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editoriale

"Tendenzialmente senza lavoro" ma con le feste

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Quando si dice avere idee dirompenti. La disoccupazione giovanile vola, gli artigiani chiudono, le commesse non vendono, gli chalet sono vuoti perché non c’è spiaggia. Ma arrivano gli eventi. Dovunque e comunque, crisi o non crisi, le feste impazzano.

I romani insegnano. Nei momenti difficili, apri il Colosseo e fai divertire i cittadini. E così farà il Fermano, impegnato a pianificare cartelloni estivi ricchi, ricchissimi, di momenti di svago. Tutto purché non si pensi.

Ma i momenti di svago necessitano pur sempre di attrezzature e manodopera. E allora, dove trovarla? Forse tra i disoccupati, forse nei centri per l’impiego, forse tra i cittadini che perdono lavoro perché chiudono le aziende e sono in cassa integrazione?

No, a Porto Sant’Elpidio l’intenzione è di far lavorare i “tendenzialmente privi di occupazione e con le giuste competenze”. Sarebbe stato troppo semplice mettere dei requisiti chiari, definiti, normativamente regolati. Ora, il punto chiave è rappresentato dalla parola “tendenzialmente”. È come dire vuoi il latte caldo o freddo e rispondi tiepido. Ovvero tutto e nulla. Dietro quel tendenzialmente può rientrare chiunque non sia assunto, ma al contempo non per forza disoccupato. E allora, perché scriverlo?

Quante persone “tendenzialmente prive di occupazione” conosce il sindaco Nazareno Franchellucci? Noi, come tanti, invece ne conosciamo troppe di disoccupate. Quelle vere, quelle iscritte nei registri, quelle che lavorerebbero e magari hanno anche le giuste competenze, secondo parametro inserito dal novello primo cittadino per la creazione del nuovo gruppo di lavoro. Che ricorda tanto i volontari delle feste dell’Unità.

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Basket e Sutor, tutto cambia per non cambiare

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Il basket è uno sport divertente e spettacolare. Ma ha un problema: non si rinnova. I dirigenti sono sempre gli stessi. Si fanno le aste per il prode Arrigoni, si riporta a casa il figliol prodigo Costa, si riprende l’allenatore di un paio d’anni prima, si sceglie il presidente federale che sa già i nomi delle segretarie.

Uno sport che vive di certezze, di piccole sicurezze costruite negli anni e che non sa rischiare, è uno sport senza futuro. Certo, in questa maniera si garantisce il presente, ma poi, che succede?

Quanto successo alla Sutor Montegranaro negli ultimi mesi ne è l’emblema. Giorni e giorni spesi a lanciare appelli per la cessione della società. Una assemblea pubblica per dire “siamo cambiati”. L’ingresso di nuovi soci. L’immagine, il brand da rilanciare con volti freschi. E invece, tutto cambia per non cambiare.

Resta la Triade, e questo sia chiaro è la parte buona del non cambiamento. Senza alternative concrete ci sarebbero solo state due strade: un proprietario delinquente stile Amadio a Pesaro o la cessione del titolo. E allora, perché resta la Triade? Perché chi doveva entrare ha paura dei debiti. O forse perché mettere la firma sulle carte è più pesante di quanto si pensi.

Il basket in serie A non è un hobby, non è il giocattolo di famiglia, è una impresa. Bilanci milionari, conti, in teoria, da tenere in ordine. Decine di persone a libro paga, o da pagare. Idee nuove da ricercare che vadano oltre la storia.

Ma non poteva andare diversamente la vicenda della Sutor nata in una assemblea in cui si è partiti dalla nascita della pallacanestro con slide e musica romantica. La storia insegna, ma basta conoscerla, non serve sempre ripeterla. Altrimenti, dopo 40minuti di lezione sul passato, i cinque dedicati al presente futuro nessuno se li ricorda.

E così, tutto cambia per non cambiare.

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La verità? Ha perso chi non ha votato

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Nuovi sindaci, solite polemiche. Pochi al voto, tanti astenuti.

Mai come questa volta ha perso chi è rimasto a casa e non ha votato perché:

ha lasciato scegliere qualcun altro;

ha rinunciato alla possibilità di dettare le priorità;

ha dimenticato il senso della parola partecipazione;

ha perso l’occasione di cambiare i partiti;

ha dimostrato che in troppi parlano e in pochi agiscono;

ha confermato che piazze piene significano urne vuote;

ha dato fiducia alla non fiducia.

Rimanendo a casa, il grande sconfitto ha anche fatto vincere chi invece ha votato perché:

ha chiuso la bocca a chi parla di voto di scambio;

ha permesso a chi crede nella democrazia di incidere;

ha consegnato la città a mezza città;

ha dato l’occasione alla mezza città che ha vinto di governare al meglio per tutta la città;

ha dimostrato l’incapacità di governare rispetto a quella di parlare;

ha, insomma, fatto risorgere proprio chi voleva eliminare: la politica. Quella buona, quella libera, quella che sognano in tanti e che solo l’elezione dei sindaci fa vivere.

Sempre se voti e non decidi di perdere senza giocare.

