Editoriali

Odio le griffe, ma ho sempre amato le marche: RisorgiMarche

rafsmilenuova

“Odio le griffe, ma ho sempre amato le Marche”. Potrebbe essere un grande slogan questo per una regione che ha bisogno di uscire dal suo piccolo e dorato cortile. Lo ha coniato Vinicio Capossela, l’artista che ha chiuso il festival RisorgiMarche. Chiuso forse per sempre? Chissà, le parole di saluto di Neri Marcorè e Giambattista Tofoni al termine del concerto tra i monti maceratesi hanno suonato come un Farewell gucciniano: “Ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, e il peccato fu creder speciale una storia normale”.

Ed è proprio così, questi due sognatori hanno trasformato qualcosa di normale, un festival musicale, in qualcosa di straordinario per un anno hanno unito tutti, ma proprio tutti, attorno allo slogan RisorgiMarche, poi hanno subito il crescente dolore di una terra ferita che continua a sanguinare, anche se per fortuna non a tremare. Su Marcorè e Tofoni hanno cominciato a crescere le zavorre, quei sacchi pieni di aspettative verso la politica e le istituzioni che mai avrebbero dovuto essere caricati su quella mongolfiera che vola alta e serena che è la musica.

Eppure, hanno continuato. Quasi noncuranti, trasformando critiche ingiuste in determinazione, spinti da chi crede che RisorgiMarche sia davvero un veicolo promozionale, sia davvero un modo per dire a chi è ancora senza casa, ma ha una casetta, che non è solo. Faticoso però pensare e strutturare un festival che vive di amicizia, quella di Neri con gli artisti, e anche risorse, perché se Mengoni viene gratis lo staff giustamente lavora e va pagato, quando viene meno quel sentiment positivo, quell’essere tutti della stessa famiglia.

Nessuno sa se la magica coppia che ha il Fermano nel dna e le Marche nel cuore la prossima estate calcherà ancora i prati dei Sibillini, cambiando magari ancora la formula, quest’anno arricchita dai concerti nei borghi. Una formula che però deve riflettere sul fatto che ha messo in difficoltà quasi tutti gli spettacoli, musicali a pagamento organizzati nel sud delle Marche, dallo Sferisterio a villa Vitali passando per San Benedetto.

Nessuno lo sa cosa accadrà, ma di certo una cosa la sanno tutti: le case non le ricostruiscono le canzoni, ma le note possono dare molto più di quel che si pensi. Se poi vengono accompagnate, come per Capossela, da una decina di stand di birre locali, ecco che il tangibile di cui tutti parlano è palese: migliaia di litri di birra venduti e centinaia di migliaia di euro incassati.

Non basta? Non è Marcorè che deve fare i picchetti sotto il Parlamento o la Regione. Ma è Marcorè che parlando con tv e giornali nazionali - magari se si rapportasse anche con i locali il progetto avrebbe avuto un ritorno mediatico maggiore - potrà dire ‘Pievetorina è piena di macerie, Arquata vuole rinascere, Montefortino è ferita ma ci crede, Ussita merita di più’. Non è poco. E se davvero RisorgiMarche si fermerà in tanti lo capiranno. E sarà troppo tardi. 

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali