Editoriali

Quale turismo vogliamo?

rafbasket fondino

Immersi nella voglia, desiderio, impegno di ripresa delle aree interne, che sta arrivando, spesso si dimentica che la massa dei turisti gravita sula costa. E allora, bisogna porsi una domanda: cosa offrono le città a chi arriva?

A questo potranno, pian piano, dare risposte i due enti che si vanno consolidando sul territorio: Marcafermana e il Distretto turistico. Ma la rete e i progetti hanno tempi più lunghi di quelli del turista, che invece chiede servizi immediati.

Il primo punto è che non è chiaro a chi si rivolge il Fermano. Ci si riempie la bocca della parola ‘famiglie’ ma poi ci si rende conto che le risposte per questo target non sono poi così tante. Pensiamo ai ristoranti. Quanti hanno al loro interno giochi, baby parking e via dicendo? Pochi, pochissimi, qualche chalet sulla spiaggia o locali in collina, ma poco altro. E quanti fanno menu mirati per le famiglie, andando incontro da un punto di vista economico?

“Ma noi parliamo agli stranieri” dice qualcun altro. Bene, provate ad ascoltare le conversazioni tra camerieri, ma anche commessi, con chi non parla italiano. E provate invece a fare un giro in Romagna o sui laghi della Lombardia che stanno diventando anche per questo il cuore dei viaggi di chi arriva da Francia e Germania.

Siamo certi di essere pronti a un turismo per famiglie? E soprattutto, sono le famiglie che spostano dal lato economico la situazione. In altre parti hanno già capito che è il pensionato, l’anziano, soprattutto straniero, che spende. Solo che chiede servizi completi. Chiede che se scende dal treno lo si prenda e gli si permetta di raggiungere ogni angolo della provincia, outlet inclusi come ricordano i vertici del distretto turistico. Insomma, chiede quel che Marca in bus fa ma lo vuole strutturato. E su questo, tolto NeroServizi, siamo davvero lontani. Regione e Governo non lo devono mai dimenticare.

Infine, lo shopping. Passeggiare per Porto San Giorgio - presa come emblema perché la più dotata a livello commerciale - la sera con i negozi tutti chiusi in piena estate è desolante. E su questo, parliamo chiaro, l’amministrazione non ha alcuna responsabilità. Se le zone pedonali, i ristoranti pieni, i turisti che cercano un po’ di fresco in strada non convincono i commercianti ad alzare le serrande, c’è poco da fare. E allora poi non stupiamoci che i centri commerciali siano pieni e lo sia anche Civitanova. La gente va anche dove può comprare. Il window shopping, come chiamano gli inglesi il passeggiare davanti a vetrine spente, piace per una sera, poi rattrista.

Insomma che turismo vogliamo? Almeno Fermo comincia a capirlo, investe in cultura, musei, mostre (dovrebbe credere in più nell’essere Learning City dell’Unesco) e buon cibo avendo capito che la sfida commerciale è persa in partenza. A meno che improvvisamente non si sblocchi l’Helios e Zara, H&M o altri brand non lo riempiano.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali