per agosto. Quando il ristorante è ripartito ho avuto la conferma che non ho solo clienti, ma amici. Mangiare una pizza ad Altidona è bello. A volte dico: riusciremo a ripartire davvero? Quello che temo è che a settembre quando si dovrà tornare dentro non sarà facile proseguire, ma intanto viviamo la terrazza. Altre serate? Non facile, ma ci impegniamo perché la gente ha voglia di dimenticare e farlo in sicurezza e spendendo meno del solito. Insomma, al lavoro ora senza pensare a settembre, all’idea di riabbassare tutto. Vivere senza lavorare per mesi è stato durissimo, ora voglio solo pensare al bello”.

Raffaele Vitali

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