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Editoriali

Una sola frase a 3 anni dal sisma

rafsmilenuova

Parole, passerelle e la ricostruzione che non c'è

Fermiamoci per un attimo alle frasi tipo della politica in queste giornate di ricordo, di memoria a tre anni dalla scossa che ha cancellato, distrutto non è un termine corretto, città come Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. la frase tipo è “fare la ricostruzione, la pazienza è finita” seguita da “ricostruire è dovere del paese” per finire con “i marchigiani sono persone forti, ce la faranno”.

Di fronte a queste parole c’è una sola risposta e l’hanno data i terremotati, in particolare i laziali che hanno una capacità di sintesi maggiore rispetto ai silenziosi marchigiani: “li mortacci vostra”. La scritta troneggia su uno dei cavalcavia della Salaria, la strada che collega le Marche a Roma. E che oggi è un po’ un simbolo, coni suoi interminabili semafori frutto di restringimenti. È il commento ideale verso chi viene, guarda, stringe mani, promette e poi torna nel suo scranno di legno al Parlamento. Dove poi ricomincia a parlare di altro. Una frase che racchiude stupore e rabbia e che v immaginata abbinata al movimento di braccio e mano che il grande Monicelli ha sdoganato nel film ‘La grande guerra’.

Sfortunati gli abitanti del centro Italia. Non bastava la furia della natura, che ha distrutto praticamente tutto, ci si è messo anche il destino ingrato con il terremoto di Ischia e il crollo del ponte di Genova. Tutto nello stesso periodo ma un anno dopo l’altro. E così, chi si ricorda più di Ussita, chi si ricorda che era una stazione sciistica. O chi pensa a Falerone e alla sua storia ferita. O chi a Montegallo, la Svizzera dei Sibillini diventata solo un ammasso di macerie diviso in decine di frazioni.

Questo è il ricordo del post sisma, una realtà frutto di inefficienza burocratica, più che di scarsa volontà politica. Le colpe? Così lungo l’elenco. Ma mai va dimenticato che in testa alla classifica della vergogna c’è il Governo, seguito dai parlamentari, deboli e incapaci di andare oltre pochi minuti di attenzione; c’è il commissario alla ricostruzione, il nome sceglietelo voi da Errani alla De Micheli passando per Farabollini; c’è la Regione che ha prima dato fondi e poi cambiato le carte, rallentando tutto di almeno un anno costringendo i communi a rivedere i progetti; ci sono i sindaci, perché in troppi si sono dimostrati non all’altezza della situazione e allora bisognerebbe avere il coraggio di chiedere aiuto, magari ai vicini. Infine, c’è la stampa che salvo rarissime eccezioni locali dimentica che c’è un quinto dell’Italia senza case, senza chiese, senza scuole, senza vita se non quella che i ‘resistenti residenti’ garantiscono.

Per cui, c’è una sola cosa da dire, riprendendo i terremotati, a chi dopo le cerimonie tornerà a Roma e magari verrà di nuovo nelle Marche il 30 ottobre e a gennaio, perché le scosse sono state molteplici e sempre più forti: li mortacci vostra.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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