di Raffaele VItali
PESARO – “Se devo avere dentro il palazzetto gente scontenta e insoddisfatta, meglio se sta fuori”. La voce di Alessandro Dalla Salda è sempre pacata quanto netta. È il giorno della campagna abbonamenti: “Un momento importante per ogni società. Ancora di più per una con una storia e un pubblico così affezionato come è la VL”.
I club hanno poche fonti di ricavo, lo ricorda a tutti. E sono tre: i soci, “che ringrazio”, gli sponsor, “e stiamo cercando il title che dobbiamo sostituire”, e il ticketing. “Il basket italiano in A e in A2 non permette ai club altre fonti di finanziamento. Anche tra i giocatori, infatti, sono pochissimi quelli che vanno via per transazioni e lo fanno nei pochi casi con cifre ridicole rispetto ai costi”.
Dalla Salda è chiaro: “Nel prossimo mese ci giochiamo una fetta dei nostri ricavi. Pesaro è una piazza che ha sempre risposto in passato e lo deve fare oggi in questa fase complicata con la squadra che è in A2. Insieme dobbiamo guardare al futuro, che è triennale, per tornare in serie A. Questo è un percorso all’inizio, per me partito due mesi fa”.
Per cui, chiede sofferenza comune: “In queste fasi si vedono intelligenza e fedeltà della tifoseria a cui chiediamo di prendere atto dello stato dell’arte. Chiedo a tutti uno sforzo per risalire”. Il pubblico a Pesaro non è però solo economia: “Chiaro che tanti abbonati significa risorse, ma anche stimolo e responsabilità verso i consorziati che investono ogni giorno. Sapere di avere migliaia di persone dietro di noi, dà forza agli imprenditori aumentando la responsabilità ma anche l’energia”.
Vuole essere chiaro: “Oggi siamo un club solido ma in grande difficoltà. Non abbiamo entrate particolari che ci permettono di cambiare le carte in tavola velocemente. Per questo cerchiamo soldi e lo facciamo anche con gli abbonamenti. I tifosi di una città così appassionata sono certo che ci aiuteranno, dandoci fiducia. Qui nessuno guadagna, ogni euro va nel sistema VL Pesaro. Senza Valli e la sua azienda, senza tanti soci, oggi staremmo presentando una campagna per la serie D”.
Ma non chiede l’elemosina: “Oggi per me inizia un percorso di ricerca ricavi per tornare in A. Abbiamo bisogno dei tifosi, se ci credono”. Tra l’altro, gli aumenti previsti in realtà non ci sono: cambia un po’ per i ridotti, ma anche qui con una logica che spiega nel dettaglio Michela Di Marco, neo responsabile ticketing: “Mi prendo la responsabilità, provo a cambiare. Sperando di fare meglio” ribadisce l’amministratore delegato che non teme le critiche ed è pronto ad affrontarle.
“Nella mia carriera - riprende Di Marco - questo è uno step importante, sono felice di essere stata chiamata. Questa è una campagna abbonati diversa con una strategia chiara. Chi rinnoverà la tessera deve sapere perché lo fa, deve capire perché paga quel biglietto. Ho studiato il passato, ho capito i punti di forza e debolezza e ho scelto la nostra strada. Se ci saranno dei problemi, la miglioreremo con il tempo, altrimenti meglio” esordisce.
Matematica e logica sono le parole chiave: “Sono 19 le gare in casa, quindi si parte dal biglietto base e si moltiplica per 19 e poi si ragiona sul risparmio. Chi era abbonato risparmierà 11 partite, i nuovi ne risparmieranno nove. Negli altri anni c’erano delle differenze eccessive, che cambiavano in base ai settori. Qualcuno avrà degli aumenti, altri vedranno delle diminuzioni” precisa.
Esempio: tariffe promo e family, il porta un amico restano, ma non più i voucher a un euro. “Abbiamo ampliato la fascia da under 18 ad under 25. Penso che tanti ragazzi che ancora non lavorano o dipendono dalle famiglie, avranno una tariffa ridotta, pur con un aumento rispetto all’anno scorso. È nata la tariffa over 70, sappiamo che abbiamo un pubblico affezionato in quella fascia e la agevoliamo” prosegue la manager.
