
PEDASO – Dopo le dimissioni contestuali di sei consiglieri di maggioranza che hanno sancito la caduta dell’Amministrazione comunale, il sindaco Vincenzo Berdini rompe il silenzio e ricostruisce quanto accaduto.
Sindaco, cosa è successo in queste ore?
«Con le dimissioni di sei consiglieri di maggioranza si è determinata la fine anticipata dell’esperienza amministrativa. È una crisi costruita senza prove, accantonando il bene comune per proprie opportunità politiche. Un atto che non colpisce il sindaco, ma l’intera comunità di Pedaso».
Lei parla di crisi costruita. A cosa si riferisce?
«Da settimane si è alimentato un clima di tensione interna culminato con la scelta dell’ex vicesindaco Giuseppe Galasso di costituire un gruppo autonomo. Aveva assicurato collaborazione fino all’approvazione del bilancio, ma così non è stato. Si è preferito aprire una frattura politica in prossimità della competizione elettorale».
Al centro dello scontro c’è la lottizzazione SIRI. Cosa risponde alle contestazioni?
«Parliamo di un provvedimento già approvato in passato, anche dallo stesso Galasso. Non sono state modificate volumetrie o superfici, né sono stati concessi vantaggi ulteriori al privato rispetto a quanto deliberato negli anni precedenti. Si è cercato di costruire un caso politico su un atto tecnico che non cambiava la sostanza».
Ha anche formalizzato un’astensione per conflitto di interessi.
«Esattamente. Ho scelto di astenermi proprio per garantire la massima trasparenza e il rispetto delle norme. È un atto previsto dalla legge e dimostra la correttezza del mio operato. Al contrario di quanto insinuato, ho agito con senso di responsabilità».
C’è chi sostiene che questa crisi fosse inevitabile.
«Non lo condivido. È stata una scelta politica precisa, maturata per andare a elezioni già a maggio. Per farlo servivano le dimissioni entro lunedì. Così è stato. Ma le conseguenze sono pesanti per il Comune, che ora sarà commissariato in attesa del voto».
Che bilancio fa della sua esperienza amministrativa?
«Rivendico con orgoglio il lavoro svolto. Non ho mai percepito un euro di stipendio dal Comune. Ho sempre messo Pedaso davanti a tutto, anche quando questo ha significato assumere decisioni difficili o impopolari. Lascio con la coscienza a posto e con la convinzione di aver operato nell’interesse della città».
Ora per Pedaso si apre una fase di transizione, in attesa del commissariamento e delle prossime elezioni amministrative.
r.vit.
