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Acque industriali, rifiuti e percolati: dubbi e certezze. Giacinti: "Nessuno parli di abbandoni, ci sono solo vantaggi"

17 Agosto 2020

FERMO – Mentre molti comuni sono alle prese con le chiusure notturne, dovute alla scarsezza di acqua che dalle sorgenti raggiunge le condotte della Ciip, tiene banco la questione della nuova norma che permette l'accoglimento in impianti di trattamento chimico-fisico delle acque reflue industriali e dei liquidi non pericolosi. Un tema che abbiamo già affrontato (LEGGI), ma che la politica rimette in discussione, in particolare con Saturnino Di Ruscio e Roberto Mancini, a cui replica nel dettaglio Francesco Giacinti, il consigliere regionale che ha seguito passo passo la normativa in Consiglio. Da un lato 'possibili rischi', dall'altro la legge e i parametri che quei rischi li cancellano.

Per il candidato Roberto Mancini, Dipende da Noi, “la Regione ha approvato un atto amministrativo che permette alle discariche di riversare nella rete fognaria pubblica il percolato, liquido altamente inquinante che si forma dall'infiltrazione dell'acqua nei rifiuti”. In realtà, dal 2006 con il D.lsg 152, il percolato viene trattato in impianti dedicati che eliminano i metalli pesanti e le sostanze che i depuratori civili non potrebbero eliminare. A riprova, le Marche da anni hanno acque di alto livello qualitativo, visto che il percolato che non viene ripulito dopo un primo trattamento, viene trattato di nuovo prima di raggiungere le fogne.

A Mancini fa eco Saturino Di Ruscio, candidato consigliere regionale con Fratelli d’Italia, che ribadisce: “Si può votare una norma che eleva in modo pericoloso la possibilità di inquinamento ambientale, e in qualche modo lo legittima? Una prodezza tutta fermana, dato che porta la firma dei due consiglieri regionali, e ricandidati, del Pd nella nostra provincia, Cesetti e Giacinti. In sostanza, con questa modifica le aziende marchigiane, anziché essere obbligate a conferire in impianti specializzati i rifiuti industriali liquidi, li potranno smaltire nelle fognature pubbliche”. E questo, secondo Di Ruscio perché “ci sono pochi impianti di trattamento di rifiuti liquidi industriali, carenza che costringe tante imprese a rivolgersi a terzi per effettuare queste procedure. Se passa questo principio, un cittadino dove getta i rifiuti in mancanza di un cassonetto nei paraggi?”.

Lette le prese di posizione, il consigliere Francesco Giacinti prova, di nuovo, a fare chiarezza: “Strumentalizzazioni ferragostane e da campagna elettorale. La Regione si muove all’interno della normativa nazionale e soprattutto combina al meglio il rispetto dell'ambiente con l'efficacia e l'economicità del processo di trattamento e smaltimento dei rifiuti liquidi industriali non pericolosi”. 

La modifica della norma prevedere che i limiti decisi cinque anni fa dalla regione Marche, più restrittivi, unica in Italia, vengono equiparati a quelli nazionali. “Non si tratta di un abbandono, né di uno sversamento indiscriminato o incontrollato di rifiuti liquidi sul sistema fognario come si vuol far passare in maniera subdola e strumentale. Questa normativa prevede che sarà l'Ambito Territoriale, di concerto con Provincia ed ente pubblico gestore, e previo parere Arpam, che se lo riterranno opportuno, essendoci le condizioni di sicurezza verificate attraverso gli impianti di controllo dei sistemi di "troppopieno" e se gli impianti in oggetto avranno effettiva capacità residua, allora si potranno concedere deroghe per consentire di trattare questa tipologia di rifiuti nell'impianto di trattamento chimico-fisico. Solo dopo questo trattamento, quindi non in modo indiscriminato e in spregio all'intelligenza, avverrà il convogliamento al depuratore”. 

Sul tavolo resta quindi una norma che per chi l’ha voluta e vista approvare ha solo dei vantaggi: “Si tenta di sfruttare appieno la capacità di trattamento degli impianti marchigiani, frutto di importanti investimenti della Regione (e dei privati, ndr), al fine di ridurre al massimo l'esigenza di ricorrere a trattamenti analoghi su impianti uguali ai nostri, ma ubicati in altre regioni poiché già in linea con la normativa nazionale. Si abbattono così costi economici, ambientali e anche tariffari per un trattamento che nelle Marche è possibile in totale sicurezza e sempre sotto il controllo di tutta la filiera degli enti preposti”.

@raffaelevitali

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