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Addio a Bruno Ferretti, penna pungente del grande Ascoli Calcio e non solo

18 Luglio 2020

ASCOLI PICENO – È un po’ come se il pallone da calcio bianconero, quello classico e storico, improvvisamente si bucasse. E tutti, fermi in mezzo al campo, ci domandassimo: e ora? Questa la sensazione alla morte di Bruno Ferretti tra i giornalisti e cittadini della città del Picchio. Ascoli Piceno è nota per il suo travertino, ma soprattutto per l’Ascoli Calcio e, senza paura di offendere nessuno, il giornalista di riferimento per tutto quello che era il pallone era proprio Bruno Ferretti.

Se ne è andato a 67 anni, presto, troppo presto visto che mente e mano erano ancora molto lucide. Ma il corpo ha detto basta. Una grave malattia lo aveva colpito qualche anno fa. Ha lottato, è tornato in tribuna stampa, ha ripreso a scrivere i suoi articoli. No semplici cronache, ma analisi e commenti, pungenti e pieni di verità. Quella verità di chi capisce lo sport.

Del resto, nipote di Carlo Mazzone, il calcio lo ha respirato fin da piccolo. E quando il messaggero si è consolidato ad Ascoli Piceno, diventando il primo giornale, le lunghe colonne di inchiostro di Bruno Ferretti erano il must da leggere. Anche per chi, e siamo in tanti, scrivevano sui giornali concorrenti. E non solo per i pezzi di sport.

Il rischio di prendere un buco al giorno c’era. Ma lo si digeriva, perché Bruno Ferretti era un tutt’uno con i colori bianconeri. Non nel senso che molti avrebbero voluto, ovvero quello del tifoso giornalista. Lui era giornalista e poi tifoso. E così spesso è finito in contrasto con la dirigenza, alternandosi coni colleghi del Carlino nei ‘daspo’ societari come le revoche dell’accredito. Ma poi, dentro o fuori dallo stadio, Ferretti la notizia la dava lo stesso.

Se ne va così, mentre lo storico Cino e Lillo Del Duca cambia volto, mentre le storiche tribune vengono demolite e ricostruite mentre, si spera, qualcuno deciderà di dedicargli un pezzo del nuovo stadio che sorge sulle ceneri di quel che Rozzi ha costruito e ‘Brunone’ raccontato. E magri i tifosi coro e striscione.

Lascia moglie, figli e il fratello Andrea, ma soprattutto lascia libero quel posto di chi sapeva scrivere quello che gli altri neppure immaginavano sarebbe avvenuto (foto youtvrs).

Raffaele Vitali

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