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Meno dipendenti, meno aziende, una certezza per i calzaturieri: "Il Micam andrà benissimo"

camcommicam

“Confindustria moda rappresenta 600mila lavoratori, 77mila sono quelli de calzaturiero, dobbiamo contare di più e grazie al lavoro di Annarita Pilotti ci stiamo riuscendo” prosegue Enrico Ciccola.

di Raffaele Vitali

FERMO – Sono 133 gli espositori di Fermo, 66 quelli di Macerata. “Un numero che mi fa pensare a chi si rassegna e a chi il problema lo affronta. Noi lo affrontiamo. Nel 2012 eravamo 220. Magari gli occupati ora sono gli stessi, ma il calo è netto” sottolinea Enrico Ciccola, il presidente dei calzaturieri di Fermo legati a Confindustria.  

A theMicam (17-20 settembre) il Fermano ci va con la Camera di commercio al fianco degli imprenditori: “Il distretto di Fermo e Macerata è il cuore del Micam.  Non va mai dimenticato che il lavoro è nelle mani degli imprenditori e delle loro capacità, quindi dobbiamo far sentire la nostra presenza” esordisce il presidente Graziano Di Battista. Lui che ha il polso del territorio non si tira indietro: “Le fusioni sono complicate e difficili, ma le reti sono una base fondamentale che fa lavorare insieme e affrontare il mondo non con piccoli numeri, senza far perdere la propria identità. Ci sono fondi importanti che arrivano dall’Europa, ma vanno conosciuti e usati. Noi aiutiamo le imprese, ma le imprese devono partecipare perché nei momenti di incontro si superano anche i problemi burocratici”. Il Micam è il presente, ma c’è sempre un dopo da affrontare e le risorse sono necessarie. L’Europa è una strada, le banche si sperano siano un’altra. “Confindustria moda rappresenta 600mila lavoratori, 77mila sono quelli de calzaturiero, dobbiamo contare di più e grazie al lavoro di Annarita Pilotti ci stiamo riuscendo” prosegue Enrico Ciccola.

ALINA FERRETTI, ASSOCALZATURIFICI

“Lavoriamo tutto l’anno, ma il Micam è il momento chiave per un distretto che unisce calzaturifici, fondi, accessori e pacchetti informatici che mandano avanti le aziende. Noi sentiamo la responsabilità del nostro ruolo. Grazie al lavoro delle presidenze marchigiane di Assocalzaturifici siamo stati in grado di fare in modo che il Micam diventasse la più importante fiera mondiale. Grande lavoro della Pilotti che ha portato il Micam insieme alla Settimana della moda e tanto sta facendo fuori dai padiglioni nei tavoli con il Governo”.

LO STAND

theMicam arriva in un momento particolare secondo Nazzareno Di Chiara. E lo è per due ragioni: segnali di ripresa? “Speriamo si concretizzino al Micam”; riforma camerale? “Noi siamo giovani ma nei nostri pochi anni siamo stati un riferimento per le Pmi, proprio anche al Micam”. Due tasselli che fanno dire al presidente dell’Azienda Speciale: “Sono preoccupato”. E da lì la richiesta: “Invito il Governo e la Regione a rivedere la riforma per trovare una soluzione quantomeno condivisa nel rispetto di quello che il territorio rappresenta e per quanto contribuisce come Pil regionale”.

Il bello trova posto dentro lo stand per conquistare i buyer con i prodotti enogastronomici, dolci, salumi e caffè, oltre che con Testella, l’artigiano che realizzerà una scarpa a mano davanti agli occhi dei passanti. “In questo contesto non possiamo purtroppo portare il concerto dei suoni di una fabbrica, dove le opere d’arte che poi vengono vendute e ammirate al Micam nascono. Ma è un modo per convincere chi entra in fiera a prendere poi un treno per raggiungere il nostro distretto”.

ENRICO CICCOLA, CONFINDUSTRIA FERMO

Espongono 700 imprese straniere e altrettante italiane a Milano. “La scelta di legarci alla Settimana della Moda ci rende protagonisti nel momento chiave del periodo di vendita. Stiamo imparando, finalmente, a condividere le problematiche con tutte le associazioni di categoria, le istituzioni e i sindacati”. Le aziende sono così divise dentro il Micam: 54 nel padiglione lusso, 66 in quello Contemporary, sette nel padiglione 7, quattro nel bambino, due nell’Active. “Le imprese ci provano, ma servono impegni precisi dal Governo per non cedere il passo definitivamente alla Cina o ad altri territori”. Una prima soluzione, oltre alla valorizzazione del Made in Italy per cui Ciccola è impegnato su delega di Assocalzaturifici nazionale, è quella dell’investire di una figura fondamentale dentro i calzaturifici: l’orlatore.

“Dopo aver delocalizzato nell’Est europeo per tanti anni l’orlatura, visto che lo stesso operaio ci costava 300euro in Albania contro i 3mila in Italia. Un reparto che richiede personale e noi stiamo crollando visto che i dipendenti sono passati da 133mila a 77mila. Ogni piccola azienda se non ha una orlatrice in casa, deve portarlo fuori o andare dai cinesi. E chi sa questo mestiere ha da 50 anni in su. Dobbiamo chiedere aiuti di stato, defiscalizzazioni mirate per il lavoro dell’orlatura e fare un grande progetto di formazione. Punteremo sugli italiani, altrimenti coinvolgeremo gli immigrati se non troveremo i primi. Se non ci riusciamo, molte aziende sono destinate a chiudere. Questa è un’altra battaglia che mi fa dire che ce la faremo”.

CNA E CONFARTIGIANATO

Poche e chiare parole per Paolo Silenzi e Paolo Tappatà: “Nell’ultimo anno abbiamo aiutato aziende a partecipare al bando innovazione sui campionari della regione Marche. Vedremo i risultati durante la fiera visto che diverse aziende hanno potuto ottimizzare le collezioni grazie alle risorse ricevute. L’ottimismo con cui arriviamo a Milano è dato dalla sinergia tra associazioni e dalla nuova data, che ci piace. Nel 2016 però 97 imprese hanno chiuso e in otto mesi del 2017 già altre 80. Non ci serve campanilismo in questo momento, serve una promozione univoca del territorio che includa anche le banche che devono starci vicino”.

LE ISTITUZIONI

Francesco Giacinti, Regione: “Parliamo di turismo, di agroalimentare, ma il cuore economico è il calzaturiero, nonostante le difficoltà. Serve un cambio di passo per superare il cambiamento del mercato, che non si basa più per un’azienda su un solo Paese. Ecco che l’innovazione tecnologica diventa fondamentale come la ricerca dei nuovi mercati, in cui la Regione vi aiuterà. Il Micam si colloca in questa direzione, è l’apertura verso i mercati del mondo”.

Stefano Pompozzi, Provincia: “Quando si muovono 140 imprenditori non si muove un pezzo del tessuto industriale, ma il tessuto. E quando accade, è tutto un sistema che viene portato al Micam: quello professionale, quello della conoscenza del territorio e quindi turismo e scuola. Quando un indotto di questo tipo va in trasferta, c’è bisogno della presenza delle Istituzioni, della politica. Che può essere più o meno forte, ma è fondamentale sia al fianco di chi diventa ambasciatore superando ogni difficoltà”.

Francesco Trasatti, Fermo: “Il Micam è la riprova che istituzioni e imprese possono dialogare e lavorare insieme. Confidiamo che questo avvenga anche in futuro, quando la Camera di Commercio di fermo non sarà più autonoma. Lo spirito di quadra non deve essere perso in vista dei riassetti, che non condivido ma osservo”.

@raffaelevitali

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