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Dal centro Carducci a Ceroni: "E' tutto piccolo dentro il nuovo ospedale, che senso ha? Servono posti letto e servizi"

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Il Carducci una proposta ce l’ha partendo dai 44mila metri quadrati, misura stabilita dal progetto, “ma un ospedale efficiente deve essere almeno 100mila metri quadrati; “servono almeno 11 sale operatorie, e non quattro, basta dire che a Legnano ce ne sono 22”; “i servizi vanno divisi fra le varie Aree vaste, ma oggi, non dopo la realizzazione della struttura".

di Raffaele Vitali

FERMO – “È tutto piccolo là dentro”. La sanità è uno dei cavalli di battaglia del centro studi Carducci e il “là” sarebbe il nuovo ospedale di Campiglione. Primo incontro a febbraio 2016 sui temi dell’area vasta 4 dopo lo stanziamento dei 70milioni; secondo nell’aprile 2017 incontro con il senatore Remigio Ceroni. “A luglio le parole di Ceriscioli che ha confermato le risorse per l’ospedale” aggiunge Guido Tascini. Che poi passa ai problemi su Campiglione: “Ospedale nuovo è tale se altamente tecnologico. E questo comporta posti letto con una dotazione diversa dagli attuali”.

In Italia sono diversi i nuovi ospedali in costruzione. “Se andiamo a fare i conti il costo di un posto letto è tale che sommato alla tecnologia raggiunge 380mila euro a postazione. Normalmente costa sui 250mila, ma così resterebbe esclusa la tecnologia”. Facendo una semplice divisione “i soldi stanziati non bastano”.

Ma l’ospedale lo vuole con forza il Centro Studi Carducci: “Avremo le specializzazioni con queste risorse? Avremo le sale operatorie necessarie e di livello?” son le domande del presidente. A queste Renzi aggiunge i numeri, incluse le lacune, “otto specializzazioni mai arrivate ai tempi di Spacca: coronografia, medicina nucleare, emodinamica, radioterapia oncologica, anatomia patologica, radiologia interventistica, radiologia interventistica, scintigrafia e pneumologia”. Nel mentre Macerata ha ottenuto radioterapia utilizzando l’utenza fermana.

Renzi sa che gli accorpamenti porteranno a scelte sulle specializzazioni: “Dobbiamo accordarci prima se vogliamo non perdere i servizi. Dobbiamo ragionarci per tempo e chiedere quello che serve”. Il Carducci una proposta ce l’ha partendo dai 44mila metri quadrati, misura stabilita dal progetto, “ma un ospedale efficiente deve essere almeno 100mila metri quadrati; “servono almeno 11 sale operatorie, e non quattro, basta dire che a Legnano ce ne sono 22”; “i servizi vanno divisi fra le varie Aree vaste, ma oggi, non dopo la realizzazione della struttura”.

Il punto chiave è capire che tipo di ospedale si vuole realizzare: “Questo progettato è una macchietta, un ambulatorio, perché non c’è volumetria per chiamarsi ospedale. Bisogna capire quale è la base di azione: struttura per intensità di cura tecnologica e organizzativa o generalista e ipertecnologico?”. Alessandro Ciaudano para di “forze politiche che possono intervenire sulla parte sanitaria per dare un vero contenuto al contenitore”.

Per Tascini la fine dell’ospedale è segnata in partenza: “I 56 milioni diviso 255mila euro per posto letto creano 252 posti letto. Ma sarebbe un ospedale senza tecnologia avanzata, che costa altri 150mila a posto letto. Verrebbero fuori 151 posti letto. Resta che la superficie non è adeguata”.

Per Ceroni il titolo è uno: “Nuovo ospedale di Fermo: una burla”. Non ha dubbi: “Le risorse a disposizione non bastano. Basta guardare cosa ha speso la Toscana che ha realizzato sei nuovi ospedali e si capisce che servono almeno 150milioni di euro”. Il senatore cita un dialogo con il consigliere di maggioranza Giacinti: “È evidente a tutti che il progetto è inadeguato, mi ha detto senza finzioni politiche”. Nonostante ciò, Ceroni aggiunge: “Va fatto, poi magari lo si modifica durante la realizzazione, puntando all’ampliamento”

I sindacati sono in sintonia con il Carducci: “A Macerata i piccoli ospedali son tutti aperti. È incredibile, considerando che è la provincia con la miglior viabilità. E invece a Fermo li abbiamo chiusi tutti” ribadisce la Cgil con il suo referente pensioni e quello al Pubblico impiego. Ma sui lavori la Cgil sta con Ceroni: “Facciamolo, sarebbe una occasione persa. Poi si vedrà”.

Roberto Lanfranco, Cgil pubblico impiego, parte dal sisma: “In primis mettere in sicurezza ospedale e scuole. Poi ragioniamo sui numeri. Noi abbiamo meno posti letto rispetto al resto della regione. Giusto parlare di sale operatorie, ma prima serve il personale per farle lavorare. Ogni intervento necessità di due specialisti, un anestesista, tecnici anestesisti, infermieri specializzati. Ma questo per ogni sala e non ne abbiamo neppure per le cinque attuali di Fermo. 250 posti letto nel nuovo ospedale possono bastare, se la rete territoriale delle case di cura funziona. Ma bisogna programmare oggi i servizi necessari per la nuova struttura”. E alla fine resta una domanda dentro la sala del Centro Studi Carducci: 250 posti letto o 150 di alta qualità? La risposta arriverà, magari, dopo l’apertura del cantiere.

@raffaelevitali 

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