
di Raffaele Vitali
FERMO - Uno spettacolo che va su e giù. La liturgia del campione è accompagnata dalla musica. Le parole contano come le note: è l’8 Infinito di Federico Buffa che ha conquistato il Teatro dell’Aquila.
Si torna al vero teatro, con la sua ‘lentezza’ che diventa leggera grazie ai contenuti. Uno spettacolo che, però, richiede un minimo di conoscenza del personaggio. Perché se non piace il basket o non si sa chi sia Kobe Bryant, diventa difficile reggere le due ore senza immagini e senza cambiamenti di scena.
Il titolo, 8 infinito, è perché Bryant è riuscito nell’impresa di cambiare numero senza cambiare il ruolo. Ed è così che ha portato nell’Olimpo l’8 e poi il 24, che è un numero pieno di significati, incluso quello dei secondi a disposizione per un’azione nel basket.
Un giocatore ossessionato dalla vittoria, dal miglioramento, dalla sua ascesa, che poi diventa quella di squadra. Un giocatore che ha chiuso la sua vita contro la collina di Los Angeles, a bordo del suo elicottero, dopo aver vinto tutto e aver trasformato ogni compagno in un vincente.
E non è stato facile, perché entrare in sintonia con Bryant era praticamente impossibile. Non mancano gli aneddoti all’interno dello spettacolo, ma in realtà Buffa non racconta le partite, tranne alcuni momenti, racconta il black mamba che Kobe aveva dentro e che ha fatto diventare il suo simbolo.
Uno spettacolo educativo, utile a chi deve prendere decisioni, può così capire come anticipava gli altri il campione dei Lakers, ma utile anche ai giovani, che possono capire cosa significhino dedizione al lavoro e voglia di affermarsi.
Non ci sarebbe lo spettacolo senza la musica del piano del maestro Alessandro Nidi e quella dei due figli con trombone, percussioni e timpani. Potrebbero esserci video e immagini, invece la regia ha scelto dei disegni, freddi ma al contempo iconici che aiutano solo il pubblico a mantenere la concentrazione.
Vince ancora quindi Buffa e regala al pubblico, mai come questa volta maschile e over 30, due ore di immersione nella Nba e in quello che è stato, senza dubbio, uno dei suoi simboli difficilmente raggiungibili, quello capace di passare da giovanissimo che entra e tira due air ball, “nessuno aveva il coraggio di prendere i tiri decisivi”, a canestri vincenti sulla sirena.