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Fermano, una settimana (di cronaca) nera

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Non bisognerebbe stupirsi se la prossima trasmissione di Salvo Sottile, conduttore di Quarto Grado, venisse girata nel Fermano. Non ci si dovrebbe stupire perché questa piccola Provincia, che vanta numeri di criminalità irrisori, almeno stando ai dati della Prefettura, si sta scoprendo insicura, spaventata. Quantomeno negli ultimi sette giorni.

Sapere che uscendo di casa puoi finire in mezzo a una sparatoria in pieno giorno, non fa dormire tranquilli i cittadini. E siamo a Lido di Fermo.

Sapere che se fai bancomat, ti ritrovi con una pistola puntata alla tempia e vieni costretto a salire in auto, il tutto per cinquanta euro, non è un buon biglietto da visita per il turismo. E siamo a Porto Sant’Elpidio.

Sapere che se esci di casa ti possono prendere a mazzate, armati di coltelli, perché forse hai sgarrato, non ti lascia sereno. E siamo sempre a Lido di Fermo.

Sapere che uscendo di casa puoi finire in mezzo a due donne che si stanno accoltellando per un uomo, tra le vie di un paesino gioiello, fa riflettere sul concetto di integrazione. E siamo a Montelparo.

Sapere che, già disperato, entrando in un Compro Oro puoi ritrovarti con un ragazzetto armato di pistola, per fortuna giocattolo, è un ulteriore motivo per rassegnarsi. E siamo a Montegiorgio.

Che bella settimana per il Fermano delle eccellenze, degli imprenditori, degli artigiani, delle bandiere blu e un po’, ormai possiamo dirlo, dei criminali.

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Tenacia e fortuna, basket specchio dell'economia

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Basket ed economia, il binomio perfetto. Le rilevazioni statistiche effettuate da una società di Bologna evidenziano un connubio tra questo sport e i manager, gli imprenditori, chi studia e chi ha un livello medio alto a livello intellettivo.

Il perché è sempre stato spiegato con la difficoltà delle regole, che implicano uno sforzo cerebrale; con il fatto che si gioca al chiuso, cosa che permette di veicolare al meglio anche i messaggi commerciali; con la correttezza del pubblico, che avvicina un target ampio ma selezionato di tifosi.

Invece, guardando i play off più combattuti degli ultimi anni, perché definirli belli da un punto di vista tecnico sarebbe un errore da tifosi, fa emergere un’altra caratteristica. Come nessun altro sport nel basket si è padroni del proprio destino grazie all’impegno, alla tenacia, all’allenamento e alla fortuna. Già, la fortuna.

Quella che trasforma un semplice accessorio nel must dell’estate, vuoi che sia una borchia o una stringa; quella che fa di un giocatore abile da tre, migliorato nei lay up, l’uomo del destino con un tiro con meno di un secondo da giocare; quella che insomma differenzia un successo da un flop.

I love this game urlano nel mondo. Sarà anche per questo che i calzaturieri si sono inventato I love italian shoes, connubio perfetto di passione, capcità e sana, immancabile, meravigliosa fortuna.

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Nuova Giunta, vecchi nodi. Ospedale o centrale?

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“E adesso attendiamo la Regione alla prova della centrale a biomasse e dello stoccaggio del gas”. La settimana della nuova Giunta si apre con le parole del Pd e le urla dei cittadini. La centrale che nessuno vuole, forse neppure i sindacati che si stanno rendendo conto che il cammino è sempre più stretto, è alla prova del nove.

Tutto passa nelle mani della Regione Marche, che deve decidere se autorizzare o meno l’impianto che dovrebbe prendere il posto dell’ex Sadam. Quanto deciderà la Regione sarà interessante, perché potrebbe anche chiarire definitivamente il mistero sul futuro dell’ospedale di Campiglione.

Dato per certo, tra un taglio e l’atro, traballa sempre più. I fondi europei ridotti di un terzo, i posti per acuti, le guerre tra nord e sud delle Marche e il peso di multinazionali sulle scelte della politica, chiariranno la questione.

Se la centrale dovesse ricevere il ‘Via’ dalla Regione, sarebbe finalmente chiaro che l’ospedale di Fermo altro non fu che una mossa elettorale, visto che entrambe le strutture sono assolutamente incompatibili. Il Fermano attende, il neo assessore Malaspina, applaudita da alcuni e già avversata da altri, non poteva avere debutto più complicato.

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Economia, una 'Giornata' senza imprenditori

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L’economia interessa tutti. È ormai assodato visto che le parole più comuni dai 13 ai 90 anni sono crisi, disoccupazione, patto di stabilità e tagli.

Ma l’economia, almeno nella sua giornata, dovrebbe parlare a chi è in prima linea in questo settore, ovvero gli imprenditori. Dovrebbe far riflettere che l’incontro-convegno-approfondimento organizzato dalla Camera di Commercio di Fermo abbia avuto come platea per il 90% politici. C’erano tutti in prima fila, giustamente. Perché quando si parla della realtà del territorio, le istituzioni hanno un ruolo chiave. Ma il problema è che dalla seconda fila in poi si proseguiva con amministratori, sindacalisti, curiosi. Ma gli imprenditori?

