Piede sulla riga, palla persa e tanti saluti: Poderosa ko, Piccoli fa grande Piacenza

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L’inferno che diventa paradiso. Ma san Thomas non è san Serafino e va a corrente alternata. A spegnerla è l’uomo con la fascetta, Matteo Piccoli.

PORTO SAN GIORGIO – Altro che San Serafino, la Poderosa punta su San Thomas, ma non basta. Vuoi perché piacenza è dura a morire, vuoi perché coach Ciani non chiama mai time put anche quando gli avversari fanno quello che vogliono e si gasano, vuoi per un paio di fischi chirurgici, come i tre secondi a Thompson sul + 2 Poderosa a meno di un minuto dalla fine. Resta il fatto che alla fine esulta Ceccarelli, che un anno fa promise la cena ai suoi in caso di vittoria, chissà oggi.

Peccato, Thomas era stato immarcabile in ogni movimento, che giochi guardando il canestro o partendo dando le spalle, e il fisico, all’avversario. È con lui che la Poderosa resta in vita per i primi due quarti, dove Piacenza dà tutto quello che ha, toccando anche il + 11. Ma il basket è uno sport strano in cui se perdi la concentrazione, se alzi le ginocchia, puoi improvvisamente sparire. E può succedere anche a Ferguson, uno da 17 punti in due quarti e poi solo valanghe di ferri. Quelli che ha smesso di prendere Thompson, seguito a ruota da Bonacini. Nel giorno in cui Palermo fa più falli che cose buone, la difesa sembra il tallone d’Achille. Ceccarelli imposta il suo gioco sul pick&roll di Ferguson e Ciani non trova le contromisure. Lenti i titolari, poco reattivi i panchinari. Fino a metà secondo quarto, quando i cambi difensivi cominciano a migliorare. Resta la lentezza dei piedi di Mastellari e Thompson IV che dei propri uomini spesso vedono solo il nome sulla maglietta.

Ma c’è sempre Thomas, che fa quel che vuole e continua a segnare, azione dopo azione. Il primo sorpasso, però, è frutto di una tripla di Michele Serpilli. Velocissimo il lungo a ricevere, mettere i piedi a posto e portare la palla in posizione di tiro (53-54). Inizia da lì il break di 19 a zero che Ceccarelli non riesce, per un po', a frenare. Tutto va come sognato, il pallone non si ferma più nelle mani di Thomas: segnano Mastellari dalla lunetta, dopo 25’ di nulla, Bonacini, che ha una grande capacità di fare la cosa giusta quando sale la tensione, e un paio di volte Thompson (68-53).

L’inferno che diventa paradiso. Ma san Thomas non è san Serafino e va a corrente alternata. A spegnerla è l’uomo con la fascetta, Matteo Piccoli, una specie di gladiatore che difende come se non ci fosse un domani e non trema quando va in lunetta. Incassa falli antisportivi in serie e mette in ritmo Santiangeli, spettatore non pagante che in pochi attimi segna dieci punti. Il tutto, di fronte a un impassibile Franco Ciani. Il coach della Poderosa non chiama mai time out, non ferma l’adrenalina di Piacenza, no placa il nervosismo dei suoi verso gli arbitri e incassa il contro break di 10 punti che solo la prova di forza di Cucci spalle a canestro seguita dalla morbida mano di Thomas, non trasforma nel ko anticipato.

Un finale di partita spettacolare, carico di tensioni, in cui il primo a chiamare time out, a 43 secondi dalla fine, con due punti da recuperare e la palla da gestire dopo la rimessa, è ancora coach Ceccarelli. E fa bene, Ferguson esegue lo schema e impatta (76-76). Thomas forza, la gioca da solo e sbaglia. Ferguson, ancora lui, si beve Mastellari, ma perché lo marcava lui?, e serenamente appoggia eludendo l’aiuto di Thompson a 2 secondi dalla fine. Ciani è costretto a chiamare time out. E cosa accade? Che sulla rimessa, dopo un complicato blocco sulla linea di fondo che costringe Mastellari a ricevere e a girarsi nell’angolino, il piede dell’ala finisce sula riga. Palla persa e tanti saluti. Del resto, un santo da solo non basta mai, anche se si chiama Thomas. 

Raffaele Vitali