Lo slogan è ‘PEr te ci SARO’ sempre’ che vuole richiamare la parola Pesaro. “Un modo per chiedere fiducia a tifosi e abbonati”. A livello di tariffe, la campagna inizia martedì 2 settembre e si chiude il 25, gli aumenti sono davvero irrisori, anzi in molti casi non ci sono proprio: 120 euro la curva Piccoli (ridotto da 60 a 80), 240 euro (160 ridotto) la tribuna laterale, 320 per la centrale e via dicendo.
Base per i rinnovi è l’Hotel Clipper, oltre a Vivaticket. Nell’abbonamento è previsto l’ingresso omaggio a tutte le gare del Bramante Pesaro come plus, “il Loreto non ha ritenuto necessario fare un accordo, ma noi abbiamo ottimi rapporti con tutti”.
Un anno fa gli abbonamenti erano stati 3408 di cui 2217 pagati da un tifoso, gli altri 1191 ci sono le sponsorizzazioni e gli omaggi, che erano la metà. “L’obiettivo è confermare almeno quelli della passata stagione aumentare gli omaggi da sponsorizzazioni, significa che cresce il livello di imprese vicino a noi in cerca di rete efficaci. Chiaramente vogliamo abbassare la quota degli omaggi semplici, il che significa ‘ti invito quando vieni’ e non ti do tessere che tolgono potenziali clienti” ribadisce Dalla Salda.
A livello tecnico torna sulle parole della sua presentazione, anche per lenire l’amarezza che si respira in città: “Ho trovato uno staff tecnico, otto giocatori sotto contratto e non ho i soldi del passato. O rimanevamo identici, o cambiavamo senza soldi, con fantasia e con rischio. Ho preso la seconda. Ritenevo che fosse necessario cambiare, magari farò peggio ma credo nel cambiamento. Anche senza avere gli stessi soldi che in precedenza. Non è così facile fare un mercato con giocatori che non vuoi più: ho transato, ho pressato le uscite e con i residui ho puntato su dei giovani con costi salariali più bassi per aprire capienze. Questa è la strategia. La ribadisco”.
Questa è l’idea dell’ADS. “Poi ci sono un ds e un dg che lavorano e ci provano. La tempistica non sarebbe stata rapida, l’ho detto. I bravi e forti in A2 non vengono a luglio e agosto. Stiamo rischiando? Io voglio tornare in A in tre anni, quindi ora rischio sapendo che non ho una squadra pronta e sana. Non siamo pronti, se questo genera sfiducia ne prendo atto. Mentre spero stimoli e carichi il gruppo, io ci credo. Ma non prego nessuno”.
Ha una visione chiara, è evidente. “Pesaro era una piccola città che ha battuto i grandi club grazie a grandi investimenti. Non si è arrivati in alto con i piccoli passi, c’erano i migliori giocatori italiani di tutti i tempi. Siete stati la Samp del calcio, con un grande proprietario, i migliori italiani e qualche ottimo straniero. Finita quell’epoca, Pesaro è tornata nella dimensione provinciale, propria di una città di 96mila abitanti. Una città con passione ma che non esprime dal punto di vista economico investimenti per lungo tempo ed essere un top team di alto livello”.
Nulla di cui vergognarsi, anzi: “Bisogna essere soddisfatti della dimensione economico e social precisa di quello che era l’essere la numero uno in Italia. Questo non lo giustifico per i pesaresi. Io lavoro per farvi tornare grandi, ma non è giustificabile la delusione. Qui c’è una società che in 24 ore ha messo 500mila euro. Altro che manca un giocatore, qui bisogna fare lo scatto per tornare grandi, lasciando perdere il tutti contro tutti. Andiamo oltre le critiche. Io sono onesto: in tre anni vi riporto in A, facciamolo insieme. Partendo dall’11esimo posto in A2. Per tornare a essere la Sampdoria ci sono gli asset, ma bisogna remare insieme".
L'ultima frase è amara quanto onesta: "Se io sono un problema, me ne vado. Ma devono dirmelo i miei presidenti. Io sono onesto e appassionato, poi sulla competenza mi giudicherete tra qualche anno. Se si continua con le critiche immotivate si va in B, non in A1” conclude l’amministratore delegato.