Forse uno, due se ci si aggiunge che alcuni politici tali sono. Ma il territorio non ha risposto all’idea di ragionare sui numeri della propria realtà. Nessun interesse verso le slide accurate di uno studioso di Nomisma, eccellenza italiana nel campo della ricerca economica.

Perché? A sentire gli imprenditori sono stanchi di parole. Ma ieri si parlava anche di politiche di internazionalizzazione, di reti e di distretti ormai superati. Ma se ne parlava per chi? Di certo per le telecamere, molte di più degli imprenditori presenti.

Quindi, c’è sempre speranza. Per chi l’avesse persa, basta sintonizzarsi su una delle numerose tv locali, e l’assenza, voluta, sarà immediatamente dimenticata. Mentre da ricordare, e superare, dovranno essere i motivi di quelle file vuote, prive di chi riempie le casse di una delle migliori Camere di Commercio d’Italia.

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Fuga dal voto, il fermano è un italiano

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Forse, ma solo forse, che la gente sia stanca della democrazia.

Forse, che non creda più che scegliendo in realtà indirizza il futuro.

Forse, che le differenze tra una parte e l’altra sono così labili da non stimolare i cittadini.

Forse, che il sindaco sempre più svuotato di risorse non ha appeal.

Forse, che a forza di parlare di voto di scambio la gente si stanca e ci crede.

Forse, che chi sogna la partecipazione è il primo che non si presenta.

Forse, ma solo forse, i candidati non erano stimolanti .

Di certo, il trenta per cento è rimasto a casa e al ballottaggio, dove serve, rischia di andare in scena la fine tragica di una commedia amara dal titolo anacronistico: le elezioni.

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Il Governo del fare riparte dal banale: Province kaputt

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Siamo sempre lì. Cambiano le teste, cambiano i colori politici, non cambia l’obiettivo: abolire le Province.

Come? La nuova teoria del ministro Delrio, uno che di enti locali si intende visto che è sindaco e dell’Anci è stato presidente fino a poche settimane fa, è semplice e confusionaria allo stesso modo: cancellate o quantomeno svuotate, dipendenti inclusi che passano a regioni e comuni.

A nulla vale il fatto che il 2 luglio la Corte Costituzionale deciderà sul primo tentativo di riforma Monti che provò, maldestramente, a trasformare le Province in enti di secondo livello. Il che significava passare da enti elettivi in enti formati da delegati dal Comune. “Decisione a parte - precisa Del Rio sul Corriere della Sera – andremo avanti comunque”.

E come? Un disegno di legge, se non addirittura il canonico decreto che salta la discussione parlamentare, da presentare prima dell’estate. E con quello provare la navetta per eliminare la parola Province dall’articolo 144 della Costituzione.

Il grande risparmio immaginato prevede l’abolizione di Presidente, Giunta e consiglieri eletti. E i poteri? Un po’ ai Comuni, un po’ alle Regioni, che forse verranno riviste, ma solo se lo deciderà il ministro Quagliariello, e un po’ a quel minotauro che diventerebbe il collegio dei sindaci intercomunale.

Risultato? Il ministro, assieme al premier Letta, potrebbe presentarsi alla folla con lo scalpo in mano. Boato e applausi per un Paese che pensa prima ad abolire che a riformare visto che lo stesso ministro parla di ‘programmazione da studiare’. Già, studiare. Parola magica che eviterebbe di sbagliare, di nuovo e che farebbe ricordare al Governo che ci sono cose più utili e urgenti del canonico spot privo di contenuti pratici.

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Al voto nel segno dell'Innominato

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Porto Sant’Elpidio al voto, per scelta, nel segno dell’Innominato.

Leggi tutto: Al voto nel segno dell'Innominato

 

Nella, gigante scontroso tra nani vogliosi

La crisi politica dell’amministrazione di Fermo si conferma ‘anomala’. Il problema è che nessuno ha capito se era una crisi legata al sindaco Brambatti o una crisi connessa alla Giunta. Se era una crisi dell’opposizione incapace di incidere o una crisi della maggioranza divisa e litigiosa.

Sta d fatto che la crisi, durata un paio di mesi fra tira e molla, finte paci, documenti,sintesi, correzioni e conclusioni, è finita.

Finita con la Brambatti che ha cambiato le pedine più piccole e confermato quelle grosse. Una Brambatti che da sola ha tenuto testa al suo partito, il Pd, e agli alleati litigiosi, Fermo si Muove. Una Brambatti che ha deciso, su ampie pressioni interne, di valorizzare i consiglieri.

Una Brambatti che oggi viene attaccata per aver agito dopo che era stata attaccata per non aver agito.

 A conferma di una sola cosa: maggioranza e opposizione hanno una cosa in comune: non sanno cosa vogliono. Non sanno quale città vogliono. Non sanno, semplicemente, gestire la propria posizione. Ed ecco che in questo contesto si erge un gigante scontroso tra nani vogliosi, la Professoressa. Che mai come in questo caso può dire: “Io decido, quindi sono. Voi parlate, scrivete, ma non agite. Quindi, finché non trovate contenuti, tacete”.

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