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Tra gli ultimi del modo per portare un sogno: Marco Renzi in Africa con il teatro di Marameo

marameokenia

I bambini restano l’obiettivo del direttore artistico Marco Renzi, che da decenni lavora e organizza festival di teatro per ragazzi. “Tre provincie e sei comuni della regione sono stai coinvolti in Marameo. La coda è ‘Teatri senza frontiere’, un progetto di teatro e solidarietà in cui ho lavorato ogni giorno.

di Raffaele Vitali

FERMO – Una sola parola: Marameo. Una parola che diventa internazionale con Marco Renzi che porta il teatro in Kenya dal 15 settembre al 2 ottobre. “Una iniziativa culturale di alto livello, la Provincia non può che essere al fianco di questo progetto che arricchisce il territorio. Questa ultima parte del festival che fa vivere ai ragazzi il mondo del teatro è quella che desta più curiosità: andiamo fuori Italia, in area che lottano per sopravvivere, in territori che Marco Renzi cerca di coinvolgere con giornate di gioia e solidarietà” sottolinea il vicepresidente della Provincia, Stefano Pompozzi.

I bambini restano l’obiettivo del direttore artistico Marco Renzi, che da decenni lavora e organizza festival di teatro per ragazzi. “Tre provincie e sei comuni della regione sono stai coinvolti in Marameo. La coda è ‘Teatri senza frontiere’, un progetto di teatro e solidarietà in cui ho lavorato ogni giorno. Aspettavo questi giorni con il cuore e l’anima”. Va oltre il teatro, “anche se questo è quello che faremo”, e ha toccato l’Etiopia, l’Amazzonia di Manaus, l’Albania dei campi rom, il Ghana in legame con i frati comboniani, “che ci hanno colpiti per la loro capacità di azione che hanno portato alla costruzione di un centro che accoglie 700 bambini strappandoli da un futuro di degrado”.

Quest’anno padre Renato, comboniano, è il nuovo partner. “Cambiamo contesto, con la megalopoli di Nairobi, una città dove si passa dalla ricchezza sfrenata alla povertà inimmaginabile. E il comboniano si muove tra gli slam. Ha creato diversi centri di recupero dove garantisce a orfani un tetto, l’istruzione e il cibo quotidiano”. Sembrerebbe inutile portare il teatro, ma non è così: “Attiveremo un laboratorio di teatro per 40 ospiti dei centri di recupero comboniani e alla fine realizzeremo uno spettacolo. In contemporanea gli attori di Teatri senza Frontiere porteranno lo spettacolo dove o riterranno opportuno. Credetemi, il teatro è uno strumento di rapporto tra esseri umani e in luoghi come questi si riscoprono le radici”. Funziona il sistema: “Il prossimo anno torneremo in Ghana, perché lo hanno richiesto. Questo significa che funzioniamo, che la comunità ha colto in noi elementi utili. Siamo un gruppo eterogeneo, che racchiude compagnie di ogni angolo d’Italia che credono nel progetto investendo risorse e persone”.

Fabrizio Ferracuti è l’uomo immagine, che racconterà visivamente l’esperienza in Africa; “Sento la responsabilità di raccontare queste giornate. Sono 40 anni che racconto storie e documento eventi, ma è la prima volta che vado a fare fotografie in uno scopo così nobile. Perché guarderà i gruppi teatrali ma anche il padre comboniano e la realtà locale. Giacomo Beverati, comune di Montegranaro, e Graziano di Battista, Camera di Commercio, sono partner fondamentali.

“Abbiamo avuto la fortuna di ospitare la prima di Marameo all’interno del Veregra Street. Ci ha impreziosito. Questa non è una appendice, è una pagina bella, è il cuore di tutto il festival. I bambini sono il futuro non solo nel Fermano e con questa tappa creiamo un ponte con un mondo a noi lontano della cui povertà siamo responsabili” ribadisce Giacomo Beverati parlando anche per le tante altre amministrazioni vicine al festival.

“Unire tre province è una scelta saggia. E poi c’è il coinvolgimento dei bambini. Ma non basta, noi dobbiamo pensare su cosa fare per migliorarne davvero il futuro. Parliamo sempre di internazionalizzazione per l’economia del territorio quando c’è anche la cultura, l’impegno sociale. E ce lo ricorda Marco Renzi che va verso chi non ha neppure la possibilità di sognare, da sempre prerogativa del teatro” ribadisce Graziano Di Battista

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