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5 G, Franchellucci chiama gli esperti. "Nessun rischio in più. Mozioni inutili, unica arma è il piano antenne"

25 Maggio 2020

PORTO SANT’ELPIDIO – 5G, che fare? il sindaco Nazareno Franchellucci, che guida Ali Marche, ha chiamato per chiarire la questione Leganet (Società di consulenza e servizi di innovazione tecnologica per enti locali e aziende a partecipazione pubblica) e il suo presidente Alessandro Broccatelli. Ma anche Mario Galieni, uno dei tecnici che ha seguito i principali piani antenne delle amministrazioni locali.

“Fondamentalmente essere sindaco significa governare gli aspetti di pianificazione del territorio. E questo passa anche per le nuove tecnologie, che non si vedono ma caratterizzano le nostre vite” sottolinea Franchellucci che aggiunge: “Il compito degli amministratori è gestire e possedere la pianificazione del futuro”.

In passato le compagnie arrivavano e installavano antenne, provocando spesso la rivolta delle comunità. “A quel punto abbiamo affrontato il tema della pianificazione con il piano antenne, che significa dire accetto la tecnologia, servizio pubblico ed essenziale, regolando i luoghi e le modalità di installazione” prosegue.

Il punto chiave è come gestire senza subire. “L’Italia, recependo indicazioni fatte dall’Unione Europea, introduce la nuova tecnologia con dovute cautele. A oggi non ci sono evidenze scientifiche che testimoniano che il 5G sia dannoso per la salute” spiega Broccatelli.

Il diritto di essere connessi e collegati e avere accesso a qualunque forma di servizio. “Questo deve essere un principio guida, non si possono creare territori arretrati per definizione. Il 5 G impone scenari ancora più veloci di scambio di informazioni. Apre l’accesso a opportunità di sviluppo e tecnologie. Quindi aiuterà sistemi che oggi hanno scontato arretratezze. Penso al mondo della sanità, della scuola e delle imprese oltre che della mobilità. Ma lo scenario roseo lo possiamo immaginare se sarà garantita la salute” ribadisce il presidente di Leganet.

Emergono le differenze tra 4 e 5 G, a cominciare dalla tipologia di irradiazione. “Quella del 4 G era costante e copriva un’area, quella del 5G, invece mirerà sul dispositivo. E questo senza aumentare i limiti di esposizione e i livelli del campo elettromagnetico. Insomma, non ci sono elementi per pensare a un pericolo maggiore, soprattutto se l’Arpam continuerà a verificare i limiti stabiliti per legge”.

Passaggio è chiave è quello su chi decide cosa. Su questo Gabriele De Luca, esperto di Leganet, è chiaro: “Lo Stato ha appaltato le frequenze per 6miliardi di euro. E ora hanno il diritto di installare antenne 5G, diritto che prevale sui regolamenti contrari di regioni e comuni. Quindi – ribadisce – mozioni di indirizzo ‘no 5G’ non hanno alcun valore giuridico. Ani, quando inizieranno le installazioni, tutte le mozioni potranno essere impugnate davanti al Tar che le annullerà condannando le amministrazioni a risarcire. Le antenne sono opere di urbanizzazione primaria”.

L’unica ‘arma’ in favore dei comuni sono i piani delle antenne che vanno a limitare le possibilità di azione degli operatori, che saranno costretti a scegliere in quelle zone il punto dove installarlo. Zone che devono comunque garantire il servizio. In questo modo il servizio sarà sicuro, il segnale monitorato e la qualità della vita tutelata”.

Raffaele Vitali

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